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Tutelare la seconda lingua comunitaria, DS rispettino normativa. Lettera

di redazione

inviata da Anna Lorella di Campli – A tutela della Seconda lingua Comunitaria, noi insegnanti di Lingua Francese chiediamo innanzitutto che venga rispettata dai Ds la normativa

(l’art. 14, comma 2 del DPR 81/2009, ribadito dalle successive Note Minist.), che tutela la cattedra della prima Lingua Comunitaria istituita nella scuola, indipendentemente dalle scelte dei genitori, che non possono essere prese in considerazione se recano danno alle cattedre in organico.

E d’altra parte se fosse determinante il criterio della scelta avremmo cattedre di Seconda Lingua Com. ballerine, come appunto sta succedendo, e dunque sarebbero lesi i nostri diritti, si creerebbe una situazione di precarietà e di disparità rispetto alle cattedre di altre discipline.

Non è questione di importanza della lingua più parlata nel mondo o di un Paese che ha una influenza mondiale, universale, storica o culturale, sociale o planetaria, non è questione di proiettarsi nel futuro e di immaginare quanti interlocutori ci saranno nel mondo, il nocciolo della questione va affrontato alla luce della normativa vigente, attraverso cui il legislatore ha voluto salvaguardare le cattedre delle titolari di seconda lingua comunitaria, introducendo appunto l’art.14 del DPR n.81 del 2009 che è chiarissimo sull’argomento.

Le cattedre dei titolari di seconda lingua comunitaria vanno salvaguardate dall’attivazione di classi che rischiano di minarne la titolarità; fatta salva questa cosa è possibile attivare qualsiasi lingua senza discriminazione.

Le richieste delle famiglie non hanno nessun valore cogente proprio perché non possono derogare a quanto previsto, chiaramente, dalla legge.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e come tale il lavoro delle persone, quando ce l’hanno, va salvaguardato, al pari del posto dei dirigenti scolastici e di tutti gli insegnanti di lingue del mondo,  compreso l’etrusco, l’arabo-fenicio, l’egiziano e via dicendo. Ognuno ha diritto alla tutela del proprio posto di lavoro.

Intervento di Katjuscia Pitino

In aggiunta a quanto scritto dalla collega Anna Lorella Di Campli sulla seconda lingua comunitaria vorrei sottolineare:

non è questione di importanza della lingua più parlata nel mondo o di un Paese che ha una influenza mondiale, universale, storica o culturale, sociale o planetaria, non è questione di proiettarsi nel futuro e di immaginare quanti interlocutori ci saranno nel mondo, il nocciolo della questione va affrontato alla luce della normativa vigente, attraverso cui il legislatore ha voluto salvaguardare le cattedre delle titolari di seconda lingua comunitaria, introducendo appunto l’art.14 del DPR n.81 del 2009 che è chiarissimo sull’argomento.

Le cattedre dei titolari di seconda lingua comunitaria vanno salvaguardate dall’attivazione di classi che rischiano di minarne la titolarità; fatta salva questa cosa è possibile attivare qualsiasi lingua senza discriminazione.

Le richieste delle famiglie non hanno nessun valore cogente proprio perché non possono derogare a quanto previsto, chiaramente, dalla legge.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e come tale il lavoro delle persone, quando ce l’hanno, va salvaguardato, al pari del posto dei dirigenti scolastici e di tutti gli insegnanti di lingue del mondo, compreso l’etrusco, l’arabo-fenicio, l’egiziano e via dicendo. Ognuno ha diritto alla tutela del proprio posto di lavoro.

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