item-thumbnail

Pensioni quota 100 si faranno senza se e senza ma

di Elisabetta Tonni

Cambiare la Fornero con la riforma delle pensioni a quota 100 è irrinunciabile per i leader di Lega e M5s.

Continua il braccio di ferro fra il Governo italiano e le Istituzioni internazionali sulla manovra finanziaria. Dopo il monito di ieri sera dell’agenzia di rating Fitch e del Fondo Monetario, i due vicepresidenti del Consiglio non arretrano.

Esame dopo il primo trimestre 2019

E’ la nostra linea, il nostro programma. Se non facciamo questo andiamo a casa“, è il ragionamento dei due leader riportato da una fonte di Governo. Poco prima, Fitch aveva avvertito l’Italia che esistono rischi considerevoli per i target della manovra, specie dopo il 2019. Per questo motivo si è riservata di rinviare il giudizio al primo trimestre del prossimo anno, spiegando però che “I dettagli della politica di bilancio e la messa in pratica rimangono un elemento chiave della nostra valutazione sul rating sovrano“.

Poco dopo il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, aveva detto che “La nostra posizione sull’Italia è abbastanza ben conosciuta: di sicuro sosteniamo il consolidamento fiscale che deve essere d’aiuto alla crescita, a sostegno della crescita del Paese. E di sicuro consideriamo che i membri dell’Ue rispettino le regole alle quali si sono impegnati“.

Le preoccupazioni del Colle

Che esista un problema, nonostante la fermezza dimostrata dal Governo nelle sue scelte, ne sarebbe convinto anche il Quirinale, almeno a giudicare – come spiega l’agenzia Ansa – dalla ragnatela di incontri e contatti avuti negli ultimi tempi a tutti i livelli, interni e esteri con cui avrebbe riscontrato che al di là dei saldi, le pensioni sono il dossier che più pesa nel giudizio negativo sulla manovra.

Il problema, in buona sostanza, è nella combinazione di tutti i provvedimenti per la riforma delle pensioni in chiave quota 100 che si vogliono inserire nella prossima legge di Bilancio, al di là della gradualità a cui ha sempre fatto riferimento tutto l’apparato di Governo. Se all’anticipo dell’uscita dal lavoro a 62 anni con 38 di contributi si somma anche il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita della pensione di vecchiaia, la questione diventa pesante. Meno preoccupante, a livello di sostenibilità, sarebbe, invece, il reddito di cittadinanza, anche se a livello normativo e di spendibilità politica promette di creare divisioni anche aspre nella maggioranza.

Nessun tipo di mediazione è accettato

Esemplare è stato il tentativo da parte di Tria, ministro dell’Economia, di proporre in Parlamento l’ipotesi di un intervento “temporaneo” sulle pensioni, anche per modulare l’impatto sugli anni a venire. Ma è stato subito stoppato. La sua idea sarebbe quella di tentare una mediazione con le agenzie di rating: il rinvio di qualche mese delle due misure (pensioni e reddito di maggioranza) che maggiormente preoccupano i mercati in cambio del non declassamento. La proposta però è bocciata da Salvini e Di Maio, perché violerebbe il patto ‘segreto’ che esiste fra i due leader: pensioni quota 100 da subito e reddito di cittadinanza a partire dal mese di aprile.

Condividi:

Argomenti: