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Le pari opportunita’ negate alle “donne” della 107. Lettera

Inviato da Maria Grazia Bonica e Loredana Incorvaia – La centralità del lavoro extradomestico nella vita delle donne, si accompagna da sempre, alla difficolta’ di conciliare ruoli esterni e ruoli interni alla famiglia.

Mai come in questo momento, ne sono consapevoli le docenti, in esilio, della BUONA SCUOLA. Madri, mogli, figlie di genitori anziani e a volte anche nonne.

Migliaia di lavoratrici, “lanciate” e “sparse” senza criterio alcuno, in un universo “ FUORI ORBITA ” , ormai dal 2015.

Un universo che non appartiene al loro vissuto, ospiti di ambienti, qualche volta ostili.  Costretti a vivere in “luoghi estranei” e abitazioni fatiscenti. Un mondo nel quale si ritrovano, loro malgrado, a farsi scorrere la vita addosso, aspettando una “fine pena” che non si sa se e quando arriverà.

Sono le “donne della 107”. Donne, che hanno gia’ percorso un lungo tragitto di vita dove credevano di svolgere il proprio lavoro, accudendo i figli, i nipoti, i mariti, i padri e le madri. Le famiglie che avevano creato. Dove avevano contratto mutui, per far fronte all’acquisto di una casa e dove, supplenza, su supplenza , attendevano il tanto agognato e legittimo “posto” . Negli stessi anni,  l ‘Unione Europea, così attenta alla condizione sociale della donna nel mondo del lavoro, imponeva agli Stati membri , tra le altre cose , di: “ creare le condizioni che potessero consentire all’economia europea di beneficiare pienamente delle potenzialità di cui le donne sono portatrici ; garantendo alle stesse, di potersi giovare a loro volta, di un maggior equilibrio tra vita professionale e vita familiare”.

Un lungo percorso quello del Patto sociale e del Quarto programma per le pari opportunità, che si “sarebbe” dovuto sviluppare già tra il 2001 e 2005.

Intanto arriva la decisione della Corte di Giustizia  Europea, che sembra imporre agli Stati Membri ( chiudere le gae, evidentemente) di mettere fine a questa “condizione” di precarietà dei docenti, rimasti  supplenti a “vita”, sin dall’ultimo concorso del 1999.

Sembro’ in un primo tempo, la giusta ricompensa a tanti anni di sacrifici fatti di giorni , settimane e anni in cui, alzandosi anche alle h 4.00 del mattino si andava per tutta  la provincia, scuola per scuola, sostenendo spese e quant’ altro, per raggiungere, ora una sede, ora l’ altra.

Ma cosi non è. “Le donne docenti della 107”, madri, figlie e mogli vengono sì, assunte, ma nei posti piu disparati di Italia. Dal Centro fino all’estremo Nord. Senza criterio, senza avviso. Solo la certezza dell’incertezza. Una valigia, tutto il loro bagaglio.

La nostra vita da inventare . I figli piccoli, lasciati con la febbre ai nonni. Gli altri , piu’ grandi in lacrime. Altri ancora, che su whatsapp ci tranquillizano , fingendosi forti più di noi,  con un : “penserò che sei al centro commerciale”.

Inizia un turbinio di vite. Un vortice che ha un ‘origine , ma del quale non si vede la fine. Intanto si fanno prestiti, perche’ i soldi non bastano piu’. “Prestiti per garantirsi il diritto al lavoro”. Vitto, alloggio, viaggi, mutui. Problemi su problemi e famiglie che tengono duro, mentre altre si sfasciano. Quelle che non possono contare sui nonni, anche loro in stato di bisogno, dilaniate completamente.

Nel frattempo, i ricorsi fioccano e mentre i Tribunali accertano, anche attraverso perizie , che l ‘algoritmo ha sbagliato tutto, NESSUNO PENSA A RIMEDIARE.

A noi, vengono preferiti quelli dei concorsi successivi. Quello del 2012.

Per loro, accantonamenti che altri Tribunali riconosceranno come  “illegittimi”: assunzioni sotto casa.

Cosi le colleghe di 24 anni prendono le nostre cattedre, mentre   le “anziane” tutte , su e giù per il Bel Paese, a salire e scendere dai treni, dagli autobus( gli aerei non ce li possiamo permettere) lontane da famiglie e affetti.

Lontane,” troppo lontane”! Da Licata a Novi Ligure, dalle Eolie a Radicofani, da Palermo a Trento e via dicendo.  Qualcuna anche con madre 80 enne al seguito, sballottata in questa girandola di vite che nessun legislatore al mondo, avrebbe dovuto mai permettere.

Come se non bastasse: all’ alba della nuova mobilità, ci viene detto che dobbiamo ancora aspettare tre anni. Mentre si annunciano nuovi concorsi, si pensa ad immettere nuove leve e noi, “anziane sempre piu’ e sempre piu’ stanche” superate ancora una volta da una ingiusta suddivisione tra percentuali risibili, dimenticanze volute, promesse non mantenute.

Dopo tutte queste “impari opportunità”ci saremmo aspettate un rimedio ! Un rimedio a cui nessuno ha pensato! Perciò , adesso, ci aspettiamo un miracolo! Una mobilita’ straordinaria. Una mobilita’ “legittima”  solo per noi, per rimediare alle tante illegittimità perpetrate ai nostri danni. Perche’ assegnare circa 250 posti(si veda Sicilia) per regione ogni anno, Preg.mi Legislatori, significa farci rientrare solo quando saremo in pensione. Perché dire che di quota cento, nulla sara’ dato alla mobilità, significa che noi e le nostre richieste di avvicinamento contiamo meno di niente. Vuol dire che le nostre famiglie e i nostri figli, contano meno di niente. Perche’  riconoscere che con noi si è commesso un errore e non rimediare, è cosa grave, anzi gravissima. Perche’ eludere la normativa sui trasferimenti , secondo la quale le nuove immissioni si fanno sul residuo e dopo aver soddisfatto i trasferimenti, è cosa incomprensibile. Mentre scriviamo, leggiamo che fioccheranno le immissioni in ruolo. Ci domandiamo se l ‘Europa sappia che per noi della 107, invece, è stata tutta una finzione. Da precari, siamo diventati : PRECARI DI RUOLO . Un’  ingiustizia immensa e senza precedenti, avvenuta in un paese civile e Stato Membro dell’ UE che avrebbe dovuto attuare e battersi per le “pari opportunità “ di tutte le donne , anche di quelle rimaste “fregate da un algoritmo fallace” come quello che determino’ lo sconquasso, ai danni delle nostre vite di madri e di mogli lavoratrici.

Non chiediamo la pietà di nessuno, ma soltanto che vengano applicate le leggi rispettose dei principi costituzionali e civili vigenti. La legge 107/ 15, non ha rispettato né gli  ‘uni, né gli altri..

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