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Valutiamo il percorso di apprendimento dei nostri studenti. Lettera

Inviato da Alessandro Parmigiani ed Elena Bruneri – Carissimi colleghi docenti, dirigenti, egregio Ministro e suoi collaboratori, ci permettiamo una piccola riflessione sulla nostra scuola, che tanto amiamo.

È stato anche per la scuola un periodo davvero anomalo. La scuola è, prima di tutto relazione, è per sua intima natura “comunità educante”; in questo tempo di didattica a distanza, queste due caratteristiche che costituiscono la missione e la vera essenza della scuola sono, ovviamente venute a mancare. Quindi potremmo affermare, senza sbagliare, che la scuola non è stata vera scuola, ma un surrogato di essa. Eppure… eppure ci è stato chiesto, come se fossimo in una situazione di tranquilla normalità di valutare, con questi numeri asettici che, spesso, non esplicitano nulla di quello che è il percorso individuale del singolo alunno. Ci sono state anche date indicazioni circa eventuali bocciature.

Possiamo affermare che, nel nostro ambiente, spesso arrivano indicazioni calate dall’alto, che sembrano così distanti dalla quotidianità vissuta all’interno delle nostre scuole, quindi ci siamo ahimè, un po’ abituati. La cosa che però ci ha rattristati è stata, da parte di molti docenti, la corsa a tutti i costi al voto numerico. Questa brutta esperienza, avrebbe potuto portare una grande conquista per la scuola: liberarci dei voti! Invece, pare proprio che, la nostra categoria, senza lo spauracchio del voto, senza quelle lunghissime ed elaborate griglie valutative, nelle quali catalogare tutti nel medesimo modo, non riesca a stare in piedi. E sembra pure che senza la minaccia del 4 o del 5, o dell’eventuale bocciatura, non ci si senta pienamente realizzati. Fortunatamente non è per tutti così! Non stiamo dicendo che non vada valutato il percorso, ma ci sono molti modi di valutare e non solo l’asettico numero. Ma forse il numero è più comodo, necessita di meno lavoro e anche di meno relazione con l’alunno.

Da sempre si sogna una scuola senza voti, che punti invece a suscitare nel ragazzo l’interesse ad apprendere e a studiare per la sua crescita umana e culturale. Invece ogni volta sembra davvero che il voto sia l’essenza della scuola e del percorso dell’alunno. Poi si leggono articoli di psicopedagogisti e si frequentano corsi di aggiornamento qualificati nei quali viene ricordato che il voto non è tutto, che il voto non è importante, che va guardato il percorso individuale e non il voto. E quando si è sul campo la prima cosa che viene chiesta è valutare con un numero, è incasellare i ragazzi attraverso delle crocette, è inserire i percorsi individuali all’interno di tabelle che tutto hanno fuorché l’attenzione al percorso individuale. Il risultato è che si hanno i ragazzi e le famiglie che fanno la gara a chi prende un voto maggiore, che sono pronti a criticare i docenti perché a loro parere ci sono delle ingiustizie, che si confrontano continuamente sul voto. Così come abbiamo gli alunni dalla primaria alla secondaria che, indistintamente, quando viene loro consegnato un lavoro, non guardano dove hanno sbagliato, dove sono stati lacunosi, dove dovrebbero migliorare, ma vanno subito in fondo a guardare quel numero che, se risponde alle loro aspettative, fa mettere via il compito senza nemmeno porsi nessuna domanda.

Stiamo parlando di utilizzare davvero una valutazione formativa che ha lo scopo di aiutare lo studente a formare la propria conoscenza o, per il docente, a formare e riadattare in itinere un determinato percorso didattico. Nella valutazione formativa che diventa valutazione autentica, la valutazione non è l’ultimo passo del processo ma il primo passo: i docenti non valutano il prodotto ma il percorso, il processo di apprendimento. Se l’alunno non è informato su cosa ha sbagliato, sul perché ha sbagliato la valutazione si trasforma in una semplice “sanzione” che non ha nulla a che fare con la didattica in qualsiasi forma venga esercitata. La valutazione ha sempre anche un ruolo di valorizzazione e di indicazione su quale sia la modalità migliore di procedere, di responsabilizzazione di uno studente, a maggior ragione in questa particolare situazione.

Stiamo dicendo ai nostri ragazzi che concludono un ciclo di preparare bene l’elaborato che coronerà il loro ciclo di studi, indipendentemente da come verrà valutato; di lavorare per loro stessi, cercando di essere pienamente soddisfatti di quanto si sta producendo, perché solo così sarà un successo e ne andranno fieri. Di scegliere un argomento di loro interesse e di provare a studiarlo da tutte le angolature possibili, perché partendo da qualcosa della quale si è appassionati si potrà percepire la bellezza di studiare, di comprendere a fondo, di cogliere quanto è bello conoscere.

Speriamo che davvero ci sia una nuova stagione anche per la scuola, che metta al centro la crescita della persona in quanto cittadino di domani e non i programmi, che ricordiamo non esistono più dal 2012, e non i voti da 4 a 10 che dicono tutto e niente di un percorso. Una scuola che veda i suoi ragazzi come piantine da far crescere e alle quali dare ossigeno e non come vasi da riempire di contenuti finché debordano e non riusciranno a contenere nulla. Quando ogni ragazzo uscirà da ogni scuola affermando che ha avuto docenti che lo hanno accompagnato nel percorso di crescita a 360° e che lo hanno compreso nella sua essenza, che lo hanno valorizzato per quello che è pur mantenendo la giusta autorevolezza, saremo sulla strada giusta. Ma, guardando e ascoltando molte esternazioni in questi tempi, ci viene da affermare che siamo ancora molto, ma molto indietro.

Seguono 153 firme di docenti e genitori

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