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Il “troppio stroppia”. Una riflessione sulla progettualità nella scuola italiana

di Francesco Schipani

Il troppo stroppia o Il troppo storpia? Stroppiare o storpiare che dir si voglia, il concetto rimane inalterato e l’ammonimento del proverbio popolare non si presta a interpretazioni: quando si esagera in qualcosa, le conseguenze, molto spesso, sono negative.

Agli inizi di settembre i docenti italiani progettano. Fin qui niente di male. Anzi, la parola chiave della didattica è proprio “intenzionalità”: la progettazione va fatta e anche in modo serio. I problemi insorgono, a mio modo di vedere, quando i progetti si moltiplicano a dismisura. Segnalo a tale proposito almeno due criticità.

Innanzitutto, un numero elevato di progetti (le scuole fanno a gara per chi ne ha di più) non è affatto indice di una proposta formativa valida. Non è un vantaggio per l’alunno, è piuttosto una privazione: troppi stimoli (parlo per esperienza di docente “sul campo”) finiscono con il disorientare, confondere e ostacolare l’approfondimento. Del resto, ciò succede anche all’esterno della scuola, laddove vediamo ragazzi che frequentano per pochi mesi un corso di pianoforte, passano alla chitarra acustica, si iscrivono a lezioni di scherma per poi virare sulla pallavolo e così via. È tutto un assaggiare, un procedere a spizzichi e bocconi, uno stare in superficie senza mai andare in profondità. Sono pochi (per fortuna ci sono, verrebbe da dire) quelli che approfondiscono.

Ecco allora che la scuola potrebbe fare la sua parte selezionando in maniera oculata i progetti. Che siano pochi. Che siano di qualità. Che formino sul serio. Che non distraggano dall’essenziale. E per essenziale intendo i cosiddetti nuclei fondanti delle discipline scolastiche. Il troppo stroppia.

Seconda criticità: l’eccessiva insistenza su alcuni progetti sortisce esattamente l’effetto contrario a quello desiderato. Esiste una precisa dinamica mentale per cui l’inconscio non percepisce la negazione. Vogliamo fare una prova? Non pensiamo al colore della nostra macchina, non pensiamo alla nostra macchina, non visualizziamola proprio. Che cosa è successo? Ci abbiamo pensato, l’abbiamo visualizzata. Ecco, quando a uno studente di scuola media si propone per tre anni il Progetto Life Skills, che nelle intenzioni vorrebbe evitare il tabagismo e l’uso di sostanze, in realtà nella sua mente aumentano sia la curiosità sia l’interesse verso il fumo e le diverse droghe.

Abitando nel quartiere in cui insegno, vedo i ragazzi anche dopo la terza media e posso testimoniare che la maggior parte di quelli che hanno seguito un percorso triennale Life Skills fuma. Dovendo azzardare una percentuale, direi un buon 70%. Tanto. Tantissimo. Troppo.

Stesso discorso vale per il Bullismo. Parlandone in continuazione, è molto probabile che la scuola sproni involontariamente in direzione di quei comportamenti che con le migliori intenzioni intende invece correggere.

Certo, i problemi vanno affrontati e non si può far finta di niente. Gli interventi vanno fatti. I progetti vanno realizzati. Solo, non così numerosi e nemmeno con così tanta insistenza. Il troppio storpia.

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