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Insegnanti di Italiano L2 lavorano con alunni stranieri svogliati e indisciplinati, assenti le famiglie. Lettera

di redazione

Irene Visciano – Accanto alla sofferenza di insegnanti di materia e di sostegno, esiste un’altra realtà non immune al rischio di usura: l’insegnamento della lingua italiana a stranieri, anche noto come “Italiano L2” (o Italbase/Italstudio).

Si tratta di una disciplina che va ad affiancare le materie previste dal programma scolastico e che è rivolta agli studenti che non conoscono la nostra lingua perché appena arrivati in Italia (i cosidetti NAI) o a quelli che necessitano di rafforzamenti in quanto provenienti da famiglie di origine straniera nelle quali si parla la lingua madre.

Sappiamo tutti molto bene quanto alto sia il numero di stranieri entrati nelle nostre scuole negli ultimi decenni ma non tutti sanno quanto è costato e continua a costare alla scuola educare questi ragazzi sia didatticamente che alla vita

Costa, oltre che in termini economici, anche in termini di TEMPO, ENERGIE e PERSONALE IMPIEGATO INTERNO ED ESTERNO (educatori e mediatori linguistici per colloqui con famiglie).

Provengono da diversi paesi e culture (non sempre compatibili alla nostra), e possiedono differenti livelli di scolarizzazione (anche estremamente bassi). Non dimentichiamo inoltre che spesso presentano deficit dell’apprendimento e culturali o altri problemi comportamentali che richiedono le famose “certificazioni”, senza le quali non avrebbero diritto al sostegno o ad educatori. Anche su questo è stato fatto uno strappo alla regola poiché prima o poi (piú prima che poi) il sostegno arriva anche a loro, prima della certificazione, e in quantità piú che sufficiente. Parliamo di un sostegno “completo” da parte di insegnanti di materia, di sostegno (che dovrebbero dedicarsi esclusivamente ai certificati) e di italiano L2.

Questi ultimi si ritrovano alle prese con gruppi molto ETEROGENEI, formati da alunni di età/anno diversi e preparati nel modo piú disparato culturalmente, nell’ABC della scuola (e della vita) e nella lingua italiana, requisito indispensabile per poter comunicare e studiare. Il ricomporre questi gruppi, dopo il tempo necessario per la reciproca conoscenza ed analisi degli obiettivi raggiunti o meno, non sempre alleggerisce il lavoro dell’insegnante perché il problema è sempre lo stesso: la natura dell’utenza.

Anche con questa categoria infatti assistiamo a tutte le problematiche presenti nel mondo scolastico.

Frequenza scolastica irregolare; disinteresse per la scuola; indisciplina; violenza fisica/verbale nei confronti di insegnanti e compagni stranieri/italiani; assenza di collaborazione e di onestà da parte delle famiglie.

Una TRIPLA SFIDA per gli insegnanti interessati

DIDATTICO-LINGUISTICA (chi ha conseguito Ditals 1 e 2 sa bene quanto impegnativo e stancante sia l’insegnamento dell’italiano L2 a discenti stranieri, soprattutto adolescenti)
DIDATTICO-CULTURALE perché oltre allo scoglio lingua e cultura italiane occorre colmare lacune basiche relative a cultura generale (scolastica e di vita)
INTERPERSONALE: insegnare l’importanza dello studio, il rispetto per l’insegnante, i compagni e i nostri valori

Questo sottoscenario della scuola, di cui pochi parlano, è deprimente (oltre che logorante): alunni che saltano le lezioni (anche mesi di scuola), disturbano le ore di italiano L2, chattano col cellulare, non portano il materiale (mai comprato o regalatogli dalla scuola), mancano di rispetto all’insegnante, si azzuffano con compagni per motivi futili, polemizzano sui voti “troppo bassi” (nonostante il 6 gli venga regalato) e via dicendo.

Molti di loro, “turisti economici… e del sapere”, frequentano le nostre scuole ad anni alterni o si ritirano. Dopo breve tempo dal loro arrivo in Italia assumono comportamenti SORPRENDENTEMENTE scorretti compiendo talvolta violazioni di codice che prevedono la sospensione se non la bocciatura. Per non parlare degli alloggi assegnatigli a due passi da scuola (… con affitti non pagati per anni…).

La scuola italiana premia queste “eccellenze” con promozioni e attestati di licenzia media in regalo… perché le giustificazioni sono “meglio farli uscire con un titolo perché stranieri” o “ormai hanno raggiunto l’età limite per poter permanere nelle scuole medie”…

Anche su questo dovremmo mostrare serietà e compattezza dimostrando a chi viene nel nostro paese che LA NOSTRA SCUOLA È UNA COSA SERIA (come in India e nei paesi scandinavi) e i nostri diplomi non sono un biglietto in omaggio per la giostra.

Non ci si deve mai stancare di ribadire che l’aiuto è presente sotto varie forme ma per superare gli anni e raggiungere un livello linguistico sufficiente occorre impegnarsi sia a scuola che fuori e che scaldare la sedia o non aprire mai libro PER ANNI non può essere premiato dalla nostra scuola.

Al momento presente la gran parte dell’utenza straniera nelle nostre scuole non ci offre una prospettiva rassicurante e LE POCHE “ECCELLENZE” AL SUO INTERNO OVVIAMENTE VENGONO IGNORATE.

Questo messaggio è anche rivolto alla signora Boldrini che ha definito tutti questi stranieri “grandi risorse per il nostro paese” senza informarsi sulle loro competenze/ambizioni scolastiche.

E in ultimo a qualche sindacalista che, facendo leva sul timore dei precari di non trovare occupazione nelle scuole (per via del calo della popolazione), ci ha ricordato come nei prossimi anni (almeno) per motivi “utilitaristici” dovremmo sperare nell’arrivo di nuovi migranti nelle nostre scuole… discorsi ben noti provenienti da una certa ala politica.

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