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Dopo il diploma: quali sbocchi lavorativi per chi sceglie Biologia o Chimica all’Università

di redazione

Anche se le modalità di svolgimento del prossimo esame di maturità non sono ancora del tutto chiare, resta il fatto che a partire da quest’estate un nuovo esercito di neodiplomati dovrà decidere del proprio futuro, chi cercando fin da subito lavoro chi invece iscrivendosi a un percorso di formazione terziaria come ITS, AFAM o Università.

Anche se le modalità di svolgimento del prossimo esame di maturità non sono ancora del tutto chiare, resta il fatto che a partire da quest’estate un nuovo esercito di neodiplomati dovrà decidere del proprio futuro, chi cercando fin da subito lavoro chi invece iscrivendosi a un percorso di formazione terziaria come ITS, AFAM o Università.

Per coloro che sceglieranno l’Università, senza dubbio la schiera più numerosa di chi proseguirà con gli studi, si aprono numerose e spesso sconosciute opportunità.

Le domande in questo caso sono: quale corso di studi universitari è quello giusto per me? Quale percorso mi darà maggiore soddisfazione in termini formativi? E, cosa per nulla secondaria, quali opportunità di impiego avrò una volta conseguito il titolo di laurea?

Se alle prime delle due domande è difficile se non impossibile dare a priori una risposta, discorso diverso può esser fatto per la terza domanda. Soffermiamoci allora brevemente, in questo articolo, sulle opportunità di impiego che si conformano ai laureati in due discipline scientifiche vicine ma piuttosto diverse tra loro: la Chimica e la Biologia. Domandiamoci allora: che mestiere si può fare con queste due lauree?

Cominciamo con gli sbocchi professionali della laurea in Biologia: se la professione di Biologo nell’ambito sanitario è naturalmente il principale sbocco lavorativo per chi consegue questo titolo di studi, un laureato in Biologia può trovare collocazione nel mondo delle aziende private in ambito farmaceutico, alimentare o, per esempio, cosmetico. Può inoltre entrare nel mercato del lavoro anche come Venditore tecnico, per esempio presso aziende che si occupano di integrazione alimentare o prodotti parafarmaceutici, o come Informatore Scientifico del Farmaco (secondo quanto stabilito dall’articolo 122 del D.lgs. n. 219 del 2006) per aziende farmaceutiche: si tratta, in questi due casi, di profili spiccatamente commerciali. Ma le opportunità per un laureato in Biologia non si esauriscono qui: può infatti ambire, per citarne solo altre tre, ad essere Ecologo, un professionista che studia le relazioni tra gli organismi e l’ambiente in cui vivono, Botanico o Zoologo, a seconda della specializzazione formativa.

Anche gli sbocchi professionali della laurea in Chimica si riferiscono primariamente all’ambito della ricerca e del lavoro di laboratorio, ma non solo. Il Chimico, recentemente ricompreso tra i professionisti della Sanità, come il Biologo, secondo quanto stabilito dalla “Legge Lorenzin” n. 11 dell’11 gennaio 2018, può trovare come quest’ultimo collocazione in enti pubblici. Ma anche in enti privati di diverso genere. Un laureato in Chimica può inoltre trovare collocazione nello staff delle aziende che operano nel mondo farmaceutico, cosmetico, alimentare, ma anche, per esempio, nel mondo della produzione di materiali dell’edilizia. Si parla, in questo caso, anche di Chimico industriale, un profilo che presiede al processo di ricerca e sviluppo dei prodotti e delle filiere produttive. Nei settori citati, un laureato in Chimica può inoltre ricoprire il ruolo di Tecnico di laboratorio per il controllo e la certificazione della qualità, professionista che verifica il corretto funzionamento del processo di produzione e la qualità del prodotto finito.

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