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Rinnovo contratto, Anief: aumento 40 euro netti solo ai più fortunati, agli altri una mancia

di redazione

comunicato Anief – Niente aumenti a pioggia: dopo nove anni di stipendio fermo, arriva un aumento irrisorio, appena 85 euro lordi nella migliore delle ipotesi, che per molti rischia seriamente di diventare una mancia. È quanto si evince dalle ultime dichiarazioni della Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli: parlando oggi a Radio Capital, la Ministra ha detto che gli aumenti in busta paga per il personale della scuola “sono quelli sottoscritti dai sindacati nell’accordo del 30 novembre 2016”, quindi saranno di “85 euro medi, ma dobbiamo fare in modo di neutralizzare, per chi lo ha preso, il bonus di 80 euro”.

Il Ministro ha, inoltre, ricordato che gli aumenti non saranno a pioggia, ma si dovrà decidere il modo di distribuirli. Questo significa che l’incremento di circa 40 euro netti in busta paga, considerando che gli 85 euro medi su cui è stato sottoscritto l’accordo si rifanno al cosiddetto ‘lordo Stato’, riguarderà solo i lavoratori docenti e Ata più fortunati.

“Non interessa conoscere quali sono i parametri che, nel nuovo contratto, si andranno a definire per capire i dipendenti ‘meritevoli’ dell’intero incremento stipendiale – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – perché quel che conta è solo un punto: si stanno preavvisando centinaia di migliaia di lavoratori della scuola e dello Stato che dopo quasi un decennio di stipendio fermo riceveranno aumenti inferiori ai 40 euro. Significa che si recupererà una parte ancora più piccola del valore perso dal loro stipendio, quindi nemmeno lontanamente riusciranno a pareggiare il costo della vita che negli ultimi tempi ha sovrastato le loro buste paga di quasi il 15 per cento”.

Anief ricorda che c’è solo un modo per ottenere un reale incremento: recuperare l’indicizzazione dell’Indennità di vacanza contrattuale al 50% del costo della vita programmato dal MEF previsto dalla legge di stabilità 2009, a partire dal mese di settembre 2015. Per i docenti, come per tutti gli statali, questo comporterebbe un aumento complessivo pro-capite per il triennio 2016-2018, di 6.434 euro, che corrispondo ad oltre 20 miliardi. I quali si sommerebbero ai 14 miliardi da mettere per la dirigenza pubblica. Ma, tra le righe, la Ministra ora ci fa capire che quei soldi non ci sono. E quindi gli aumenti, già irrisori, saranno solo per alcuni.

Il problema, dice ancora Marcello Pacifico, è che “nel comparto pubblico il blocco dell’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale rende vano ogni possibile incremento reale. Una decisione che la sentenza della Corte Costituzionale dell’agosto 2015 ha però contestato. E siccome quel contratto è stato sbloccato, anche l’indicizzazione dell’Indennità di vacanza contrattuale doveva essere sbloccata. L’obiettivo del nostro sindacato è rivolgersi quindi al tribunale. A cui si chiederà, forti dell’espressione della Consulta, di recuperare il 7 per cento dello stipendio degli ultimi 26 mesi, come già confermato dalla stessa Corte Costituzionale”.

Il giovane sindacato invita quindi docenti e Ata della scuola ad inviare una specifica diffida in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci nuovamente sullo sblocco dell’indice dell’IVC. Il contratto può non essere firmato in attesa che il Governo trovi i soldi, ma l’articolo 36 della Costituzione impone un adeguamento parziale degli stipendi all’aumento dell’inflazione programmata e reale. Per pre-aderire al ricorso, basta andare sul seguente link.

Tabella incrementi attuabili presentando il ricorso con Anief:

12 ottobre 2017

Ufficio Stampa Anief

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