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Sciopero scuola 2 e 3 maggio. Anief aderisce: riaprire GaE, assumere gli Ata, dare aumenti adeguati

di redazione

Anief – In attesa che si formi un nuovo Governo, resta alta la tensione tra il personale docente precario escluso dalle GaE, per via di una discutibilissima sentenza in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, come tra il personale ATA ancora non stabilizzato e tra tutti quei lavoratori della scuola che, a dieci anni dal blocco dei salari, con il nuovo contratto si sono visti riconosciti degli aumenti risibili, pari ad un terzo dell’indice Ipca ovvero del tasso di inflazione programmata registrata nello stesso periodo.

Sostenuti dal giovane sindacato Anief, docenti e Ata continuano il loro percorso di mobilitazione che non si arresterà fino a quando non saranno riaperte le Graduatorie ad esaurimento, trasformato tutto l’organico di fatto in organico di diritto, autorizzato un nuovo vero piano straordinario di 150mila assunzioni per docenti educatori ed ATA e stanziate risorse per riportare gli stipendi al costo della vita.

Pertanto, alla luce delle grave situazione in cui versa il personale scolastico, Anief aderisce alla proclamazione dello sciopero generale nel Comparto Scuola di tutto il personale docente e ATA a tempo indeterminato e determinato, atipico e precario, proclamata per il 2 e 3 maggio prossimi e già ratificata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica. La doppia giornata di sciopero fa seguito alle due giù svolte negli ultimi mesi, a partire da quella dell’8 gennaio, a cui ha fatto seguito la riuscita protesta nazionale organizzata lo scorso 23 marzo nel giorno d’insediamento delle Camere.

“A distanza di un mese dal voto elettorale delle politiche – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – non possiamo tollerare quest’impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto precisi impegni nel corso della campagna elettorale. Persino negli Stati Uniti dopo dieci anni gli insegnanti sono tornati a scioperare: 20 mila professori si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky. Gli insegnanti hanno scioperato nelle rispettive capitali, chiedendo un aumento dei salari e più fondi per l’istruzione pubblica. Gli insegnanti dell’Oklahoma rivendicano un incremento in busta paga di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi”.

“Per comprendere quanto sia alto il gap stipendiale – continua il presidente nazionale Anief – basta dire che in Italia dopo dieci anni di blocco si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro. Tra l’altro, nemmeno garantito a tutti i lavoratori, visto che per chi percepisce stipendi più bassi gli incrementi sono sicuri solo fino alla fine dell’anno attraverso il meccanismo della perequazione. In ogni caso, annualmente il rinnovo porterà in media meno di mille euro lordi. Ciò significa che mentre un insegnante italiano guadagna meno di 30 mila euro l’anno, un collega statunitense percepisce più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti e accolti con tanto di brindisi dai nostri sindacati confederali”.

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