Scuola digitale: l’informatizzazione deve partire dai docenti

di Patrizia Del Pidio

Si parla tanto di rivoluzione digitale nelle scuole, di digitalizzazione, di scuola 2.0, ma per effettuare una tale innovazione all’interno della scuola italiana si deve fondare il cambiamento sui docenti.

Si parla tanto di rivoluzione digitale nelle scuole, di digitalizzazione, di scuola 2.0, ma per effettuare una tale innovazione all’interno della scuola italiana si deve fondare il cambiamento sui docenti.

La categoria degli insegnanti, però, è quella ce ha meno conoscenza degli strumenti informatici, e la carenza di conoscenza è riscontrabile sia nei docenti di scuola superiore, sia tra quelli della scuola dell’infanzia e primaria.

Il 25% degli insegnanti italiani dichiara di non conoscere bene nessuno strumento informatico ( si è presa in esame la conoscenza dei seguenti strumenti informatici: sistemi operativi, linguaggi di programmazione, word processor, fogli elettronici, data base, progettazione assistita, navigazione in internet, realizzazione siti web, rete di trasmissione dati) mentre tra le altre figure professionali la percentuale è del 14%. Il 15% degli insegnanti che dichiara di avere una ridotta conoscenza degli strumenti informatici afferma di conoscere al massimo uno, e solo il 15% dei docenti afferma di avere una buona conoscenza di almeno 5 strumenti informatici (mentre tra le altre figure professionali la percentuale sale al 28%).




La situazione risulta ben più grave tra gli insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia tra i quali il 33% non conosce nessuno strumento informatico e il 9% ne conosce più di 5.

Sena insegnanti aggiornati non bastano pc e tablet per la digitalizzazione della scuola e a confermarlo  ci sono due istituti della Lombardia, uno a Legnano e uno a Brescia che hanno sostituito libri e quaderni con strumenti digitali.

A 3 anni dal lancio del progetto [email protected] sono soltanto due gli istituti completamente digitalizzati in Lombradia: il liceo scientifico Copernico di Brescia e l’Isis Bernocchi di Legnano. In questi due istituti che rappresentano l’isola felice della digitalizzazione delle scuole, le nuove tecnologie sono a pieno servizio della didattica: ogni professore e ogni studente ha a sua disposizione tablet o pc per lavorare in classe, ci sono lavagne elettroniche, videoproiettori, registri elettronici e reti wi fi per navigare.

Niente libri e quaderni per gli studenti di questi due istituti lombardi.

Il vicepreside del Copernico racconta che la scuola ha ricevuto un finanziamento di 250mila euro, anche se il Ministero ne aveva promessi 500mila. Anche se il finanziamento è stato più basso del previsto la scuola è riuscita  completamente a digitalizzarsi grazie all’autofinanziamento di 100 euro l’anno per ogni ragazzo da parte dei genitori. Quali sono i vantaggi della digitalizzazione? “I vantaggi? Tantissimi. Gli studenti hanno a disposizione un maggior numero di materiali per studiare. Internet è una risorsa inesauribile. Gli insegnanti, però, hanno davanti sfide nuove: devono riuscire a spiegare come scegliere sul web le fonti più autorevoli”.

Il Bernocchi di Legnano ha avuto un finanziamento di 250mila euro dal ministero e altri 200 mila euro arrivati dalla Regione grazie al progetto Generazione Web. La preside, Rosamaria Codazzi, sostiene che oggi i ragazzi non possono entrare in classe e trovare l’insegnante con il gesso in mano. Fa notare, però, che le difficoltà non sono poche poiché gli insegnanti vanno formati “Noi organizziamo corsi di aggiornamento professionale per gli insegnanti. Ma molti di loro sono diffidenti, hanno competenze digitali scarse e pensano ancora di poter tenere solamente lezioni frontali come una volta. Sta a noi presidi fare leva sui docenti più entusiasti per rinnovare completamente la didattica” afferma.

Lo stesso afferma anche Marco Busetti, provveditore di Milano, che afferma che se le scuole digitalizzate sono ancora poche è perché gli insegnanti non hanno una adeguata preparazione “I finanziamenti vanno benissimo ma non basta dotare le scuole di grandi mezzi se poi in pochi sanno come usarli. Ecco perché gli istituti tecnici, abituati ai laboratori, sono in genere più avanti dei licei. Le scuole, insomma, dovrebbero sfruttare l’autonomia e fare rete per organizzare insieme la formazione per gli insegnanti”.

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