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Vigilanza alunni minorenni all’uscita da scuola. Culpa in vigilando, responsabilità e suggerimenti operativi

di redazione

L’USR Emilia Romagna ha diffuso una corposa nota in cui si affronta la questione sia dal punto di vista giurisprudenziale che normativo.

L’eventuale responsabilità civile

In primo luogo è doveroso ricordare il rilievo della responsabilità civile che, secondo giurisprudenza costante, implica il dovere per la scuola di provvedere alla sorveglianza degli alunni minorenni per tutto il tempo in cui questi gli sono affidati, fino al subentro dei genitori o di loro incaricati (inter alia, Cass. Civ., Sez. I, 30 marzo 1999, n. 3074

L’eventuale responsabilità extracontrattuale

La responsabilità civile extracontrattuale dell’Amministrazione scolastica per fatti imputabili ai propri dipendenti attiene, da un lato, all’omissione rispetto all’obbligo di vigilanza sugli alunni minori (ex art. 2047 – 2048 c.c.) e, dall’altro, all’omissione rispetto agli obblighi organizzativi e di controllo e di custodia (ex art. 2043 e 2051 c.c.)

L’eventuale responsabilità contrattuale e/o da “contatto sociale”

Negli ultimi anni, si è affermato un ulteriore orientamento giurisprudenziale in virtù del quale “In caso di danno cagionato all’alunno per responsabilità ascrivibili a difetto di vigilanza o di controllo da parte degli organi scolastici, la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante ha natura contrattuale, atteso che, quanto all’istituto, l’instaurazione del vincolo negoziale consegue all’accoglimento della domanda di iscrizione, mentre, quanto al precettore, il rapporto giuridico con l’allievo sorge in forza di contatto sociale” (Cass. civile sez. III, 28 aprile 2017, sent. n. 10516); “… in virtù della c.d. teoria del contatto sociale, l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo alla scuola, determina l’instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni” (Cass. Civ., sez. III, 4 febbraio 2014, sent. n. 2413)

Il dovere di vigilanza e la eventuale “culpa in vigilando”

A prescindere dalla natura (contrattuale o extra contrattuale), presupposto della responsabilità dell’insegnante per il danno subito dall’allievo e fondamento del dovere di vigilanza sul medesimo, è la circostanza che costui gli sia stato affidato; sicché chi agisce per ottenere il risarcimento deve dimostrare che l’evento dannoso si è verificato nel tempo in cui l’alunno era sottoposto alla vigilanza dell’insegnante, restando indifferente che venga invocata la responsabilità contrattuale per negligente adempimento dell’obbligo di sorveglianza o la responsabilità extracontrattuale per omissione delle cautele necessarie – suggerite dall’ordinaria prudenza, in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo (cfr. sentenza 16 febbraio 2015 n. 3081, in cui la Cassazione ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la responsabilità dell’Istituto scolastico con riguardo all’infortunio subìto da una minore dopo l’uscita di scuola, allorché, mentre era seduta sul parapetto della scala dell’edificio scolastico, era caduta all’indietro, in seguito alla spinta di un compagno; inoltre, si veda Tribunale Roma, sent. 17 febbraio 2003).

L’eventuale responsabilità penale

La responsabilità del minorenne risulta distinta fra ambito civile (in detta ipotesi, si dovrà prendere in considerazione, difatti, la capacità di intendere e di volere del minore – vedi artt. 2046, 2047 e 2048 c.c.) e penale. In quest’ultimo ambito, la mancata sorveglianza di un minore di anni quattordici o di una persona incapace, da parte del soggetto che ne ha la custodia, comporta l’incorrere nel reato di abbandono di persone minori o incapaci ex art. 591 c.p..

L’attenzione alle polizze assicurative

E’ necessario che ogni Istituzione scolastica stipuli – come di consueto – apposita polizza assicurativa, i cui estremi dovranno essere forniti tempestivamente agli infortunati (o a chi esercita la potestà genitoriale, ove minore). In assenza di copertura assicurativa, difatti, a rispondere patrimonialmente è l’Amministrazione, fatta salva l’azione di rivalsa nei confronti del personale scolastico tenuto alla vigilanza, nei casi di dolo o colpa grave.

Riconsiderazione delle prassi

– valutare compiutamente le fonti di rischio, ad esempio, con il supporto del responsabile SPP, della polizia municipale, della protezione civile e/o mediante la ricorrenza statistica di certi eventi nel particolare contesto in cui la scuola è ubicata;

– individuare insieme alle famiglie ed alle amministrazioni locali competenti per il trasporto scolastico, soluzioni organizzative

– attuabili anche in collaborazione con le associazioni di volontariato del territorio

– ragionevolmente atte a scongiurare che le fonti di pericolo si tramutino in danno per gli alunni;

valutare con attenzione le previsioni da inserire (o, nel caso, non inserire) all’interno del regolamento di istituto (art. 10, D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297) in merito alle modalità, alle persone, agli spazi ed all’arco temporale in cui si esplica la vigilanza degli alunni, in relazione al grado di scuola;

– avere cura, nell’individuazione delle modalità di organizzazione dell’uscita al termine delle lezioni, di adottare soluzioni graduali e coerenti con la progressiva e crescente acquisizione di autonomia dei minori (ad es. evitando soluzioni drasticamente differenti nel delicato momento di passaggio tra la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado).

– acquisire, ad inizio di ciascun anno scolastico, le anzidette “dichiarazioni di consapevolezza/autorizzazioni” da parte del maggior numero possibile delle famiglie degli alunni iscritti, organizzando l’uscita con modalità differenziate, a seconda che le famiglie abbiano ritenuto, o meno, di sottoscrivere le predette dichiarazioni

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