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Tempo pieno necessario al Sud, insegnanti devono far rifiorire la loro terra

di redazione

inviato da Anna Dorotea Privitera – Poter lavorare in una scuola a tempo pieno nella città di Palermo è decisamente un’esperienza da condividere con colleghi e famiglie.

Le attuali politiche, inseguite dallo spettro dell’economia globalizzata e finalizzate ai mercati, non volgono particolare attenzione alla sua attuazione nelle Regioni del Meridione, rimanendo, così, circoscritto a poche isole felici.

Pare doveroso che un’insegnate esiliata 107, ma attualmente in assegnazione provvisoria per gravi motivi familiari, racconti del suo operato in un contesto degradato e geograficamente corrispondente alla sua terra, a cui può apportare ricchezza educativa e di Saperi.

Privare le regioni del Sud del materiale umano arricchente è un saccheggio e tale pensiero si consolida quando i docenti vengono spediti in posti assurdi del Nord, per rispondere a una logica di ottimizzazione della spesa pubblica e di assenza di insegnanti in loco.

Il tempo pieno è stato richiesto più e più volte dai Comitati Uniti, perché rappresenta un collante tra Scuola e Territorio, laddove vi è l’assenza delle agenzie esterne o quest’ultime da sole non possono sopperire ai bisogni di categorie di svantaggiati che ne beneficierebbero.

Di seguito, pertanto, la lettera aperta della collega Mariella Bongiorno di Scuola Primaria:

Sono una docente palermitana, assunta con la legge 107, con sede di titolarità a Monza. Quest’ anno sono rientrata a Palermo in assegnazione provvisoria; mi ritengo una delle poche fortunate, visto che con la ridicola percentuale del 30%, nuovamente riproposta col contratto ponte, a casa non si torna. Per assurdo l’ unica speranza per molte di noi è riuscire ad ottenere l’ assegnazione provvisoria.

Da settembre lavoro in una scuola a tempo pieno, una delle poche della mia città, dichiarata area a rischio. L’ I.C si trova in una delle zone più disagiate del capoluogo, il quartiere denominato S. P., che vive in grandi difficoltà economici, nonché culturali e sociali. La scuola è frequentata da tanti stranieri e non è sempre facile poter interloquire con loro. Per i bambini vengono organizzati laboratori, attività ludico-ricreative e corsi strutturati affinché non rimangono a gironzolare fuori da ogni controllo.

Ritengo importante il tempo pieno e posso affermare che la mia esperienza non solo mi ha fortificata, ma mi ha fatto prendere coscienza di quanto possa essere utile e necessario garantire ai bambini più tempo scuola. Solo così si può assicurare e garantire il diritto allo studio ed evitare la dispersione scolastica; ma, soprattutto,
è necessario creare un ambiente accogliente e idoneo corrispondente alle esigenze dei nostri alunni, che saranno i futuri uomini del domani.

E’ mia convinzione che noi, insegnanti del sud, siamo il vero tessuto sociale della Sicilia, che sta coltivando i figli del Nord, a discapito dei nostri, spogliando così il territorio, già impoverito, di personale specializzato e volenteroso a far rifiorire la propria terra.

L’insegnamento è un mestiere che si pratica col cuore; esso deve favorire la crescita personale degli alunni e degli studenti e quella professionale ed interiore degli insegnanti.

Per questo motivo ho voluto raccontare la mia storia, affinché si sappia che lavorare in un contesto che mette al centro gli alunni e i loro bisogni, è il preludio di una società sana e contestualizzata e che offre ad ogni figlio e figlia del Meridione la possibilità di riscattarsi socialmente, culturalmente e lavorativamente.

Mariella Bongiorno
Nonsisvuotailsud

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