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Velardo (psicologa): Insegnare è usurante; fare squadra con i colleghi

di redazione

Si fa presto a dire insegnare. L’insegnamento è un’arte, prima ancora che un lavoro (usurante) e i risultati migliori si ottengono con un lavoro di squadra.

E’ questa la riflessione principe di Giuseppina Velardo, psicologa e psicoterapeuta, che ha scritto un articolo su Fuoritestata.it, il giornale di psicologia che guarda la realtà da un altro punto di vista.

I tempi sono cambiati

E’ proprio un altro punto di vista quello che propone l’autrice. Prendendo spunto dai tanti casi di bullismo da parte degli alunni contro i docenti e dagli altrettanto numerosi casi di aggressione ad opera dei genitori, Velardo non si limita a notare come sia stata ribaltata la situazione degli insegnanti che da protagonisti di rilievo sociale sono diventati comprimari bistrattati e irrilevanti; Velardi si concentra sul nuovo tipo di rapporto che si deve instaurare fra il docente e l’alunno che spesso è sempre più distratto e demotivato.

Insegnare a una classe di studenti volenterosi e diligenti è alla portata di tutti o quasi; la vera sfida del docente è invece riuscire a capire qual è la relazione più adatta per attirare l’attenzione dei giovani ed entrare in sintonia con loro.

La strategia vincente

Secondo la psicologa questo schema docente-alunno se è ben applicato e interpretato è vincente, ma fa diventare il lavoro dell’insegnamento particolarmente  usurante. E tira in ballo l’importanza della collegialità proprio per far fronte alle fatiche dell’insegnamento. “Quello dell’insegnante – scrive Giuseppina Velardo –  può diventare un lavoro molto usurante, come ogni lavoro di relazione che implica il mettersi costantemente in discussione: un lavoro complicato che non si deve affrontare da soli. Il docente che tiene una lezione fa parte di un gruppo, di una squadra, e in una squadra ci si aiuta, nessuno viene lasciato indietro. In un consiglio di classe c’è sicuramente un membro più debole, magari inesperto o spaventato, ma ci sono anche colleghi più sicuri che possono supportarlo, facendo squadra; e questo va a vantaggio non solo dell’insegnante, ma anche degli studenti“.

 

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