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Pensioni quota 100 o 41, qual è la più fattibile. Treu: no revisione Fornero

di redazione

Mentre il Governo lavora alla riforma della legge Fornero, eminenti personalità del mondo politico ed economico non mancano di evidenziare le grandi difficoltà nel realizzare quanto annunciato dall’Esecutivo.

Treu: non è possibile tornare indietro

Ultimo, in ordine cronologico, ad intervenire sui programmi del Governo il Presidente del CNEL ed ex Ministro del Lavoro, Tiziano Treu, secondo il quale non è possibile fare passi indietro sulle riforme fatte.

Treu, inoltre, sostiene la necessità di abolire le pensioni anticipate (dal 2019: 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne):

“Sono un’ingiustizia – ha affermato in un colloquio con l’Ansa – Ciampi diceva che sono un furto, si prende più di quanto versato”. 

L’unica possibilità di uscita dovrebbero essere le pensioni di vecchiaia (67 anni dal 2019), a meno di situazioni eccezionali come ad esempio quelle previste per l’accesso all’Ape (disabilità, disoccupazione, lavori pesanti…)

Quota 100

Con la quota 100 si andrebbe in pensione nel momento in cui la somma di età e contributi versati è pari a 100.

Il Governo, come riferito più volte, sta vagliando diverse ipotesi per rendere la misura  sostenibile. A tal fine si pensa di mettere dei paletti: almeno 64 anni d’età (c’è la possibilità che salga a 65 anni, come riferisce l’Ansa),  calcolo dell’assegno interamente contributivo, computo di soli due anni di contributi figurativi.

Quota 41

Un’altra misura allo studio del Governo è la cosiddetta quota 41, secondo cui si andrebbe in pensione con  41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica.

Quale ipotesi è più fattibile

Tra quota 41 e quota 100, quest’ultima risulta essere la più fattibile, in relazione alle risorse disponibili.

Secondo  calcoli Inps, quota 100 con un’età minima di 64 anni (e un minimo di 35 anni di contributi) costerebbe nel 2018 4,6 miliardi, che diverrebbero 6,3 nel 2020.

L’altra ipotesi di uscita con quota 100 o 41 anni di contributi costerebbe 11,6
miliardi nel 2019 e oltre 15 nel 2020.

I costi giungerebbero a 14,3 miliardi nel 2019 e 18,3 nel 2020, nel caso di uscita  con quota 100 senza paletti di età o 41 anni di contributi indipendentemente dall’età.

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