item-thumbnail

La scuola deve costruire una società dell’accoglienza

di redazione

Un maestro elementare ha scritto una lettera aperta ai docenti, colleghe e colleghi, per invitarli a partecipare alla costruzione di una società aperta e dell’accoglienza.

Franco Lorenzoni, il maestro in questione, ha scelto il sito di Repubblica per rimarcare l’intolleranza che si sta riscontrando negli ultimi tempi e il compito dei docenti nel contrastare il veleno che il razzismo porta con sé.

Basandosi su fatti di vissuto quotidiano, “non posso accettare che una ragazza di Milano che ha il padre africano confessi a sua madre di aver paura a uscire di casa“, Lorenzoni richiama ai pericoli di una mentalità intollerante e fa appello al ruolo educativo.

Alcuni passaggi della lettera

Abbiamo responsabilità ineludibili – scrive Franco Lorenzoni – riguardo alla difficile costruzione di una società aperta. A scuola ci troviamo in una situazione delicata, ma in qualche modo privilegiata. La scuola italiana è abitata da spinte divergenti. Da un lato è il luogo pubblico di maggiore accoglienza e integrazione dei figli degli immigrati (e, prima in Europa, da 40 anni accoglie alunni portatori di disabilità), dall’altro tollera ancora al suo interno situazioni in cui vengono messe in atto piccole e grandi discriminazioni inaccettabili“.

In un passaggio più avanti lamenta come la cultura sia stata denigrata e insultata negli ultimi 30 anni. Ripercorre poi i segnali più indietro nel tempo delle culture miste, arrivando a citare Erodoto: “il primo storico, era figlio di una greca e di un persano. Figlio di due popoli in guerra tra loro“. Ricorda come nelle classi venga sperimenta la “costruzione di frammenti significativi di quella complessa arte della convivenza di cui abbiamo assolutamente bisogno“.

Le soluzioni

Un rimedio c’è: secondo il maestro Lorenzoni, bisogna ripartire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, sottoscritta come ricorda lui stesso al termine della seconda guerra mondiale, con 68 milioni di morti, di cui 43 milioni di vittime civili.

Si appella anche al Movimento di Cooperazione Educativa, ricordando che ha promosso il tavolo di lavoro “Bambini, migranti, umanità”, a cui hanno già aderito oltre 30 associazioni, che si è riunito al prima volta il 3 settembre.

Le azioni

Concretamente – scrive Lorenzoni – si tratta di raccogliere e coordinare più forze ed energie possibili. Invitiamo singoli insegnati, colleghi di classe o di scuola, interi collegi di docenti perché promuovano o aderiscano a iniziative molteplici, da inventare e sviluppare insieme nell’intero anno scolastico a partire dall’autunno, per costruire, intorno all’anniversario del 10 dicembre, momenti pubblici e corali capaci di ricordare, rilanciare e festeggiare i 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani, dentro e fuori le scuole. 

E propone alcune date a cui agganciare momenti di studio e approfondimento particolari:

il 3 ottobre, giornata che il Parlamento italiano, con voto unanime, ha dedicato alla Memoria delle vittime dell’emigrazione;
il 20 novembre, anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
il 10 dicembre, in si ricordano i 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Condividi:

Argomenti: