Licenziamenti, Cassazione: ai dipendenti della PA non si applica il Jobs act. Vigenti le garanzie ante Fornero

di redazione

In materia di licenziamenti, negli ultimi anni, sono intervenuti due diversi provvedimenti, che hanno fatto sorgere una disputa sul fatto se essi riguardassero anche i lavoratori della pubblica amministrazione, incluso il personale della Scuola. 

In materia di licenziamenti, negli ultimi anni, sono intervenuti due diversi provvedimenti, che hanno fatto sorgere una disputa sul fatto se essi riguardassero anche i lavoratori della pubblica amministrazione, incluso il personale della Scuola. 

I citati provvedimenti sono la legge Fornero del 2012 e il più recente Jobs act del Governo Renzi, che hanno modificato l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Il Governo, ministro Madia in primis, ha sempre sostenuto che i detti interventi legislativi non hanno modificato l'articolo 18 per i dipendenti della pubblica amministrazione, sebbene ci siano state sentenze di segno opposto.

Ricordiamo che il Jobs act, che è intervenuto sulla legge Fornero, ha limitato il reintegro ai soli casi di licenziamento per motivi discriminatori, mentre per tutti gli altri casi ha previsto un indennizzo in denaro.

La questione sembra essere superata da una sentenza della Corte di Cassazione – Sezione lavoro, depositata in data odierna, secondo cui ai lavoratori della PA non si possono applicare le novità introdotte dalla riforma Fornero prima e dalla riforma Poletti poi, per cui le garanzie antecedenti le due riforme sarabbero ancora vigenti, come quella ad esempio relativa al reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa. Questo perché, come sostiene la Madia, la natura e il datore di lavoro dei dipendenti suddetti sono diversi da quelli del settore privato.

Secondo la Corte, in conclusione, le innovazioni in materia di licenziamenti si potrebbero applicare al pubblico impiego, solo se vi fosse un intervento legislativo ad hoc.

Ricordiamo che la suddetta sentenza della Cassazione è scaturita in seguito ad un ricorso del Ministero delle Infrastrutture contro i sei mesi di risarcimento, che la Corte d'Appello di Roma aveva riconosciuto ad un funzionario  licenziato perché faceva il doppio lavoro. Il risarcimento era stato riconosciuto, ai sensi della legge Fornero, per una violazione delle procedure di contestazione disciplinare.

Quanto stabilito dalla Corte dovrebbe, comunque, essere precisato da un apposito atto legislativo, più volte preannunciato dalla Madia e che potrebbe concretizzarsi nel testo unico del pubblico impiego, in attuazione della riforma della Pa.

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