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Legge 107, forse non è così sbagliata come si pensava. Lettera

Inviato da Giuseppe Iaconis – Il combinato disposto della legge “madre” e dei decreti attuativi denota una chiara valenza pedagogica. 

Forse abbiamo espresso dei giudizi affrettati sulla famigerata legge 107 del 2015, quasi esclusivamente ricollegati agli eccessi caratteriali del Presidente del Consiglio di quel tempo anziché ai contenuti del provvedimento. Lo abbiamo fatto troppo presto, prim’ancora che avessimo piena consapevolezza delle opportunità offerte dai 212 commi e, soprattutto, prima dell’emanazione dei decreti attuativi del 2017, alcuni dei quali di grande valenza pedagogica.

Il legislatore, a suo tempo, si è trovato davanti a una scelta: superare l’impianto autonomistico (che oggettivamente risultava deficitario su più versanti) ovvero intervenire per potenziarlo, evitando così al sistema scolastico altri quindici anni di incertezza. Si scelse di potenziare l’autonomia con molte decisioni intelligenti, qualcuna coraggiosa e due palesemente sbagliate, non sul piano concettuale, ma in quanto avulse dalla realtà: il cosiddetto “bonus premiale” e la “chiamata diretta o per competenze”. In astratto, infatti, è giusto sottoporre gli insegnanti a momenti di valutazione, così come è corretto – sempre in astratto – che il massimo responsabile di una struttura organizzativa (anch’esso oggetto di valutazione) possa individuare il personale da impiegare nei percorsi formativi.

Tali decisioni, tuttavia, anche se successivamente modificate mediante interventi di natura contrattuale, forse hanno anticipato troppo i tempi. Nella Pubblica Amministrazione, in effetti, sussistono ancora importanti sacche di malcostume, spesso riconducibili a evidenti limiti valoriali ed epistemici, che finiscono per vanificare le buone intenzioni. Alcune scelte strategiche vanno assunte soltanto quando sussiste una ragionevole certezza che le componenti del sistema sono in grado di dare concretezza a queste ultime: la bontà di una decisione va valutata anzitutto sul piano concreto e non soltanto sotto il profilo concettuale, altrimenti si rischia di alimentare lo smarrimento e il senso di sfiducia.

La legge 107, nonostante i limiti descritti, offre alle istituzioni scolastiche dei formidabili strumenti operativi per dare concretezza a un’offerta formativa essenzialmente astratta, alla quale però, prima dell’estate del 2015, si chiedevano risposte a reali esigenze di contesto. La quantificazione dei fabbisogni in termini di risorse umane, attrezzature materiali e infrastrutturali, nonché il potenziamento degli strumenti di flessibilità organizzativa e didattica – come l’orario plurisettimanale e flessibile, l’articolazione del gruppo classe, la strutturazione modulare del monte orario di ciascuna disciplina – consentono finalmente alle scuole di dare maggiore incisività ai processi di apprendimento, a patto che riescano ad uscire dall’astrattezza burocratica che, in molti casi, continua a rappresentare il vero ostacolo al raggiungimento di tale obiettivo.
Tra gli otto decreti attuativi della 107, alcuni denotano una grande valenza pedagogica. Il d.lgs. 60/2017, in particolare, si inserisce nel solco di una riflessione educativa che, forse ancora con timidezza, inizia a considerare criticamente la centralità del lavoro come riferimento chiave della pedagogia scolastica. Il decreto, infatti, favorisce un riequilibrio dei percorsi formativi nella direzione della promozione della cultura umanistica, del sostegno alla creatività e della valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali, anche al fine di scongiurare un impoverimento spirituale della società, in parte riconducibile allo scollamento tra formazione tecnico/professionale e umanistica.

Ma l’approccio educativo proposto cerca di elevare la spinta motivazionale puntando nella direzione dell’esaltazione della creatività attraverso attività musicali, teatrali, artistiche e linguistico-creative. La normativa, in definitiva, punta alla valorizzazione della didattica motivazionale, nella consapevolezza che lo stimolo all’apprendimento non rappresenti una qualità innata degli studenti, ma una forza propulsiva che si sprigiona con originali e creative proposte educative e un’azione didattica innovativa e stimolante da parte dei docenti.

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