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Pensione, per gli insegnanti deve essere massimo a 62 anni. Lettera

di redazione

Mario Bocola – Le cronache ci raccontano di insegnanti che sono, a fine anno scolastico, allo stremo delle loro forze, non ce la fanno più a resistere a situazioni da stress e preferiscono “scappare” quanto prima dalla scuola per collocarsi a riposo. 

Purtroppo il fenomeno delle classi pollaio, l’irrequietezza degli alunni, la maleducazione imperante, la frustrazione di non sentirsi considerati dalla società creano condizioni difficili per cui andare avanti è veramente duro.

Ecco perché, e molti psicologi, medici sulla base degli studi scientifici condotti a livello internazionale, da qualche tempo hanno invitato la politica italiana a riconoscere l’insegnamento quale professione usurante.

Sì proprio così perché col tempo il mestiere di insegnante diventerà un mestiere da “trincea”, stritolati com’è da un sistema che non funziona e da una classe politica sorda e miope che si rifiuta di ascoltare il grido di dolore dei docenti che chiedono a gran voce un’inversione di rotta e di essere quantomeno supportati nel loro lavoro quotidiano in classe da figure professionali specializzate.

Inoltre almeno la scuola doveva essere salvaguardata dalla famigerata riforma Fornero che ha innalzato i limiti di età pensionabile per i docenti.

Com’è possibile pensare che un insegnante che è stato per quarant’anni dietro una cattedra possa continuare a starci con una generazione di adolescenti che non rispetta le regole della convivenza civile ed è continuamente proiettata nell’era digitale?

È una cosa aberrante alla quale va posto, in tutti i modi possibili, rimedio da subito.

Un docente può insegnare fino a 60/62 anni al massimo non di più ed essere collocato a riposo con un’anzianità di servizio di 35/36 anni e non di più, perché per stare dietro una cattedra oggi si deve possedere forza, coraggio, pazienza e soprattutto tanta salute!

I docenti sono, invece, sottoposti quotidianamente ad uno stress psicofisico considerevole e di questo ne risente non solo il sistema nervoso, ma anche gli altri organi vitali.

Ecco perché spesso le cronache ci parlano di malattie professionali, includendo in questa casistica l’incidenza sempre maggiore di forme tumorali maligne e di altre patologie che colpiscono organi del corpo umano. Il burnout sta crescendo progressivamente e molti docenti ne vengono colpiti, in conseguenza del fatto che sono sottoposti a sollecitazioni continue e logoranti. Non è più il caso di soprassedere e di darsi una mossa perché la professione docente del XXI secolo è usurante.

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