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Nella scuola un’eterna lotta tra guelfi e ghibellini. Lettera

inviata da Mario Bocola – È l’eterna lotta tra guelfi e ghibellini tra le mura scolastiche a rompere quel clima sereno e produttivo che si potrebbe respirare.

I docenti sono sempre l’un contro l’altro armati a farsi la guerra invece di collaborare per rendere produttivo il processo di insegnamento e apprendimento a scuola.

Una lotta fratricida che negli ultimi tempi ha raggiunto punte esplosive di acredine che non fanno altro che acuire il rapporto professionale. Il mondo della scuola più che dalla riforma della “Buona Scuola” deve essere cambiata dall’interno, rivoltata come un calzino, perché è proprio dall’interno che sono individuabili i primi sicari, coloro i quali non amano andare a scuola per insegnare e per formare le giovani generazioni, ma ci vanno perché devono ritagliarsi una piccola fetta del potere, creando delle vere e proprie consorterie.

La scuola deve essere una comunità in cui tutti i docenti devono godere di pari trattamento, ma così non è, perché ciascuno più che pensare al bene comune della scuola, il cui obiettivo è quello di formare ed educare i ragazzi ad acquisire una coscienza critica e a sapersi muovere nel mondo.

Le consorterie sono molto dannose per la creazione di un buon clima scolastico e la Legge 107/2015 ha ulteriormente acuito il problema che da qualche tempo era presente nelle scuole.

Il bonus ai docenti ha creato all’interno del sistema scolastico delle vere e proprie fazioni, una sorta di lotta intestina tra guelfi e ghibellini, ha esasperato il clima di serenità negli ambienti di lavoro, ha innescato meccanismi di prevaricazione, non tenendo conto del merito dei docenti ma dell’approvazione dei Dirigenti Scolastici che, forti dei poteri conferitigli dalla legge, possono assegnare a loro discrezione il bonus dei docenti.

Ecco che si viene a innescare un circolo vizioso per cui si genera una partita da giocare all’inizio dell’anno scolastico quando il Dirigente Scolastico deve assegnare gli incarichi da affidare ai docenti.

Quest’operazione, se negli anni passati era ovvia e routinaria, ora acquisisce il suo peso e il suo valore perché nel mezzo c’è il bonus premiale che deve essere assegnato al termine dell’anno scolastico.

Questo “maledetto” bonus premiale altro non è stato che una mina ad alto potenziale in un campo già altamente minato qual è la scuola. Si sono venute potenziando, quindi, le consorterie all’interno del sistema che era già presenti, ma che ora la legge della “Buona Scuola” ha con l’istituzione del bonus premiale dei docenti, di fatto, legiferato.

Altro che valorizzazione del merito, perché qui siamo di fronte ad una lotta tra poveri che cercano di accaparrarsi tutte le briciole che cadono dalla mensa di Viale Trastevere.

Vogliamo valorizzare il merito, lo si faccia, dando la giusta ricompensa secondo precisi parametri e abolendo la discrezionalità del Dirigente Scolastico nella suddivisione della somma stanziata dal Miur. Altrimenti non si può parlare affatto di merito.

La cosa migliore sarebbe quella di redistribuire la somma del bonus premiale a tutti i docenti, anche se la legge della “Buona Scuola” non lo prevede.

Premiare solo alcuni docenti, nella misura del 10% dell’organico complessivo, mentre il restante 90% no è una grave forma d’ingiustizia sociale nei riguardi di quei docenti che lo meritano a pieno titolo e che, per ragioni varie, non ne sono stati destinatari.

Ci poniamo una domanda: ma il bonus premiale non doveva essere eliminato?

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