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Sbagliata l’equazione maleducazione uguale ceto sociale meno abbiente, programmi come Emigratis o Grande Fratello sono diseducativi. Lettere

di redazione

inviato da Riccardo Ianniciello scrittore – “Il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza”. Così scrive Michele Serra in un articolo su la Repubblica,trattando il tema del bullismo dilagante nelle scuole, frase che ha sollevando parecchie polemiche con il giornalista accusato di avere una visione classista e discriminante.

A mio avviso Serra non ha torto, solo doveva meglio precisare i termini della questione: affermazioni come la sua, così cariche di implicazioni sociali e culturali dovevano essere meglio licenziate, in altre parole occorreva una maggiore attenzione, ma forse il giornalista è abituato agli slogan sulla Buona scuola che lui e Repubblica si sono subito affrettati ad avallare.

Se siamo tutti d’accordo che la prima educazione avviene in famiglia va da sé che uno studente si comporterà a scuola in base soprattutto all’imprinting culturale ricevuto in famiglia ma è sbagliato fare l’equazione mala educazione uguale ceto sociale meno abbiente. Un’equazione facile da smentire se pensiamo che generalmente i figli dei contadini sono i più educati, ma anche qui dipende non solo dall’ambiente culturale di provenienza ma dal territorio nel quale vive lo studente.

Ci sono quartieri degradati dei grandi centri urbani del Sud Italia dove i ragazzi crescono in uno stato di anarchia, dove vige la cultura mafiosa e i casi di violenza nelle scuole di quelle realtà sono tristemente eloquenti. Così nelle aree agricole dell’entroterra dei centri sopracitati: anche qui, pur se parliamo soprattutto di figli di contadini, registriamo una diffusa maleducazione. Ma non possiamo dire altrettanto delle altre zone rurali del nostro paese, dove il livello di educazione e di rispetto delle regole degli studenti è apprezzabile e non mi riferisco solo alle regioni del Centro Nord ma in tutte quelle aree dove il termine educazione ha ancora un senso perché le radici di questa parola affondano ancora nella millenaria cultura contadina, nonostante questa sia stata massacrata dalla modernità. Ma il discorso potrebbe continuare.

Il bullismo che si registra da qualche anno nelle scuole del Nord Italia non è quello radicato nel modus operandi degli scugnizzi napoletani, baresi o palermitani ma è fenomeno recente che va ricercato nell’imbastardimento di comportamenti e stili di vita veicolati dai modelli negativi che la nostra società promuove: basti pensare al ruolo estremamente diseducativo di certi programmi televisivi come Emigratis, Grande fratello e alcuni insulsi talk show ma anche al mondo della virtualità con i social networks e internet.

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