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Insegnare al tempo del Coronavirus. Lettera

Inviata da Giusi Paladino – Qualche giorno fa l’on. Azzolina, ministra dell’istruzione, ha inviato una lettera a tutto il personale della scuola per ringraziarlo di tutto il lavoro svolto durante l’emergenza covid-19. Effettivamente la didattica a distanza ha richiesto un impegno nuovo, diverso e intenso per tutti.

Vi illustro una mia giornata tipo dai primi di marzo:
• Sveglia alle sette perché mi si affollano nella mente tutte le attività della giornata che mi impediscono di stare a letto oltre.

• Ore 8:30 video interrogazioni in terza. Non mancano i problemi tecnici “Prof è andata via la voce, può ripetere la domanda?”, cade la linea e ci si ricollega dopo cinque minuti. Inizio a fare una domanda e di sottofondo sento il rumore delle pagine che velocemente vengono sfogliate. Faccio finta di nulla fino a che, alla domanda “Parlami della metafisica di Aristotele”, lo studente parte con la vita, la costituzione del Liceo e i suoi libri. Inizio a perder la pazienza ma resisto stoicamente. Arrivo stremata alla fine dell’interrogazione ma la sufficienza, a quello che non mi ha parlato della metafisica di Aristotele e ha letto benissimo tutti gli appunti sulla sua vita, proprio non la posso dare.

• Ore 10:00 video lezione in quarta su Kant. Faccio l’appello, scambio qualche battuta, incoraggio, richiedo la video camera accesa così li posso vedere in faccia. Inizio a spiegare la filosofia critica e quello che secondo Kant l’uomo può sapere. “Esatto!”, mi chiedo “Che cosa posso sapere di quello che gli alunni fanno mentre io spiego?”. In classe li guardavo e mi rendevo conto dai loro sguardi più o meno persi se mi stavano seguendo oppure no. Vedevo quelli che maneggiavano il cellulare dentro l’astuccio o sotto il banco, potevo richiamarli o, a seconda della recidiva, scrivere una nota disciplinare. Vedevo quelli che, dopo essersi calati per cercare qualcosa nello zaino, emergere e masticare la merenda; al mio invito di non mangiare durante la lezione, lo studente affranto si scusava e metteva via il panino a cui mancavano ormai i tre quarti. “Quindi” mi dicevo “ha mangiato senza che me ne accorgessi”. Nelle prime video lezioni ho provato un senso di soddisfazione: spiegavo e non ero distratta da nulla. A scuola c’è sempre quello che alza mano e, mentre speri in una domanda intelligente su Platone, Kant o Cartesio, ti chiede “posso andare in bagno?”. Con la DAD non succede, lo studente può alzarsi e andare in bagno, fare colazione, pranzare, chattare, farsi la doccia, fare i compiti di matematica, chiacchierare con mamma o papà, litigare con la sorella e tutto questo mentre mi sto affannando a spiegare i massimi sistemi filosofici.

• Ore 11:00 video lezione in quinta su Nietzsche. Autore interessante che può suscitare qualche domanda in più. Vogliamo mettere la sua riflessione sulla tragicità della vita in un periodo come il nostro pieno di angosce e di paure, la sua considerazione sul nichilismo, l’assenza di punti di riferimento? “Riflettete ragazzi, anche adesso stiamo vivendo un periodo in cui non abbiamo certezze”. Ma loro non riflettono e rimango nell’attesa speranzosa di qualcuno che accenda il microfono e mi faccia una domanda, una sola, ma che sia la prova tangibile della loro presenza fisica e mentale. E infine arriva “Prof?, ”Sì, dimmi pure, cosa mi volevi chiedere?”, “Puoi rispiegare che è andata via la voce?”. Meglio di niente, vuol dire che almeno lui/lei era attento/a. “Ma in quinta qualche domanda me la possono fare!”. E, finalmente, sento il fruscio del microfono “Prof, ma il tema della morale dei signori lo possiamo collegare con Storia dell’arte con Marinetti e il suo manifesto di elogio della guerra?”. Che felicità, che soddisfazione, rischio di mettermi a piangere, per fortuna la telecamera è spenta. “Si, naturalmente” dico con vota strozzata dall’emozione.

• Ore 12:00 controllo della consegna dei compiti. Puntualmente c’è qualcuno che non ha capito dove inviarli e mi ritrovo a fare la caccia al tesoro. Dove me li ha spediti? Su email, piattaforma Teams o WhatsApp? Boh, cerchiamo con calma perché in momenti di urgenza non posso essere pignola anche se questo mi fa perdere un sacco di tempo. Bisogna anche segnare le assenze sul registro elettronico e poi organizzare il planning della settimana. In qualche consiglio trovo sempre un collega che mi batte sul tempo e si è già organizzato tutte le settimane fino a giugno; mi lascia le prime e le ultime ore e mi costringe a fare i salti mortali per organizzare l’orario di nove classi. Dimenticavo che c’è anche il controllo di circolari e comunicazioni. Non sia mai e, infatti, eccola lì la circolare rivolta ai colleghi che mettono le loro ore dove vogliono senza il rispetto delle esigenze altrui. La leggeranno? Speriamo.

• Sono già le 13:30?! Ma devo pranzare e devo pure sbrigarmi perché devo riconnettermi.

• Ore 14:30 fino alle 19:00 i consigli di classe a distanza. Già con quelli in presenza, nessuno ascoltava nessuno, con la nuova modalità è ancora peggio. Trovo quel collega che ha inserito le sue ore al meglio e gli faccio presente che c’è una circolare della preside. “Ma io mi trovo meglio adottando l’orario del mattino”. Dopo mezz’ora di discussioni, arriviamo alla decisione di adottare i criteri dirigenziali e lui, sempre lui, esclama “Bene allora adottiamo l’orario del mattino?”. Non ha preso parte alla discussione!

• Ore 19:00 fine dei consigli. Arriva l’ora della cena e dopo, invece del meritato riposo guardando qualche film leggero, vi sono tutti i messaggi di alunni e colleghi che chiedono le cose più disparate e a cui devo rispondere.
E poi infine, dopo una giornata intensa come questa e come tante altre, ascolto in televisione la comunicazione della ministra. La stessa che aveva scritto per ringraziare me e tutti i docenti per il prezioso lavoro che stiamo facendo. Questa volta, però aggiunge anche qualcos’altro: “Cari insegnanti, siete stati bravi ma dovete lavorare di più” e “quest’anno tutti gli alunni sono ammessi alla classe successiva e non dovete bocciare nessuno. A settembre vi farete una bella full immersion con tutti gli studenti carenti e li farete recuperare”.
Nascono in me alcune considerazioni personali. Cara ministra, se devo lavorare di più rispetto a quanto sto lavorando adesso, vorrei sapere se il “di più” si riferisca a lavorare anche la notte e la domenica. Seconda questione: perché ci ha tenuto a sottolineare che tutti saranno promossi? Diffondendo questa comunicazione adesso, i primi di aprile, ha tranquillizzato tutti gli studenti sul fatto che indipendentemente dal loro impegno, saranno ammessi all’anno successivo. Ci saranno quelli che lavoreranno seriamente come avrebbero fatto durante la didattica normale e poi ci saranno gli altri, quelli più svogliati, più bisognosi di uno studio costante, che metteranno il motore al minimo. Ritengo che sarebbe stato più utile e opportuno comunicare questa decisione a fine maggio giusto per riconoscere a noi docenti, il cui morale è già abbastanza al di sotto della media consentita per un vivere sereno, la serietà di ciò che ci siamo impegnati a fare.

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