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Le parole del Ministro dell’Istruzione fanno male all’Istruzione. Lettera

di redazione

Inviato da Fernando Mazzeo – Le parole del Ministro Bussetti gettano ombre su una terra bisognosa di tante cure e, ignorando quanti sacrifici, quanti ostacoli, quante riluttanze, quante avversioni attanagliano le scuole del Sud, sollecita i docenti meridionali ad essere volontarie pattuglie guerrigliere nella lotta contro il disagio educativo e le numerose povertà culturali.

Volendo scuotere i pigri, il Ministro non offre incoraggiamenti e, nei cuori di docenti stanchi, ma non per questo meno vivi e profondi,
diffonde dolori e amarezze.

Dove tutto appare sfavorevole all’opera educativa, ambienti poveri e inadeguati, sussidi scarsi, docenti pagati male, scuole classificate
manchevoli e improntate ad uno spirito meramente francescano, si continua a dare spazio e impulso a ingenerose e gratuite critiche.

Sui volti consumati e tristi di docenti segnati dalla serietà e dall’operosità, che hanno solo un grande bisogno di comprensione,
si continua a spargere fango.

Ciò nonostante, per chi, quotidianamente, si impegna per costruire l’uomo nell’uomo, la scuola continuerà ad essere, non una inutile
cartolina sbiadita e ingiallita dal tempo, ma il nucleo principale dell’attività educativa, un miracolo gentile da rispettare ed amare,
una sorgente di benessere, una esperienza di vita che, con un tono di operosa e calma cooperazione, allarga gli orizzonti, agisce
per il bene dell’Italia e offre a tutti gli uomini che sente suoi fratelli, quella vena di umanità, quel contributo di ricchezza d’amore che, estraneo a qualunque bilancio preventivo o calcolo d’interesse, sperimenta e fa intraprendere faticosi viaggi carichi di impegno, ricchi di studio e di bellezza.

Poveri docenti. Nessun conforto avranno in questa scuola di delusioni piena!

Le grandi anime che, non comprese, soffrono, fortemente amano, intensamente educano, sentono il peso delle diffidenze, delle
critiche e dei capricci di ministri avversi al miglioramento dell’organizzazione pedagogico-didattica e sfavorevoli ad un
effettivo sviluppo di una scuola non più gioiosa e serena, non adatta allo spirito e al corpo di alunni che malvolentieri vivono
l’esperienza educativa e di docenti sempre meno motivati, sempre meno incoraggiati ed economicamente gratificati e, soprattutto, per niente stimati e apprezzati.

L’On.le Ministro anziché condannare, denigrare e osteggiare la funzione docente, dovrebbe mandare molti ispettori nelle scuole per
rendersi conto del pessimo stato, delle raccapriccianti condizioni in cui versa la scuola italiana e delle scarse risorse finanziarie di
cui dispone. Quale comandante di un forte e numeroso esercito, dovrebbe spendersi con generosità e far leva su quel “punto di
Archimede” che muove e sostiene lo sforzo della volontà, che aiuta, che solleva il mondo interiore e rende piacevole l’impegno e
l’opera educativa.

Nella scuola, ormai spossata dai deliri di austerità e imbalsamata in formule stantie, si avverte l’esigenza di un rinnovamento, di una
apologetica nuova con un vasto respiro culturale, capace di confrontarsi con i problemi e costruire nelle profondità delle anime
giovanili il sapere e la conoscenza che sono il centro vitale, l’anima di tutta l’educazione.

Se la scuola perde le motivazioni essenziali che la sostengono e la spingono ad andare avanti e viene messa al guinzaglio da sterili e
inutili polemiche che mirano esclusivamente a distruggere, a denigrare e ad offendere, si sottrae ossigeno a quelle anime sognanti
attratte dall’arte di educare che chiedono solo di poter continuare ad insegnare con animo appassionato e ricevere un minimo appagamento
esteriore ed interiore.

I docenti hanno bisogno di una scuola nuova e di un linguaggio fresco e generoso, chiedono un continuo e approfondito interesse,
un’attenzione intelligente e amorosa verso una condizione professionale che va difesa e non offesa.

Agli educatori è affidato un tesoro prezioso, a loro viene chiesto di formare cittadini capaci di vivere secondo i carismi della bontà,
dell’onestà, del rispetto e della giustizia.

Non a caso, Pio XI nella “Divini illius Magistri” dichiara che l’educazione è opera divina: “Come la figlia del Faraone che depone
sulle braccia della nutrice il piccolo Mosè, Dio dice a voi nell’accogliervi tra i cooperatori e nell’affidarvi una classe: prendi
questo bambino, nutrilo, educalo per me e ti darò uno stipendio adeguato”

La grandezza e la dignità della missione educativa non può essere, dunque, sminuita e banalizzata. Troppo importanti sono i valori in
gioco, troppe nubi si addensano sulla scuola, e le parole del Ministro dell’Istruzione sui docenti meridionali non fanno certamente
bene all’ Istruzione.

L’educazione, in ogni campo della vita pubblica, deve essere considerata una delle migliori forme di investimento. Infatti, chi
conosce bene la scuola sa che in essa si vive di relazioni che realizzano una sorta di spontanea e implicita formazione, al di là di
esplicite programmazioni e di contenuti più o meno accattivanti. Sono proprio questi rapporti a dare più soddisfazioni, ma sono anche i più
difficili da indagare, valutare ed apprezzare.

I docenti, in contesti difficili come il Sud Italia, non si preoccupano soltanto della formazione in genere, ma si prendono cura
della vita di ogni ragazzo.

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