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Telecamere, docenti concordi “genitori vedrebbero comportamento figli”. Chi interpreta immagini?

di Vittorio Lodolo D'Oria

Un nuovo anno scolastico sta per cominciare ma la questione “telecamere sì, telecamere no” è lungi dall’essere dipanata.

Da un sondaggio tra insegnanti follower della pagina www.facebook.com/vittoriolodolo, l’80% di coloro che si esprimono si dichiara favorevole all’installazione, soprattutto perché “i genitori vedrebbero finalmente coi loro occhi come si comportano i loro figli a scuola”. Il restante 20% si dice invece contrario perché la lettura delle immagini da parte di non addetti ai lavori potrebbe essere fuorviante se non addirittura mal interpretata o, nei casi peggiori manipolata grazie a facili decontestualizzazioni. La querelle pertanto si sposta sulla vera essenza del problema che sembra essere rappresentata dalla decrittazione delle immagini piuttosto che dalla tecnologia stessa.

Sulla scia di questo dibattito abbiamo pertanto voluto analizzare a fondo il rapporto maestra-alunni per comprenderne meglio la natura e cercare di capire se la sbobinatura delle immagini possa essere operata da un qualsiasi agente/inquirente consentendogli la facoltà di: interpretare le immagini; decontestualizzarle in brevissimi frammenti o trailer; sottoporle, così rielaborate, ai giudici di turno che hanno avviato le indagini per presunti maltrattamenti. Effettuando semplici, ma indispensabili, constatazioni saremo in grado di domandarci se la tipologia di rapporto insegnante-alunno è banale e spontanea, piuttosto che complessa e articolata. Ci si potrà porre infine, con cognizione di causa, le tre domande-chiave su coloro cui affidare la lettura delle videoregistrazioni per avere una veritiera rappresentazione della realtà.

Peculiarità del rapporto maestra-alunno e conseguenti domande:

    1. E’ professionale e necessita di cognizioni educativo-formativo-pedagogiche
    2. E’ intimo/stretto/protratto/quotidiano/coinvolgente/unico con la medesima utenza
    3. E’ asimmetrico per sua natura
    4. E’ intergenerazionale
    5. E’ individuale
    6. E’ anche esclusivo
    7. E’ di gruppo-classe
    8. E’ influenzato dalle diverse abitudini educative/familiari degli alunni
    9. E’ condizionato dal fatto che ciascun bimbo ha una diversa velocità di maturazione
    10. E’ influenzato dai rapporti coi genitori degli alunni (specie se figli unici)
    11. E’ condizionato dalle imprevedibili dinamiche di classe
    12. E’ tanto più “fisico” quanto minore è l’età del discente(scuola infanzia vs. superiori)
    13. E’ da armonizzare tenendo conto del carattere/temperamento/indole degli alunni
    14. E’ da modulare tenendo conto delle diverse etnie, religioni, condizioni sociali…
    15. E’ influenzato e complicato dalla presenza di alunni disabili, BES, DSA etc e sostegni
    16. E’ da gestire in sintonia con colleghe, ATA, secondo disposizioni del dirigente
    17. E’ potenziato dall’esperienza acquisita negli anni di servizio

E’ pertanto un rapporto altamente complesso?

E’ facilmente decodificabile da un qualunque individuo non addetto ai lavori?

E’ interamente decrittabile attraverso trailer decontestualizzati e trascrizioni fantasy?

Ora dovrebbe essere più semplice rispondere alle ultime tre domande. Ogni insegnante instaura infatti una relazione individuale, unica e irripetibile con ciascun alunno perché tiene conto delle personalità dei singoli. La classe è pertanto come un insieme di innumerevoli equazioni a più incognite che chiedono di essere professionalmente e “amabilmente” risolte nell’ambito del “sistema classe”. Si tratta, in sintesi, di un rapporto relazionale ad altissima complessità. Può dunque, un qualsiasi “non addetto ai lavori” leggere, interpretare, comprendere, trascrivere infine sottoporre a un giudice la vera essenza della relazione medesima? Ci troviamo invece ad assistere a processi in cui il giudice dichiara inammissibile, a priori, una perizia educativo-pedagogico-medica ancora prima di leggerla. Si tratta di fatti che, purtroppo, accadono continuamente di fronte all’inconsapevole silenzio di tutti. D’altronde si sa che un’opinione pubblica forcaiola, ama la caccia alle streghe, i processi sommari, la gogna mediatica e l’accensione di roghi. Questo è però un sistema che, oltre a fare vittime innocenti, getta discredito sull’intera categoria professionale e sulla scuola statale, nel silenzio assordante di istituzioni e sindacati.

Se infine ci è lecito dare un suggerimento a chi di dovere, si risparmino i soldi per l’installazione delle telecamere, se prima non si sono individuati gli appositi esperti per l’interpretazione delle immagini, e si restituisca al dirigente scolastico la supervisione sull’incolumità degli alunni.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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