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“Presunti maltrattamenti”: quando la comunità reagisce

di Vittorio Lodolo D'Oria

In un paese della Sicilia è stato promosso un appello alle istituzioni, da parte di un comitato di cittadini, per risolvere una situazione paradossale venutasi a creare dopo i provvedimenti assunti dalla giustizia.

Un intero team di quattro maestre era stato inaspettatamente indagato e sospeso dal servizio per presunte violenze ai danni dei propri alunni. Le ricadute della vicenda si rendevano da subito evidenti sugli stessi bambini fino a divenire, col trascorrere dei mesi, insostenibili per i loro genitori e larga parte della comunità. Da qui la richiesta al MIUR di intervenire al fine di garantire a tutte le famiglie una normale ripresa del nuovo anno scolastico. Da questo episodio giunge a tutti noi un incoraggiante messaggio di speranza grazie alla comunità che viene in soccorso delle due agenzie educative (scuola e famiglia) in evidente difficoltà.

La vicenda

Una giovane insegnante di sostegno, approdata da pochi mesi in una Scuola dell’Infanzia, aveva realizzato e consegnato alla dirigente scolastica un dossier di accuse ai danni delle sue quattro colleghe storiche della sezione, tutte con età intorno ai 60 e anzianità di servizio sui 35. La preside, pur avendo eseguito accertamenti interni che non avevano ottenuto alcun riscontro, aveva prestato ascolto alla giovane maestra di sostegno e si era recata all’Autorità Giudiziaria per sporgere denuncia consegnando il dossier accusatorio. Venivano eseguite per oltre un mese delle indagini con l’ausilio delle videointercettazioni e la vicenda si concludeva con gli arresti domiciliari e la sospensione dal servizio delle quattro maestre per un anno.

Fin qui i semplici fatti, ma cosa è accaduto intanto ai bambini che si sono visti portare via le loro maestre e sono stati affidati, a metà anno, a figure sconosciute e timorose per quanto occorso? A rispondere al quesito provvederà un appello rivolto al MIUR e a tutte le maestranze del caso, ivi inclusa la Procura che svolge le indagini sul caso. Sottoscritto da circa 500 persone (docenti, ex docenti, ex dirigenti scolastici, genitori di alunni ed ex alunni, semplici cittadini) il corposo documento è strutturato come segue: dapprima richiama il prestigio e le importanti iniziative della scuola, poi enuncia i danni subiti dai bambini che hanno perso i loro punti di riferimento, quindi chiede alcuni legittimi chiarimenti sulle vicende occorse, infine invoca un’azione ispettiva per porre fine ai disagi in vista del nuovo anno scolastico. Il tutto a esclusiva difesa e nell’interesse dei bimbi.

Richiesta di visita ispettiva del MIUR presso l’Istituto Comprensivo (sintesi)

La scuola del paese, per anni, è stata un punto di riferimento culturale di tutto il territorio, il fiore all’occhiello della comunità a livello locale, provinciale, regionale e nazionale. La scuola è stata ritenuta importante perché, al suo interno, hanno operato, per anni, dei team di docenti della scuola primaria, stimati ed apprezzati dai genitori e dagli alunni di diverse generazioni, fra cui il team di cui si esporrà, costituito da quattro docenti di trentennale esperienza. Dal febbraio u.s., tutte le quattro maestre, facenti parte del team, sono state sospese dal servizio accusate da un’insegnante di sostegno (da pochi mesi in compresenza nelle classi) di maltrattamento ai danni degli alunni. Viene di seguito riportata la situazione delle classi, descritta dai genitori degli alunni, successivamente alla sospensione delle maestre:

Allo stato attuale, la situazione scolastica risulta, rispetto all’inizio dell’anno, alquanto peggiorata, quasi ingestibile, a seguito dell’alternanza delle insegnanti che si sono trovate ad operare nelle classi in seguito all’allontanamento delle maestre titolari. A tal fine, si riportano alcuni episodi di vita vissuta attualmente nelle classi: discipline interrotte, compiti non corretti, pagine di diario vuote, demotivazione, disordini comportamentali ripresi con l’utilizzo del fischietto (scambiando quindi l’aula per un campo sportivo), insegnanti non in grado di riportare l’ordine, bambini intimiditi dal timore di prendere note disciplinari, libri imbrattati e rovinati; grembiuli strappati; insulti frequenti tra compagni, bambini che si rifiutano di andare a scuola o che, durante le lezioni, si fanno cogliere da improvvisi malori o attacchi di panico, chiedendo dei genitori per tornare a casa. Quest’anno ai bambini delle classi citate è stata negata la possibilità di partecipare al viaggio d’istruzione. La motivazione data a noi genitori è che nessuno tra le insegnanti attuali si è voluto assumere la responsabilità di volerli accompagnare, destando così nei nostri figli un ulteriore senso di delusione, infliggendo loro l’ennesima ingiustizia, percepita come una punizione per fatti non compiuti e che quindi non meritavano di subire dopo essere stati già abbastanza penalizzati con l’allontanamento delle loro figure educatrici. La Dirigente ha sempre dichiarato, in merito a questa spiacevole vicenda, che l’unica cosa che stava veramente a cuore era il benessere dei nostri figli, ma ad oggi possiamo asserire che tutto è stato fatto tranne che questo.”

Tutti quanti noi, dunque, sottoscrittori della presente richiesta, evidenziamo e mettiamo in dubbio quanto è stato fatto proprio con la sospensione delle insegnanti di quel team. Vi sono inoltre alcuni punti sui quali poniamo le seguenti domande:

    • E’ possibile che una docente di sostegno, in un solo mese e mezzo circa di compresenza, riesca a relazionare alla dirigente sul comportamento delle quattro colleghe?
    • E’ normale che la docente di sostegno, contitolare con le altre maestre delle classi affidate, non intervenga nel momento in cui si verifica l’episodio? 
    • ’ regolare che la medesima docente di sostegno venga incaricata per il servizio da svolgere solo il giorno dopo l’usuale convocazione per le assegnazioni, allorquando, il giorno precedente, nessuna disponibilità presso quella scuola era stata manifestata?
    • E’ possibile considerare un mese di attività svolta l’anno precedente in quelle classi dalla medesima insegnante, come requisito di continuità per l’assegnazione nelle stesse?
    • E’ normale che le denunce di maltrattamento provengano dalla dirigente scolastica in seguito ad una relazione di una insegnante e non dai genitori?
    • E’ normale che i genitori fino a qualche giorno prima della sospensione, durante i normali colloqui con la classe docente, non abbiano manifestato alcun problema riguardante i propri figli?
    • E’ normale che la dirigente, a conoscenza dei fatti, non sia tempestivamente intervenuta, anche attraverso i genitori, per verificare la situazione?
    • E’ normale che la dirigente non abbia convocato le insegnanti interessate per accertarsi della situazione stessa?

Per quanto sopra, si chiede alle istituzioni in indirizzo un intervento urgentissimo, al fine di poter ricominciare l’anno scolastico 2018/2019 nel migliore dei modi possibili.

Riflessioni

    1. L’iniziativa di presentare una petizione popolare al MIUR è unica in questo tipo di problematiche ed è altamente significativa. In effetti l’istituzione è rimasta immobile e passiva per tutti questi anni rispetto al fenomeno dei “presunti maltrattamenti”. La Giustizia ha perciò avuto campo libero per agire incontrastata con i suoi tempi e i suoi modi, ambedue non ottimali, in un settore a lei ignoto come quello scolastico. Qui ricordiamo solamente che la tutela dell’incolumità degli alunni è una delle più importanti incombenze medico-legali in capo al dirigente scolastico. Questi ne ha la responsabilità e non può di certo limitare il proprio intervento a sporgere denunce, per sentito dire e nemmeno comprovate, all’Autorità Giudiziaria.
    2. I danni arrecati con la sospensione delle maestre sono direttamente constatabili dalle famiglie, a differenza di quelli “presunti” che sarebbero stati determinati dalle stesse docenti. A sostenere ciò sono proprio i genitori degli alunni che intervengono a difesa delle presunte aguzzine dei propri figli, suscitando ulteriori perplessità su tutta la vicenda.
    3. Le 500 firme raccolte rappresentano famiglie, generazioni, alunni, colleghi cioè una comunità intera che interviene a garantire i propri figli in prima istanza e poi le maestre che hanno consentito loro di crescere e svilupparsi armonicamente. Viene istintivo chiedersi se possa avere maggiore credibilità un dossier redatto da una giovane maestra che ha frequentato la scuola per pochi mesi o la testimonianza di una parte significativa della comunità in cui le quattro indiziate hanno operato per un’intera vita professionale?
    4. Ad accendere la miccia dei “presunti maltrattamenti” sono state pertanto una neofita docente di sostegno e la dirigente scolastica che si è precipitata inopinatamente a sporgere denuncia. Le due protagoniste, oggi, risultano essersi dileguate: la docente ha lasciato la scuola dopo la sospensione delle colleghe dal servizio, mentre la preside ha chiesto e ottenuto il trasferimento presso una nuova sede. Considerato l’ambiente ostile, hanno preferito migrare altrove dove una nuova destinazione le attende con i loro trascorsi.
    5. Ci troviamo di fronte a due scuole di pensiero affatto diverse: il parere della giustizia (che – ripeto – di scuola è completamente digiuna) e il parere di una comunità che giudica oggettivamente l’operato secondo la condotta professionale e relazionale che ciascuno tiene quotidianamente al suo interno. Questi due metri di giudizio oggi configgono e occorre trovare una soluzione perché a pagare non possono essere né i bambini, né le maestre e tantomeno la comunità tutta come oggi avviene.
    6. Le quattro maestre sfiorano i 60 anni di età con 35 anni di servizio ciascuna. Possibile – viene da chiedersi – che la comunità non si sia mai accorta di “presunti maltrattamenti” da parte delle indagate, mentre alla collega di sostegno sono occorsi pochi mesi per realizzare un dossier ai fini di una gravissima denuncia? A chi dare più ascolto: a una singola persona apparsa come una meteora e subito ripartita dopo aver dato fuoco alle polveri o alla comunità intera che cresce e assiste premurosamente i propri figli?
    7. Un ultimo doveroso riferimento va fatto ai metodi d’indagine della Giustizia che entra nella scuola col “buon proposito” di risolverne i problemi. Tuttavia, videointercettare di nascosto l’attività professionale di una persona, estrapolare trailerdi pochi secondi da centinaia di ore di filmati, decontestualizzare l’operato del lavoratore, drammatizzare la trascrizione degli atti e via discorrendo sono modalità d’indagine che non troveranno mai nessuno “innocente”. A scuola il rapporto è confidenziale, intimo, asimmetrico, ravvicinato, protratto, insistito, continuativo, estenuante, ossessivo, plurimo, articolato e complesso per sua natura: una tipologia di relazione, quella insegnante-alunno, che è unica e non ha pari in nessun’altra professione. Pretendere di interpretare le dinamiche maestro-allievo per dimostrare l’esistenza di un reato equivale a cercare dei microbi in un porcile e dichiararli fuorilegge come se ci si trovasse in una camera sterile per trapianti di midollo. Per questa ragione i risultati conseguiti da parte di agenti non-addetti ai lavori, totalmente digiuni di scuola, si traducono inevitabilmente in una sciagurata caccia alle streghe per le maestre e un grave disservizio per bimbi, famiglie e comunità.

Conclusioni

La comunità siciliana del paese in questione – che ringrazio pur non potendo nominarla per le indagini in corso – ha dato un grande contributo per affrontare e risolvere il fenomeno dei “presunti maltrattamenti” chiamando le istituzioni ad assumersi le debite responsabilità. Una rondine non fa primavera così come una sola denuncia, oltretutto per fatti di cui la comunità è ignara, non deve rovinarne l’equilibrio fecondo e produttivo costruito faticosamente negli anni. L’improvvida entrata in campo della Giustizia nella scuola, con tempi e metodi affatto inadeguati, può portare inoltre alla ricostruzione di realtà distorte e surreali con penose conseguenze per tutti.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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