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Tempi di programmazione o … di progettazione

Prof.ssa Filomena Castaldo  – Per i docenti sono questi i tempi di organizzazione del lavoro annuale, dopo aver esaminato i bisogni formativi degli alunni con osservazioni e prove di ingresso e proceduto alle prime rilevazioni, stante il periodo di “accoglienza”, per la individuazione di alunni con BES.

La natura del docente italiano, tuttavia, sembra avere un’impronta tafazziana, non si scappa da qui. E’un maestro nel complicarsi la vita e nel farsela complicare al punto da rasentare l’assurdo.

Girano sul web, e vengono considerate modelli da emulare, per non dire scopiazzare, innumerevoli Programmazioni dipartimentali, florilegi dello scibile di 150 pagine e passa, che sembrano racchiudere l’agire del docente e sono pubblicate con tanto di vanto sui siti delle scuole nonché promosse come l’avant garde di scuole che invece faticano a concretizzare la didattica per competenze, confusa in un’ibrida programmazione di matrice morattiana ancora non cancellata. Che senso hanno questi zibaldoni?

Già….La domanda, che certamente susciterà in molti colleghi che giustamente “hanno buttato il sangue” a compilare pagine e pagine relative a competenze, conoscenze e abilità, profili e quanto altro di dubbia utilità e che nessuno, neanche i genitori leggeranno mai, sorge più che spontanea e la risposta è quanto mai risibile a chi usa il cervello come organo pensante e attivo e riflette sul senso delle procedure da mettere in atto al fine di interloquire efficacemente con tutti gli attori della scuola che, invece, sembrano scomparire sepolti sotto una mole di documenti incomprensibili e criptici persino a chi si occupa di scuola e didattica anche sul piano teorico.

Già…Le Linee Guida per le Superiori di secondo grado (sia del 2010 sia del 2012) come le Indicazioni Nazionali per il primo ciclo (2012) sono la Bibbia, la verità rivelata, il vademecum per quel docente che le ha lette e per la scuola che le ha come viatico.

Contengono quanto serve per costellare il lavoro individuale del docente e del Consiglio di classe, per nutrire l’azione e le metodologie in classe nonchè raggiungere quelle competenze, o traguardi di sviluppo se parliamo del primo ciclo, che, accertate, definiscono il profilo finale dello studente.

E allora perché produrre carte su carte, parole e paroloni con cui rendere sempre più difficoltosa e lontana la comunicazione con i diretti interessati del processo formativo: gli alunni?

La traduzione delle Linee Guida, ad esempio, deve passare direttamente nella prassi del team docente che elaborerà Unità di apprendimento (e per favore, semplicemente, chiamiamole così!) che hanno una natura di per sé interdisciplinare per restituire quel senso di unitarietà del sapere.

Ovvio che l’organizzazione interna della scuola definirà alcuni passaggi di rito. Perché però tanti filtri inutili?

Tanti documenti che allontanano l’attenzione da ciò che, invece, deve essere l’oggetto per eccellenza della formazione: gli alunni.

Un profilerare di pagine e pagine… E’ così difficile essere essenziali, economici, chiari, leggeri, centrati sull’agire didattico a partire da quelle competenze e compiti grazie ai quali si individueranno, poi, quei percorsi formativi basati da un lato sui bisogni reali degli studenti e dall’altro sugli OSA (che sono conoscenze e abilità).

Invenzioni ed elucubrazioni mentali, loop intellettualoidi che complicano solo l’esistenza di docenti sempre più incorporei. Una scuola centrata sull’essenziale è così difficile? Sì…Ci vuole tanto studio per “togliere” quanto è superfluo. I have a dream.

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