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Felice di insegnare in Piemonte, ma la mobilità da algoritmo è un Medioevo. Lettera

di redazione

Inviato da Prof. Catalano Francesco – Esistono persone perbene che hanno la dignità di onorare fino in fondo il loro lavoro, perchè ai nostri giorni il lavoro è sinonimo di privilegio davanti a tanta disoccupazione.

Alla tenera età di 50 anni davanti ad una proposta di lavoro fisso, considerando tutte le avversità della vita, sarebbe stato un atto insensato non accettare il ruolo anche in un’altra regione diversa dalla propria.

Ed allora eccomi trasferito in Piemonte, bella terra abitata da persone discrete ma sempre a disposizione. Il primo anno a Biella, il secondo a Gattinara (VC), il terzo a Varallo (VC), un bel paese ai confini d’Italia.

In questi tre anni di docenza non ho mai fatto un giorno di assenza (ringraziando Dio) ed ho cercato di mettere in campo, in territorio diverso da quello di Palermo e provincia. diverso soprattutto per esigenze sociali, tutta la mia esperienza professionale.

Sono contento del lavoro svolto. Purtroppo in questi anni mentre il mio bagaglio professionale ed esperenziale si arricchiva, il mio conto corrente subiva un graduale impoverimento. Mi trovo, ad oggi, nelle condizioni economiche di non poter sostenere le spese di trasferimento per il quarto anno consecutivo. Che fare ??

Questa domanda la vorrei girare a chi di dovere: Dovrei rinunciare al mio lavoro?? Dovrei indebitarmi?? Dovrei perdere la mia dignità e fingermi malato? Dovrei trovare un funzionario compiacente e chiedere assistenza a genitori anziani anche se autosufficienti?? La mia famiglia che adoro..ed alla quale sono stato lontano, è monoreddito e naturalmente questo aggrava la situazione.

Molti dicono che i docenti trasferiti sono lagnosi, io voglio ribadire a gran voce che sono soltanto persone perbene a cui sono stati calpestati diritti fondamentali protetti dalla Carta Costituzionale. Chi ha legiferato la nefasta legge 107 avrebbe dovuto prevedere tutto questo, ed elargire dei supporti economici a chi avrebbe presentato domanda per il ruolo.

Qualcuno dice che siamo entrati nella Terza Repubblica, ma un algoritmo matematico che decide la vita della brava gente mi fa tanto ricordare il Medioevo.

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