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Immissioni in ruolo, Anief: già disponibili 53mila posti che conviene assegnare tutti

di redazione

Comunicato Anief – Con i trasferimenti della scuola secondaria di secondo grado, si sono concluse le operazioni di mobilità di tutto il personale docente. Il dato che emerge, quest’anno, è un impennata delle richieste assolte, a causa dell’incremento di insegnanti che andranno in pensione, frutto di un precedente blocco stabilito dalla legge Fornero e che nel 2018 è venuto meno per un numero considerevole di lavoratori costretti a rimanere diversi anni in più in servizio loro malgrado. Questo significa che, dando per scontato che anche i 5mila in “bilico” riusciranno a svincolarsi dall’assurda situazione di stallo in cui li ha collocati l’Inps, assisteremo quest’anno a circa 35mila pensionamenti, in gran parte di insegnanti. Considerando i posti vacanti già in organico di diritto liberi, ne consegue che al termine delle operazioni di mobilità la disponibilità di cattedre vacanti e disponibili, utili per le immissioni in ruolo, è ad oggi pari ad oltre 53mila posti.

Nel dettaglio, nella scuola dell’infanzia il numero di posti liberi è di 3.500 comuni e di 1.200 di sostegno agli alunni disabili. Per quanto riguarda la primaria, il numero cresce: quasi 6.400 posti comuni e circa 4.500 posti di sostegno. Nella scuola media, invece, si tratta di 13.350 posti su disciplina e circa 6mila di sostegno. Alle superiori, infine, risultano quasi 17mila posti sulle materie ed oltre 1.600 di sostegno.

Ovviamente, però, i posti di sostegno sono molti di più dei 13mila che si andranno a coprire: almeno il triplo, visto che le deroghe, frutto dell’assurda Legge Carrozza 128/13, anche quest’anno dovrebbero superare quota 40mila. E poi c’è un esercito di posti in organico di fatto, molti dei quali in realtà privi del titolare ma ancora furbescamente collocati in quest’area per continuare a fare cassa sulle spalle dei precari. Considerando che si tratta di diverse decine di migliaia in questa situazione, la somma delle cattedre dichiarate dal Miur vacanti, tutti i posti in organico di fatto e quelli in deroga su sostegno, supera quota 150mila. A cui si aggiungono, infine, una quantità di assistenti amministrativi, tecnici e ausiliari non molto lontana dalle 10mila unità. Per non parlare del fatto che se dovesse passare ‘Quota 100’, senza limitazioni anagrafiche, allora ci sarebbero altri 150mila docenti e Ata a chiedere di andare via nel giro di un anno, aprendo così seriamente la possibilità di dire basta al precariato storico della scuola pubblica italiana.

“In questa situazione – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – diventa fondamentale fare quella ricognizione di posti realmente liberi, in modo da avere una lettura realistica di quelli oggi sovradimensionati sull’organico di fatto. La trasformazione di quei posti diventa ancora più rilevante dal momento in cui allo Stato nemmeno conviene più precarizzare i suoi insegnanti, in virtù della posizione della Cassazione che ha aperto gli scatti di anzianità anche ai supplenti, su indicazione di Bruxelles, facendo cadere la convenienza per l’amministrazione pubblica di lasciarli precari per più tempo possibile, come ribadito nei giorni scorsi dall’on. Rossano Sasso (Lega) davanti alle commissioni Cultura di entrambe le Camere”.

Il concetto è stato ribadito dalla Cassazione pochi giorni fa, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, con cui gli “ermellini” hanno richiamato quanto già disposto nelle sentenze 9042/17, 23868/16, 22752/16 e 22757/16, assecondando il risarcimento dei precari per la mancata adozione del principio di «non discriminazione» verso il personale precario della scuola, a cui vanno assegnati i medesimi scatti automatici stipendiali del personale già assunto in ruolo. Inoltre, il risarcimento per l’abuso dei termini dopo 36 mesi, precedente alla Legge 107/15, è dovuto in tutti quei casi in cui il posto risulti vacante e disponibile – quindi sia collocato in organico di diritto – oppure laddove il lavoratore provi al giudice che vi è stata una forzatura, ai fini del risparmio pubblico a danno del lavoratore stesso, collocando il posto libero dell’organico di fatto per risparmiare sui mesi estivi. Una procedura, quella di risparmiare sulle mensilità di luglio e agosto, che tocca l’apice con il personale Ata, messo incredibilmente alla porta anche quando collocato su posti vacanti e disponibili.

“Come Anief – continua il suo presidente nazionale – ci stiamo adoperando perché il nostro governo metta mano il prima possibile alle norme che ostacolano la disparità di trattamento tra personale di ruolo e precario. Si potrebbe intervenire con il Decreto Dignità, andando in primis a modificare il Testo Unico sulla scuola, il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle parti in cui avalla tale discriminazione, contro la quale si sono espressi più volte pure i giudici europei e contro cui il nostro sindacato ha creato i presupposti per fare approvare una Risoluzione del Parlamento europeo, a fine maggio, proprio sul precariato scolastico italiano. Una volta raggiunto il tavolo delle trattative, grazie alla rappresentatività conquistata nel 2018, cercheremo anche di andare a modificare quelle parti del contratto collettivo nazionale che sono da ostacolo ad un’effettiva parità di trattamento e di diritti di tutti i lavoratori della scuola, prescindendo – conclude Pacifico – dal tipo di contratto sottoscritto”.

Anief ricorda che è possibile avere informazioni ulteriori o presentare direttamente ricorso per chiedere di ottenere l’assunzione a tempo indeterminato, un risarcimento adeguato per il danno cagionato, l’assegnazione degli scatti stipendiali automatici per tutto il periodo di precariato e l’estensione dei contratti nei mesi estivi.

16 luglio 2018

Ufficio Stampa Anief

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