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Suor Alfieri: le scuole non statali inaccessibili ai bimbi poveri

di redazione

Le scuole non statali sono troppo costose per i bambini poveri. Alle loro famiglie non è dato di scegliere il sistema educativo ritenuto migliore.

Ad affermarlo è Suor Anna Monia Alfieri con un articolo pubblicato su Tempi.it dove sostiene che la scuola pubblica paritaria ha un costo troppo alto per le tasche dei poveri che devono pagare le tasse allo stato e la retta per la scuola.

Che cosa scrive la Suora

La questione ruota tutto sull’aggettivo pubblico e a sostegno della sua teoria porta l’esempio della sanità.

Nell’articolo, Suor Anna Monia scrive: “L’Ospedale San Raffaele è pubblico, ma non è statale. Il cittadino paga un ticket e si cura dove vuole. Ma il cittadino povero non può scegliere dove educare il proprio figlio“. Il concetto è preceduto dalla premessa che “La legge 62/2000 afferma giustamente che il sistema scolastico italiano è costituito da scuole pubbliche statali e da scuole pubbliche paritarie, perché pubblico non è sinonimo di statale“.

La comparazione europea

Lo sguardo della Suora si indirizza verso l’estero per una comparazione europea del sistema scolastico nella ripartizione fra statale e paritario. Solo la Grecia si troverebbe nelle condizioni analoghe a quelle italiane, mentre la Francia, laicissima, paga gli insegnanti delle scuole paritarie come quelli delle scuole statali. E, grazie ai finanziamenti ricevuti anche dalle amministrazioni locali, le rette sono bassissime. Secondo la Suora sarebbe vincente anche il rapporto fra costo e beneficio.

Il passaggio chiave

Il succo del discorso è rappresentato da questo passaggio: “In Italia: ogni studente della scuola pubblica statale riceve (cioè costa al contribuente) circa 7.000,00 euro all’anno; lo studente della scuola pubblica paritaria primaria riceve circa euro 450,00. Quello della pubblica paritaria secondaria di I e II grado costa al contribuente statale 50,00 euro all’anno: si potrebbero devolvere alle opere buone dello Stato. Si tratta in tutto di un milione di studenti: quanto costerebbero se defluissero tutti nella sola scuola pubblica statale? Sette miliardi di euro all’anno. In uno Stato totalitario. Legittima domanda: ma tutti quei soldi spesi per la scuola pubblica statale portano al miglioramento dell’apprendimento? Risposta: secondo i test Pisa 2015, l’Italia si colloca al 23° posto per le abilità scientifiche e al 24° posto per le abilità di lettura. Mala gestione delle risorse dello Stato, dunque, a spese del contribuente. La mancanza di libertà e di confronto, e quindi il regime di monopolio nella cultura – e nell’educazione -, non pagano mai“.

La  soluzione

Tutto il ragionamento porta a una conclusione: andrebbe considerato un costo standard ad alunno sulla base del quale la famiglia dovrebbe ricevere un voucher da spendere nella scuola ritenuta più adatta alla formazione del proprio figlio. A prescindere dal fatto che si tratti di statale o paritaria.

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