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Lavoro femminile: donne ancora troppo escluse da alcuni settori del mercato del lavoro

di redazione

Negli ultimi giorni, nel quadro dell’emergenza Coronavirus, un appello firmato da 16 Senatrici della Repubblica italiana ha posto all’attenzione di tutti un dato piuttosto preoccupante di cui purtroppo non ci si sorprende: nella task force guidata da Vittorio Colao chiamata a gestire la Fase 2 dell’emergenza sanitaria le donne sono molto sottorappresentate.

Su diciassette “esperti”, infatti, solo quattro sono donne. Un tema, questo della scarsa presenza femminile nelle “posizioni che contano”, che purtroppo continua a essere di stratta attualità nel contesto italiano (come peraltro ci ricorda anche un recente rapporto Eurostat sulla presenza femminile in politica), dove per vari motivi di certo non nuovi le lavoratrici subiscono situazioni sempre sfavorevoli nei confronti dei colleghi uomini.

Prendiamo per esempio quanto accade in due settori molti dissimili del mercato del lavoro: 1) i trasporti e 2) l’ambito scientifico-ingegneristico. In entrambi i casi, le donne sono largamente sottorappresentate. È sempre Eurostat a ricordarcelo, allorquando rivela che in Italia il settore dei trasporti vede soltanto il 5,9% di donne tra i suoi addetti (in linea con quanto avviene in media in Europa) e che nel settore delle scienze e dell’ingegneria le donne sono soltanto il 34% (a fronte di una media europea del 41%).

Se, dunque, vi sono dei settori in cui le donne sono sottorappresentate (oltre a quelli citati si pensi anche alla sicurezza e all’ICT, l’Information and Communication Technology), ve ne sono altri in cui esse sono maggiormente presenti. È il caso delle professioni dell’istruzione e della cura, tradizionalmente affidate a mani femminili secondo un’idea ormai piuttosto inadatta che affida alla donna mestieri che ben si addicono all’“angelo del focolare”, per usare un’espressione che forse sarebbe meglio dimenticare.

Ecco che la sottorappresentazione della donna in interi ambiti del mondo del lavoro, peraltro spesso ad elevata specializzazione (come le discipline STEM e l’ICT), e la loro difficoltà di accedere a posizioni apicali, sono alcuni dei principali problemi che caratterizzano l’attuale conformazione del mercato del lavoro italiano, che strutturalmente non è tra l’altro supportato da misure di welfare che favoriscano le possibilità di fare carriera quando si sceglie di avere un figlio.

L’auspicio è dunque che anche grazie alla recente nuova ribalta del problema, evidenziato ancora una volta dalla lettera delle 16 senatrici con cui abbiamo cominciato, possa davvero essere un veicolo di inversione di rotta, per un futuro che veda le donne maggiormente coinvolte nelle “posizioni che contano” e in quei settori del mondo del lavoro che finora le hanno viste sostanzialmente escluse.

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