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Pensioni quota 100, conti da rifare

di Elisabetta Tonni

Conti alla mano, le pensioni quota 100 rischiano di essere più penalizzanti di quelle calcolate sulla base della Legge Fornero.

L’ipotesi circolava in maniera sussurrata già da tempo. Ora qualcuno comincia a domandarsi più seriamente se non convenga mantenere il meccanismo attuale.

Il giuslavorista Giuliano Cazzola, considerato un’autorità in fatto di pensioni, dà qualche dettaglio in più. Spiega quali sono i risvolti economici e politici. E spiega che cosa succederà, soprattutto se i nuovi meccanismi andranno a combinarsi con la realizzazione almeno del reddito di cittadinanza e flat tax. A questo va ora aggiunto che ad aggravare la situazione sarà anche il dramma del crollo del ponte di Genova con tutto ciò che ne conseguirà.

Questione pensioni

Approfondendo sempre di più i risvolti e i dettagli della controriforma Fornero, sta emergendo un quadro preciso. Lo descrive bene proprio Cazzola: “Con quota 100 e dintorni si vogliono tutelare i bravi lavoratori padani. Con la pensione di cittadinanza si passerebbe dall’assistenza (assicurata dal reddito) all’assistenza (garantita dalla pensione)“.

Le pensioni a quota 100 favorirebbero i lavoratori del Nord. Le pensioni di cittadinanza, così chiamate per l’innalzamento delle minime a quota 780 euro, accontenterebbero la popolazione del Sud: esattamente la suddivisione dell’Italia a livello di elettorato. Sempre secondo Cazzola sarebbe proprio la quota 780 a rappresentare una “mina vagante”.

Più che la politica potè l’economia

Dare riscontro alle promesse elettorali però significa fare i conti con… i conti pubblici.  Lo spiega bene ancora Cazzola sul Giornale le cui dichiarazioni sono state riprese dal Sussidiario.net. L’ex deputato ha affermato: “Salvini continua a tuonare contro la riforma Fornero. Poi arriva Alberto Brambilla (che di pensioni se ne intende) ad ipotizzare degli aggiustamenti a volte persino severi. Pensi alla soglia minima di 64 anni e alla possibilità di considerare nell’anzianità (41 anni) solo tre anni di contribuzione figurativa. Oppure all’opzione di vedersi calcolare la pensione applicando il calcolo contributivo dall’inizio del 1996 alla fine del 2011. Il fatto che vi siano o meno questi correttivi cambia di parecchio le cose, tanto che qualcuno si interroga se non siano più convenienti le regole in vigore“.

Quali sono i costi

Già da luglio cominciava a circolare il costo approssimativo della riforma alla legge Fornero. Finora si è sempre parlato di 4 miliardi di euro solo per sbloccare la Quota 100. La legge di Bilancio però deve tenere conto di tutte le altre necessità. Come scrive l’economista Giuseppe Pennisi su Formiche.net, “Il contratto di governo prevede un compromesso: rimodulazioni della legge Fornero e delle pensioni che superano i 5000 euro l’anno. Per la rimodulazione della legge Fornero c’è anche una specifica: si andrebbe in quiescenza, a partire dai 64 anni età, se tra anni lavorati ed età anagrafica si giunge a quota 100. Ci si accorge ben presto che i costi all’erario sarebbero tra i 14 ed i 20 miliardi di euro l’anno (stime, a mio avviso, eccessive perché il mercato del lavoro sta cambiando rapidamente e numerosi anziani desiderano restare in impiego). Sono tuttavia cifre che inducono ad una pausa di riflessione almeno sino alla preparazione della legge di bilancio“.

Dove trovare i fondi

La brutta sorpresa arriva dalle pensioni d’oro. Il loro taglio o comunque la loro rimodulazione rappresenta un segnale forte politicamente, ma economicamente debole. I soldi provenienti da quella fonte sarebbero irrisori, cioè di contributo scarso per finanziare la revisione del sistema pensionistico. Riccardo Molinari, il co-firmatario della Lega alla proposta di taglio delle pensioni d’oro, avrebbe confermato all’Ansa che “bisogna trovare un correttivo che porti un contributo di solidarietà dalle pensioni più alte a quelle più basse“.

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