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Pacifico (Anief): docenti precari in ruolo entro agosto con reclutamento da graduatorie istituto

di Ilenia Culurgioni

Reclutamento docenti da graduatorie di istituto, blocco quinquennale sulla mobilità, precariato ATA, diplomati magistrale, sostegno. Queste le tematiche principali affrontate con Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, in un’intervista.

Anief chiede il reclutamento del personale docente da graduatorie di istituto. Si risolverebbe il problema del precariato?

Sì, una misura che era stata condivisa dal Movimento 5 Stelle e che in questo momento sarebbe facilmente realizzabile, visto che le graduatorie di istituto sono state trasformate in provinciali per l’attribuzione degli incarichi al 30 giugno e al 31 agosto. Di fatto sono state equiparate alle Gae. E allora non si capisce per quale motivo, quando le Gae sono esaurite, prima ancora che si vada a instaurare il nuovo sistema dei concorsi straordinario e ordinario, si può continuare questo reclutamento rispetto alle Gae attraverso lo scorrimento delle graduatorie di istituto. Questo permetterebbe di mettere in ruolo già entro agosto tutti i precari su tutti i posti liberi. Ovviamente questo dovrebbe essere accompagnato da una revisione della pianta organica del ministero, alla luce della trasformazione in organico di diritto di tutti quei posti che per più di due anni sono stati sempre dati in supplenze. Si arriverebbe così a stabilizzare una grande platea, non solo quei pochi 24 mila del concorso straordinario, ma più di 100 mila docenti abilitati e quelli non abilitati che insegnano nelle graduatorie in II e III fascia. Questa sarebbe una risposta immediata e semplice al precariato. Per il personale non in possesso di abilitazione, basterebbe la frequenza di un corso abilitante per conseguire l’abilitazione una volta che svolge l’anno di prova.

Questa sarebbe quindi una soluzione che arriverebbe prima rispetto ai concorsi?

Sì, sarebbe la soluzione più breve. Non sappiamo innanzitutto quanto tempo perderà la burocrazia ministeriale nell’attribuire le specifiche deleghe con lo spacchettamento del Miur.

A questo punto anche la tempistica dei concorsi viene messa in discussione

Potrebbe essere lunga e questo la scuola non se lo può permettere. Continuerebbe l’abuso del precariato e non sarebbe funzionale alla continuità didattica né alla valorizzazione del personale. Continuerebbero inoltre i risarcimenti milionari disposti dai tribunali.

Anief ha chiesto di ampliare la categoria dei partecipanti al concorso riservato

Certo, in questo concorso straordinario, se la volontà politica era quella di risolvere la supplentite, a questa procedura deve essere garantita la partecipazione più ampia possibile a tutti i supplenti della scuola. Bisogna necessariamente rivedere nel primo provvedimento utile i paletti che sono stati messi: per esempio si escludono i docenti di religione dal concorso riservato, il personale docente dell’infanzia e della primaria, delle paritarie e percorsi regionali. Quindi abbiamo delle graduatorie, che fortunatamente saranno provinciali come chiedeva l’Anief, allora usiamole per assumere subito di ruolo questi supplenti.

Tra le emergenze segnalate, il blocco quinquennale sulla mobilità

E’ stata un’incursione del legislatore su una norma prettamente contrattuale. Riteniamo che, quando per legge si interviene su un argomento così delicato e complesso quale è quello dei trasferimenti che interessa un comparto di 1.300.000 persone. Ma bisogna ricordare che dietro un lavoratore c’è una famiglia, così come dietro uno studente c’è una famiglia. Stiamo quindi parlando di provvedimenti che interessano 15 milioni di italiani. Non ci si deve allontanare dalla Costituzione e dal diritto alla famiglia. Bisogna contemplare il diritto al lavoro ma anche quello alla famiglia, specie quando si inventano delle procedure nazionali che portano un lavoratore a essere assunto in una regione molto lontana dalla sua residenza. Occorrono delle procedure di riavvicinamento al proprio territorio più semplici piuttosto che dei blocchi. Tutto questo non è poi giustificato da esigenze legate allo svolgimento del proprio lavoro. Nei fatti non c’è la motivazione della continuità didattica. A che pro allora si tengono gli insegnanti vincolati? Prima si assumono in regioni diverse da quelle di appartenenza e poi si impedisce per diversi anni il loro rientro. Dopo anni di precariato, a 40-45 anni ci si ritrova magari ad avere un figlio e non lo si può vedere crescere. E’ una questione che non ha senso e che cercheremo di riaprire alla prima occasione utile.

C’è poi il problema della partecipazione al concorso Dsga degli assistenti amministrativi facenti funzione senza laurea

Non è stato risolto. Come Anief lo richiederemo. In generale tutto il personale ATA sta soffrendo delle disattenzioni del legislatore, ma proprio grazie a loro le scuole vanno avanti. Il problema non si risolve con la stabilizzazione dei lavoratori delle cooperative. Restano 45 mila ATA precari, rimangono più di 3.000 facente funzione nel ruolo di Dsga che portano avanti le nostre scuole e hanno diritto a una formazione e a una stabilizzazione, oltre agli assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastico. Rimangono poi quei profili professionali mai attivati che sono però sul contratto: Anief ha conteggiato almeno 20 mila posti nuovi da attivare.

Non si è ancora trovata una soluzione per i diplomati magistrale

Non si è risolto niente nell’evitare il licenziamento in corso d’anno prorogando il contratto al 30 giugno. E’ bene dirlo chiaro: siamo di fronte a un grave errore di Stato. Nel momento in cui si decreta che un docente che ha superato un anno di prova debba essere confermato nei ruoli e poi lo licenzia solo perché è entrato in questo canale attraverso un percorso che è avvenuto per ordine di un giudice temporaneo piuttosto che per un’altra strada. Se si supera l’anno di prova è l’organo collegiale della scuola e il dirigente scolastico che hanno attestato l’idoneità di quei docenti. Non è il superare un concorso che fa il ruolo ma l’anno di prova. Chi ha superato l’anno di prova ha diritto alla conferma del ruolo che ha avuto. Lo diremo nei tavoli di confronto al ministero. Se si assume dalle graduatorie di istituto si risolve probabilmente anche il problema dei diplomati magistrale che erano in Gae.

Da poco avete affermato che gli educatori sono docenti a tutti gli effetti ma il Miur fa finta di non saperlo. Cosa significa?

Non solo fa finta di non saperlo, per legge si dice che possono insegnare nell’infanzia nelle scuole paritarie. Non si capisce per quale motivo siano dei fantasmi e non venga dato quello che il contratto prevede. I tribunali spesso li fanno partecipare sui ricorsi che portiamo avanti ai concorsi, ma ogni volta è una battaglia giudiziaria che potrebbe essere evitata.

Altra priorità: il sostegno

Ancora ad oggi viene leso sia nella parte in cui le famiglie chiedono alle scuole di avere l’attribuzione delle ore in base al PEI, attribuzione che viene costantemente negata per il 50% dei casi, sia laddove i posti in deroga per diversi anni vengono attribuiti alle scuole per diversi anni, quindi non per esigenze straordinarie, e non vengono conteggiate nell’organico di diritto. Siamo arrivati a 180 mila insegnanti di sostegno che sono stati chiamati di cui 80 mila su posti in deroga. E’ evidente che bisogna adeguare la realtà dei fatti al servizio che lo Stato vorrebbe dare. Quando per anni si verifica che il numero degli studenti con un handicap certificato aumenta lo Stato non può fare finta di niente e tenersi quel numero di insegnanti, deve adeguare gli organici. Questa è un’ingiustizia di Stato. Le famiglie si rivolgono poi ai tribunali e vengono risarcite di mille euro per ogni mese che lo studente non ha avuto l’insegnante di sostegno. Ma i soldi non rincuorano le famiglie, con i soldi non viene ripristinato il diritto di un alunno ad avere l’istruzione che avrebbe dovuto avere come tutti gli altri.

Il 2020 è l’anno delle assemblee di Anief. Primo appuntamento il 16 gennaio a Trieste. Su cosa verteranno?

Lo abbiamo aspettato da 10 anni. Anief da quando è nata non ha voluto altro che poter esercitare la sua attività sindacale nelle scuole, ma la normativa ce lo vietava perché lo permetteva solo alle organizzazioni sindacali rappresentative. Dal 19 novembre siamo un sindacato rappresentativo e faremo finalmente quello per cui abbiamo creato il sindacato. Andremo a discutere con i lavoratori della scuola. C’è una direttiva europea precisa che parla di diritto all’informazione e consultazione dei lavoratori. Noi vogliamo partire da queste assemblee proprio perché quando si parla del rinnovo di contratto, non può essere un presidente nazionale di un sindacato a decidere la vita di 1.300.000 persone. Devono essere i lavoratori della scuola a discutere, dibattere, portare avanti delle iniziative che possono e devono tradursi nei tavoli contrattuali. Il primo verbo è quindi dibattere, il secondo informare. Occorre informare sui diritti relativi alla successione dei contratti a termine. Infine ripensare le contrattazioni di istituto, questo è un tema caldissimo, perché secondo l’Aran e le altre organizzazioni sindacali, l’Anief in questo momento non può partecipare alle contrattazioni di istituto perché non ha firmato il vecchio contratto scaduto. Noi lo riteniamo illegittimo, ma a breve firmeremo il nuovo contratto collettivo nazionale e allora parteciperemo pure noi. A quel punto discuteremo con i lavoratori su quali sono gli elementi fondanti e fondamentali che devono essere presenti in un contratto d’istituto.
In queste assemblee andremo a vedere concretamente cosa si può fare ripartendo da un confronto con chi lavora nella scuola. Ci aspettiamo migliaia di partecipanti. Ne faremo 1000 per coprire 8000 scuole situate in 3000 comuni. Sarà quindi una grande campagna e c’è una gran voglia di confronto. Vogliamo far capire che attraverso un nuovo modo di fare attività sindacale si può cercare di ottenere i propri diritti. Speriamo che da questa campagna nasca la voglia di avere una scuola più giusta, più equa e più solidale.

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