item-thumbnail

Ripensare il sostegno, o della assoluta inutilità dei vincoli. Lettera

di redazione

Inviato da Prof.ssa Miriam Abu Eideh – Gentile Redazione, scrivo per dare un mio contributo riguardo all’annuncio del MIUR di voler abbassare l’aliquota di posti riservata al passaggio da sostegno a materia, dal 100% dei posti disponibili al 50% di essi, nella prossima mobilità.

Inizierò con un piccolo aneddoto: nel mio Ipsia si stanno avvicendando docenti di svariate discipline, per svariati problemi di tipo organizzativo legati al precariato, a tutt’oggi tutt’altro che sgominato. Questa situazione ha prodotto un susseguirsi di insegnanti che ha portato a continue pause nelle attività didattiche, ha prodotto spaesamento negli allievi, ritardi nella programmazione e così via. Questo è avvenuto, ovviamente, anche nelle mie due terze, nelle quali sono insegnante di Sostegno, e dove si sono già avvicendate due docenti di Lettere in tre mesi. Giustamente preoccupata della situazione, avendo da sempre effettuato compresenze nelle ore di Italiano e Storia, forte delle competenze in materia di didattica accumulate in tredici anni di insegnamento sia sulla disciplina che sul Sostegno, ho chiesto alla Preside di poter fare  lezione di Italiano e Storia, dietro opportuna e scrupolosissima preparazione, nell’attesa che giungesse il/la nuov* supplente di Lettere, per non far perdere ulteriore tempo ai ragazzi.
La Preside, ringraziandomi moltissimo per la proposta e per l’interesse mostrato nei confronti dei ragazzi, ha acconsentito.
Ho parlato quindi alle classi, che si sono mostrate entusiaste, nonostante si prospettasse loro la possibilità di passare alcune ore della mattina nel dolce far niente, e le lezioni sono iniziate.
A prescindere dall’enorme emozione di poter tornare a spiegare a una classe, esperienza che ritengo una delle più belle e gratificanti dell’insegnamento, ho potuto constatare quanto la didattica tragga giovamento dall’essere passati attraverso l’insegnamento del Sostegno.
Mi è venuto naturale coinvolgere i ragazzi, tutti i ragazzi, cosa che prima probabilmente non avrei fatto, o avrei fatto con più difficoltà: la ragazza oppositiva che preferisce giocare col telefono, quella che scrive lentamente e se ne vergogna, l’allievo che è in Italia da poco e ha ancora problemi con l’italiano, quello che segue un differenziato e quello che ha gli obiettivi minimi, l’alunna che proprio la storia le fa schifo.
Abbiamo riso, durante queste lezioni, abbiamo scritto un sacco di schemi, abbiamo imparato cos’è un eretico, abbiamo discusso se veramente le crociate abbiano a che fare con la fede, abbiamo perfino ipotizzato che, per vincere contro Ottone di Brunswick, Federico II abbia assordato tutti i presenti con una cover stonatissima di Like A Virgin (è seguito un balletto dimostrativo). E i ragazzi hanno risposto, e hanno risposto bene. Hanno barattato ore di gioco con delle lezioni di Storia della loro Prof di Sostegno.
Perché è potuto succedere? Forse perché io, insegnante in realtà di Scienze Umane, sono diventata improvvisamente il genio della Storia? Ovviamente no. Semplicemente, noi insegnanti di Sostegno riusciamo, spesso, dovendo purtroppo sgomitare e farci valere di fronte alla miopia di certi colleghi, a creare un rapporto bellissimo con le classi, fatto di rispetto, fiducia e collaborazione, e questo ovviamente dà i suoi frutti nella relazione educativa.
Cosa c’entra con la proposta del Miur riguardante i passaggi da sostegno a disciplina? C’entra eccome. Perché immobilizzare, sclerotizzare, ingabbiare dei docenti in un unico ruolo, quello del Sostegno, in barba alle competenze acquisite, competenze che potrebbero essere spendibili nell’insegnamento della propria disciplina, e in barba ai diritti maturati e ai desideri professionali, non è solo sconcertante, ma anche pedagogicamente miope e controproducente. Si impedisce di spendere il know how acquisito e la doppia abilitazione a dei docenti doppiamente formati, potremmo chiamarli Bis Abili, secondo una definizione non mia, e che potrebbero estendere l’inclusività e le buone pratiche acquisite con l’esperienza nel Sostegno anche ricoprendo il ruolo di insegnanti curricolari, e nel frattempo non si bandiscono corsi di specializzazione di Sostegno, preferendo chiamare insegnanti non specializzati, spesso senza esperienza sul Sostegno, a volte senza alcuna esperienza nella scuola, svilendo di fatto l’essenza stessa del Sostegno.
Non è ledendo il sacrosanto diritto dei docenti di Sostegno alla mobilità professionale che si possono risolvere gli atavici problemi dell’inclusione nella nostra scuola. In realtà tutto andrebbe ripensato: l’inclusione scolastica, la sua organizzazione, la rigida distinzione tra insegnanti curricolari e insegnanti di Sostegno, l’impossibilità, per chi lo desidera, di fare entrambe le cose, tutto va rivisto.
Occorrerebbe permettere una compenetrazione tra i due ruoli, occorrerebbe dare la possibilità agli insegnanti di Sostegno di poter insegnare anche la disciplina in cui sono specializzati, per far sì che determinate conoscenze non vengano pian piano dimenticate. A scuola occorre liberare, non ingabbiare. A scuola occorrono flessibilità, duttilità, non rigidità e burocratizzazione.
Ancora una volta, invece, si preferisce costringere alcune persone in ruoli che, magari, non desiderano più ricoprire, a discapito della libertà di insegnamento e a discapito di una vera inclusione scolastica, che passa anche dalla possibilità, per gli alunni disabili e per le classi dove essi sono inseriti, di collaborare con docenti che scelgono liberamente il ruolo che ricoprono.

Prof.ssa Miriam Abu Eideh
Insegnante di Sostegno e di Scienze Umane

Condividi: