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Quando fare l’insegnante di sostegno è una passione vera. La storia di Silvia

di Elisabetta Tonni

C’è chi il sostegno lo sceglie per avere più possibilità nelle richieste di trasferimento e chi invece lo sceglie per passione; una passione che può essere scoperta anche per caso. 

E’ quanto successo a Silvia, una docente che affianca i ragazzi con difficoltà, che ha raccontato la sua storia al sito Corriere.it.

Quarantuno anni (l’età di una donna non sempre si svela, ma in questo caso fa onore); avrebbe potuto insegnare una materia tradizionale, per esempio quella per cui si era abilitata. Quando si è trovata però a fare le sue prime esperienze con i ragazzi speciali, si è accorta che quella era la sua strada.

Gli alunni le donano quell’emozione speciale che hanno solo loro e lei non intende più modificare il suo percorso professionale. Per lei è una sfida riuscire a interagire con i suoi alunni, anche quando mostrano il lato più difficile durante i ‘giorni no’ che capitano a tutti gli esseri umani.

Come racconta al Corriere, se mollasse, le sembrerebbe di tradire le tante famiglie che contano su di lei. Passione e impegno non bastano a modificare la situazione di precarietà dei docenti in cui anche lei si ritrova.

Il suo contratto terminerà a fine anno scolastico. Questo vale per lei e per altri 40.000 insegnanti. A lei personalmente interesserebbe poco: il suo cruccio è nell’interruzione didattica di cui i ragazzi particolari soffrono più degli altri.

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