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Mamme docenti precarie al tempo di covid-19. Lettera

Inviato da Cinzia Garino – Nadia Garnero – Gentile Ministra Azzolina, le scriviamo perché come docenti e mamme sentiamo il dovere di riportarle le nostre attuali difficoltà quotidiane dettate da questa imprevedibile situazione di emergenza.

Le raccontiamo brevemente come stiamo vivendo e come stiamo organizzando la vita quotidiana.

Abbiamo entrambe un figlio di due anni e mezzo che in questo periodo, ovviamente, è a casa con noi. I nostri mariti lavorano e, oltre ad essere madri e mogli, siamo docenti precarie in servizio presso un istituto di secondo grado.

Durante gli ultimi mesi ci siamo dedicate con passione alla somministrazione delle lezioni online cercando di organizzarle al meglio, per garantire ai nostri alunni una didattica di qualità, malgrado questo periodo di emergenza. Abbiamo preparato slide, schemi, videolezioni (che abbiamo anche pubblicato su YouTube nonostante la nostra reticenza e la violazione della nostra privacy), abbiamo installato e imparato ad usare molteplici programmi in pochi giorni (Skype, Classroom, Teams, Meet) abbiamo trascorso giornate intere al telefono con alunni disperati, colleghi frustrati, accompagnate spesso da uno straziante “mormorio” di sottofondo del bimbo che reclamava la nostra presenza, disturbando inconsapevolmente le conversazioni di lavoro. I nostri figli, in questo periodo, si addormentano molto più tardi (probabilmente non uscendo sono poco stanchi), intorno alle 24,00, si svegliano generalmente alle 8,30 del mattino (dopo essersi svegliati almeno una volta a notte) e si riposano non più di un’oretta nel pomeriggio. Le lascio immaginare la difficoltà nell’organizzare il lavoro in un’ottica di DAD (senza contare la routine domestica, le lunghe attese nel fare la spesa, ecc…)

Fin qui abbiamo parlato della DAD che, come spero si evinca (non siamo state a dettargliarLe collegi docenti, consigli di classe, riunioni di dipartimento, coordinamento della classe, ecc…), è stata già abbastanza difficoltosa, ma ora vorremmo aggiungere a tutto questo il regalo di dover predisporre e correggere gli elaborati per l’esame di maturità e dulcis in fundo i concorsi.

Ora le chiediamo, secondo Lei, noi mamme avremo la medesima possibilità di prepararci ai concorsi rispetto a un collega che è a casa senza figli?
Senza parlare, e questa fortunatamente non è la nostra situazione, di chi nella nostra stessa posizione, professionale e famigliare, sta convivendo con il Covid-19, direttamente a casa in quarantena, in un reparto d’ospedale o anche indirettamente (ma non meno implicante) con parenti o amici malati.

Questo è un periodo in cui chi ha famiglia, in particolare figli in età infantile e scolare, è chiaramente ed oggettivamente svantaggiato e non supportato. Ovviamente in questo momento non possiamo studiare come vorremmo, non ne abbiamo concretamente il tempo, riusciamo a fatica e con enorme stress a sostenere la DAD.

Un’ultima cosa vorremmo anche riportare che abbiamo messo a disposizione per la DAD il nostro cellulare (che è sempre incandescente) con annesso il numero privato, la nostra connessione, il nostro computer, la nostra casa. Tutto questo per amore, passione nei confronti di questo lavoro, per il rispetto e l’affetto nei confronti dei nostri studenti, ma tutto ciò per Lei ha un valore? L’amministrazione che quotidianamente rappresentiamo esercitando questa professione, anche se a tempo determinato, vede e supporta tutti questi sforzi?

Gentilissima professoressa, sono anni che attendiamo questo bando e sono mesi che aspiriamo a quel giorno, il giorno in cui potremo far valere le nostre competenze, le nostre ore di studio (tempo prezioso sottratto alla famiglia e a un bimbo che sprigiona vitalità, gioia di vivere, voglia di diventare grande insieme alla sua mamma), ma oggi, con ciò che leggiamo e che viene confermato dai vari decreti, vediamo purtroppo sfumare
la possibilità di porre basi concrete alla nostra professione non potendo probabilmente presentarci a questo importante appuntamento con la dovuta preparazione che ci siamo prefissate.

Spero che questa lettera aperta, scritta con il cuore, rappresentativa di migliaia di situazioni simili alla nostra, e per questo sappiamo di non essere sole (e questa è forse rimasta l’unica fonte di consolazione), Le sia di supporto per le decisioni che il Ministero, oggi da Lei rappresentato, sta assumendo per la scuola di oggi e di domani.

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