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Insegnanti costretti a “sopravvivere” nelle classi. Lettera

di redazione

Michele Partesotti – Che l’insegnamento sia altamente impegnativo e spesso stressante non è una novità.

In una ricerca datata ma molto rigorosa,elaborta da INPDAP-ASL di MILANO- Univ. Del Piemonte“Avogadro “ intitolata “il giardino dei Getsemani” che prende in considerazione diverse categorie di lavoratori tra cui impiegati, medici, infermieri, addetti al front office etc , gli insegnanti presentano un rischio di patologia psichiatrica doppio rispetto agli altri dipendenti pubblici e la maggior parte di esse sono cause di inabilità al lavoro provocate dall’attività d’insegnamento

Oggi però in più rispetto al passato si pretende per legge dagli insegnanti di accogliere e risolvere tutte le situazioni di svantaggio, economiche, culturali, linguistiche e sociali in classi sempre più numerose, in strutture sempre meno adeguate, continuando a rivoluzionare i metodi, i programmi ed il materiale didattico, prolungando l’età pensionabile senza pietà e frenando così il necessario turn over generazionale tra gli insegnanti.

A questo si aggiunge anche che la società, le famiglie ed i giovani rifiutano qualsiasi forma di sanzione sia sotto il profilo culturale nel mondo degli adulti, che sotto quello relazionale nel mondo giovanile. Ecco allora che quello che è successo non deve meravigliare, perchè in certe classi l’insegnante è sottoposto ad uno stillicidio di azioni provocatorie di diversa gravità per cui non basterebbe tutta l’ora per sanzionarle tutte, ma anche quando le si sanziona in certi ambienti spesso non si ottengono risultati, perchè anzi si resta ancora più isolati.

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