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Vicenda dei migranti, il ruolo degli educatori. Quale il rischio emulativo tra i giovani?

di redazione

Alessandro Prisciandaro presidente APEI – Ci sono aspetti relativi all’educazione informale che come educatori non possiamo ignorare. Si educa soprattutto con l’esempio e la triste vicenda dei migranti fermi a Catania sulla motovedetta della Guardia Costiera Diciotti, ne è un nefasto esempio.

Decenni di educazione all’accoglienza, al rispetto dell’uomo e della sua dignità rischiano di essere cancellati in pochi giorni.  Invitiamo i politici a non dimenticare mai che con le loro azioni educano molto più che con le parole.

Pensiamo alle negative ripercussioni emulative nelle classi, nei quartieri, nei luoghi di ritrovo dei giovani, frutto di un’educazione ricevuta che invita ai respingimenti, al rimandare “a casa loro” i migranti piuttosto che a soccorrerli e ad accoglierli.  Come educatori e pedagogisti siamo in prima linea per l’educazione e  l’integrazione nel tessuto sociale di decine di migliaia di minori stranieri non accompagnati che con impegno e dedizione apprendono la nostra difficilissima lingua, gli usi ed i costumi occidentali tanto diversi dai loro.

Vogliamo e dobbiamo continuare a svolgere la nostra attività in una nazione forte per la sua capacità di educare ad un modello democratico di accoglienza generosa e di ospitalità rispettosa del valore della dignità umana e del diritto internazionale, come è nella nostra tradizione, guidati dai modelli pedagogici di don L. Milani, don L. Ciotti, D. Dolci, don Puglisi, M. Montessori ed altri che hanno sempre accolto il diverso come ricchezza e occasione di rinascita culturale ed economica.

Pur non entrando nel merito delle scelte politiche e di valenza internazionale che motivano le scelte del Governo, non possiamo rimanere in silenzio davanti ai risvolti educativi assolutamente incoerenti e contraddittori con le politiche educative dettate dal nostro paese.

Il nostro invito al Governo, anche per l’enorme visibilità mediatica della motovedetta Diciotti della Guardia Costiera, é quello di cercare nuove e diverse strategie politiche, più diplomatiche e meno diseducative, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati.

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