Docente in part time o spezzone orario: riposi per allattamento. Chiarimenti alle segreterie e dirigenti scolastici

di Paolo Pizzo

Spetta alla docente in regime di part time o assunto su spezzone orario il riposo per allattamento? C’è un orario minimo settimanale previsto?

Spetta alla docente in regime di part time o assunto su spezzone orario il riposo per allattamento? C’è un orario minimo settimanale previsto?

Il D. Lgs. n. 151/2001 agli articoli 39 e 40 stabilisce che la madre e il padre fino al compimento del primo anno del bambino (o entro il primo anno di ingresso in famiglia del minore adottato o affidato), hanno diritto a fruire di riposi giornalieri retribuiti.

Tali riposi sono in riferimento esclusivamente all’orario giornaliero del lavoratore e non a quello settimanale. Il permesso è dunque subordinato esclusivamente all’orario di lavoro giornaliero e le ore di riposo devono essere così ripartite:

• Se la giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore il riposo sarà di 2 ore (anche cumulabili);
• Se la giornata di lavoro è inferiore a 6 ore il riposo è di 1 ora.

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È QUINDI POSSIBILE CHE UNA DOCENTE CHE SIA IN SERVIZIO PER UN ORARIO INFERIORE A QUELLO DELLA CATTEDRA POSSA FRUIRE UGUALMENTE DEI RIPOSI?

Analizziamo con attenzione cosa è previsto per il Comparto scuola.

L’art. 2, comma 1, lett. e) del D. Lgs. 151/2001 definisce i beneficiari delle disposizioni legislative in materia di tutela e di sostegno della maternità e della paternità chiarendo che per ”lavoratrice” o “lavoratore”, salvo che non sia altrimenti specificato, si intendono i dipendenti, compresi quelli con contratto di apprendistato, di amministrazioni pubbliche, di privati datori di lavoro nonché i soci lavoratori di cooperative.

L’art. 19/4 del Contratto Scuola, disciplinando ferie, permessi ed assenze del personale a tempo determinato esplicita che “al personale di cui al presente articolo si applicano le norme relative ai congedi parentali come disciplinati dall’art. 12”.

Tale art. 12/1, recita che “al personale dipendente si applicano le vigenti disposizioni in materia di tutela della maternità contenute nel D. Lgs n. 151/2001”.

Dunque, la disposizione legislativa e la normativa contrattuale non operano alcun discrimine per quanto riguarda il tipo di rapporto di lavoro,  ma assicurano al lavoratore sia a tempo indeterminato che a tempo determinato, la possibilità di fruire dei benefici della disposizione in questione.

Pertanto, riposi giornalieri previsti dal T.U. e dal Contratto Scuola spettano a tutto il personale della scuola:

docenti, educatori ed ATA di ogni ordine e grado assunti a tempo indeterminato e determinato (anche se per “supplenza breve” o “fino avente titolo”) compreso il personale in regime di part time.

Al personale docente spetta di norma una sola ora al giorno perché l’orario giornaliero è di solito inferiore le 6 ore.

Nel caso però il docente, pur prestando servizio per meno di 6 ore al giorno, di fatto in alcuni giorni presti servizio per 6 ore o più (es. consigli di classe, collegio docenti o altra attività inerente le attività funzionali all’insegnamento che si “cumula” all’orario di lavoro per quella determinata giornata, es. 4 ore di lezione al mattino e 2 ore di collegio docenti), per tale giorno avrà diritto a 2 ore di riposo (il suo orario “giornaliero” supererà in quel giorno le 5 ore e 59 minuti).

I periodi di riposo giornaliero sono considerati ore di lavoro ordinario. Non incidono in alcun modo sulla retribuzione e sul rapporto di lavoro. Sono computati ai fini dell’anzianità di servizio e non riducono le ferie e la tredicesima mensilità.

“Ripensamenti” ministeriali dal 1981 al 1984

L’allora MPI con nota 12 marzo 1981, prot. n. 7201 affermava:

“Si fa riferimento al telex n. 2819 con il quale codesto Provveditorato agli Studi chiede di conoscere se spetti la riduzione di orario, prevista dall’art. 10 della legge 30/12/1971 n. 1204 ad una supplente in servizio per sei ore settimanali. A riguardo si fa presente quanto segue: L’art. 10 della legge 1204/71 stabilisce che il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, un periodo di riposo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore.

L’art. 10 del regolamento di esecuzione alla predetta legge, approvato con il D.P.R. 25/11/1976, n. 1026, stabilisce al primo comma: «Fermo restando che i riposi di cui all’art. 10 della legge devono assicurare alla lavoratrice la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del bambino, la loro distribuzione nell’orario di lavoro deve essere concordata tra la medesima e il datore di lavoro, tenendo anche conto delle esigenze del servizio.
Ad avviso di questo Ministero, le richiamate disposizioni legislative e regolamentari fanno riferimento alla ipotesi tipica di un orario di lavoro previsto per l’intera durata Stabilita per la categoria di dipendenti alla quale appartiene la lavoratrice madre, durata che per il personale docente delle scuole secondarie è fissato in 18 ore settimanali dall’art. 88 del D.P.R. numero 417/74.
Il riposo di cui sopra ha la finalità espressa (art. 10 del regolamento citato) di assicurare alla lavoratrice madre la possibilità di curare direttamente il bambino, possibilità che non sussisterebbe qualora la lavoratrice stessa dovesse svolgere il proprio orario di lavoro per l’intera durata normalmente prevista.
Lo stesso termine di «riposo» presuppone logicamente che la lavoratrice madre continui ad espletare attività lavorativa anche dopo aver fruito del periodo di riposo.
Nel caso sottoposto da codesto Provveditorato, invece, la concessione di un periodo di riposo si risolverebbe in un esonero totale dall’insegnamento: cosi però verrebbe travolta la stessa finalità della legge dal momento che tenuto conto del ridottissimo numero di ore di insegnamento per il quale è stata conferita la nomina {sei), l’interessata ben potrebbe attendere all’assistenza diretta del bambino concordando con il Capo d’Istituto una idonea distribuzione dell’orario di lavoro.
Per le considerazioni di cui sopra non si ritiene che alla lavoratrice madre nominata supplente per sei ore settimanali di lezione competa la riduzione dell’orario prevista dal più volte menzionato art. 10 della legge numero 1204/1971”.

Successivamente lo stesso Ministero, sentiti il Tesoro ed il Ministero del lavoro, con telex del 21 gennaio 1984 riconosceva il diritto ai riposi anche al supplente temporaneo con spezzone orario. Precisava però, che il riposo non spetta nel caso il numero ore di insegnamento per cui la nomina è stata conferita è talmente ridotto che di fatto si risolverebbe in esonero totale dall’insegnamento.

CONCLUSIONI

Pertanto, ANCHE il personale in regime di part time verticale o che ha uno spezzone orario può fruire dei riposi per allattamento.

In entrambe le tipologie di part-time, verticale e orizzontale, o per lo spezzone orario, il permesso è subordinato, come per il personale a tempo pieno, esclusivamente all’orario di lavoro giornaliero e le ore di riposo, da utilizzare anche cumulativamente all’inizio o alla fine dell’orario di lavoro, devono essere così ripartite:

Se la giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore il riposo sarà di 2 ore (anche cumulabili);
Se la giornata di lavoro è inferiore a 6 ore il riposo è di 1 ora.

Si può quindi avere il caso del personale che svolge 9 ore in 3 giorni oppure 6 ore in 3 giorni e così via. La riduzione di orario è sempre riferita all’orario giornaliero: nel primo caso, il dipendente svolgerà 6 ore (la riduzione sarà di 3 ore); nel secondo caso, svolgerà 3 ore (la riduzione è sempre di 3 ore).

Ricordiamo inoltre la circolare INPS n. 95 bis/2006 che al punto 7.2 afferma che il personale in regime di part-time orizzontale, tenuto da contratto ad una sola ora di lavoro nell’arco della giornata, può farla coincidere con il riposo giornaliero comportando la totale astensione dal lavoro per quella giornata.

Tale circolare non fa che ribadire il principio secondo il quale il T.U. 151/2001 si  limita soltanto a  prevedere l’orario giornaliero di lavoro (6 ore) al di sotto del quale il riposo è pari ad un’ora, ma non anche l’orario di lavoro minimo necessario per poter fruire del riposo giornaliero:

“Si forniscono chiarimenti in merito alla possibilità di riconoscere i riposi giornalieri nel caso limite della lavoratrice madre a tempo parziale c.d. orizzontale, tenuta in base al programma contrattuale ad effettuare solo un’ora di lavoro nell’arco della giornata.
In linea con l’orientamento espresso in proposito dal Ministero vigilante– orientamento recentemente confermato dal Coordinamento generale legale dell’Istituto- la scrivente Direzione è pervenuta ad un’interpretazione di segno favorevole nella considerazione che la dizione letterale della norma (art. 39, comma 1, del citato testo unico) non pare interdire una siffatta possibilità, limitandosi soltanto a  prevedere l’orario giornaliero di lavoro (6 ore) al di sotto del quale il riposo è pari ad un’ora, ma non anche l’orario di lavoro minimo necessario per poter fruire del riposo giornaliero.
L’eventuale coincidenza del riposo giornaliero con l’unica ora di lavoro, pur comportando la totale astensione della lavoratrice dall’attività lavorativa, non precluderà pertanto il riconoscimento del diritto al riposo in questione”.

Il T.U., le circolari Ministeriali e soprattutto l’INPS non fanno che ribadire che il diritto ai riposi NON PUÒ ESSERE MAI NEGATO, neanche se tale diritto comporta la totale astensione dal lavoro.

Sappiamo bene che nella scuola c’è un problema che non può esserci nelle aziende ovvero un insegnamento che deve essere comunque garantito, ma è qui che entra in gioco il Dirigente che insieme al dipendente richiedente i riposi deve attuare al meglio il servizio cercando la migliore soluzione per gli allievi e per il dipendente stesso. Per esempio, stabilire anche delle ore a disposizione per il dipendente per mantenere l’unicità di insegnamento.

La base in ogni caso da cui partire è che il diritto ai riposi va ASSOLUTAMENTE GARANTITO ANCHE SE LA DOCENTE È IN SERVIZIO PER POCHE ORE SETTIMANALI e altresì va chiarito che sarebbe illegittimo stabilire un orario minimo al di sotto del quale la docente non potrebbe fruire dei riposi. Tale orario minimo NON È INFATTI STABILITO DA ALCUNA NORMA.

Si evidenzia inoltre che il T.U prevede che la sospensione del genitore durante il periodo tutelato o ancora il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione dei riposi, è punito con una sanzione amministrativa da euro 1.032 a euro 2.582.

L’inosservanza dell’OBBLIGO DI CONCESSIONE dei riposi è punito con una sanzione amministrativa da euro 516 a euro 2.582.

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