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Gissi (CISL): lo sciopero della scuola sarà decisione inevitabile

di redazione

Comunicato CISL – “La procedura di conciliazione che a breve chiederemo di attivare non è una messinscena, l’obiettivo è di aprire un confronto vero e serio.

Questo ministro torni a rapportarsi come nella fase iniziale del suo mandato, quando ci era parso che potesse proseguire il clima positivo di relazioni sindacali avviato nella precedente Legislatura dalla ministra Fedeli. L’agenda delle nostre rivendicazioni è puntuale e chiara, se il ministro ha la possibilità e la volontà di dare risposte lo faccia. Ci dica se è in grado di impostare un atto di indirizzo per il rinnovo del contratto, ci dica se il Governo è pronto ad aprire un grande dibattito sull’autonomia regionale coinvolgendo anche le parti sociali. Questo gli chiediamo. Ma se risposte non ce ne saranno, sappia che la mobilitazione farà il suo corso, e nessuno potrà parlare di uno sciopero proclamato ‘a prescindere’, men che meno di uno sciopero politico per mettere in difficoltà un Governo. Sarà, come sempre è stato per noi, uno sciopero con obiettivi precisi e chiari, nella migliore tradizione e cultura del sindacalismo scolastico italiano”.

Così Maddalena Gissi, segretaria generale della CISL Scuola, ha chiuso gli attivi unitari delle regioni del nord nella gremitissima sala del Centro Congressi Russott di Venezia Mestre, con la presenza anche dei segretari generali delle altre quattro sigle promotrici della mobilitazione unitaria.

“Per le difficoltà che purtroppo segnano ancora pesantemente la vita del Paese, nel contesto di una condizione per molti aspetti drammatica a livello europeo e planetario, servirebbe – ha affermato la Gissi – una politica all’altezza, con capacità di orientamento e di guida, non ripiegata asfitticamente sugli interessi di breve respiro di un’interminabile campagna elettorale. Una politica che quasi costantemente punta a dividere, priva di una visione di insieme che sarebbe quanto mai indispensabile. Serve una politica che a tutti i livelli comprenda e sostenga il valore strategico dell’investimento in capitale umano. Lo chiediamo anche all’Europa, a un’Europa che vogliamo riscopra un profilo sociale, non riducendosi a essere miope revisori dei conti dei vari Stati”.

Forte ed esplicito l’invito a promuovere un ampio coinvolgimento della categoria perché cresca la consapevolezza sulle ragioni che rendono obbligata la via della mobilitazione. “Si avverte il rischio – ha detto la leader della CISL Scuola – di una sorta di ‘anestesia’ indotta da tante promesse che oggi si rivelano del tutto inconsistenti. È bene, se necessario, suonare la sveglia laddove questo accada. Chi si è illuso di avere in pochi mesi stipendi europei, si rende conto oggi che per il nuovo contratto c’è meno della metà di quanto è servito per quello precedente. Chi lo ha giudicato allora una vergognosa elemosina, faccia due conti e assuma oggi la responsabilità di decisioni conseguenti”.

Non poteva mancare un passaggio sulla questione dell’autonomia differenziata, che costituisce uno dei punti forti della mobilitazione. “Le Regioni che chiedono più competenze e più poteri, comincino a usare meglio quelli di cui già oggi dispongono: non abbiamo visto fin qui grandi risultati, e potremmo dimostrare dati alla mano quanto siano stati inefficaci o sbagliati gli interventi sul dimensionamento degli istituti e sulla rete scolastica, quanto poco abbiano pesato le Regioni nel sostenere una programmazione ottimale dei percorsi formativi anche a livello universitario, consentendo vuoti e squilibri che non aiutano certo il buon funzionamento del servizio”.

Domani il ciclo di iniziative unitarie si concluderà con la riunione di RSU e delegati delle Regioni del centro Italia e Isole Maggiori, in programma a Roma presso il IV CPIA in via S. Martino della Battaglia, alle ore 10.

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