I docenti sono già licenziabili, vediamo come insieme al Segretario Scrima. “No a modifiche di legge”

di Eleonora Fortunato

Impazza la polemica sulla licenziabilità degli impiegati pubblici, docenti inclusi. Dopo le dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera, il segretario di Cisl Scuola Francesco Scrima ha commentato anche con noi l’ipotetica applicazione del Jobs Act al mondo della scuola.

Impazza la polemica sulla licenziabilità degli impiegati pubblici, docenti inclusi. Dopo le dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera, il segretario di Cisl Scuola Francesco Scrima ha commentato anche con noi l’ipotetica applicazione del Jobs Act al mondo della scuola.

Lo scontro, in questi giorni, si è consumato tra il Senatore Ichino (Scelta civica) e il Mnistro Madia (Partito Democratico), entrambi i partiti facenti parte della maggioranza.

Sulla questione è intervenuto anche il Primo Ministro Renzi che ha affermato di aver voluto la cancellazione del comma nel Job Act che faceva riferimento alla Pubblica Amministrazione. Anche se ha ricordato che della pubblica amministrazione se ne parlerà con il Decreto Madia.

Nel dibattito si è inserita anche l'On Tinagli, sempre di Scelta Civica, che riferendosi all'assunzione di 150 mila nuovi insegnanti, ha chiesto che venga fatta con nuove regole.

Innanzitutto, secondo lei è credibile la versione che all’ultimo sia stato cancellato il comma che avrebbe esteso il Jobs Act anche alla PA?

“So bene che circolano versioni contrastanti legate ai rappresentanti dei diversi partiti politici. Io mi rifaccio a quanto affermato pubblicamente da due ministri di questa Repubblica, Poletti e Madia, i quali lo hanno ribadito in maniera inequivocabile: il Jobs act si applica ai soli dipendenti privati”.

Ma allora non sarebbe stato meglio metterlo nero su bianco?

“Guardi, non mi interessa la dietrologia. L’obiettivo è ancora una volta quello di screditare i dipendenti pubblici, ma i parlamentari, che sono delegati del popolo, dovrebbero riflettere bene prima di parlare e pensare che l’oggetto delle loro uscite estemporanee sono i destini delle persone. Nessun’altra categoria di lavoratori è stata così pesantemente offesa e defraudata di diritti come quella dei dipendenti pubblici”.

In effetti il luogo comune che circola su di loro è un altro: possono prendersela comoda tanto sono inamovibili…

“Si dice troppo poco, invece, della mortificazione che riguarda gli almeno 200.000 precari i cui rinnovi contrattuali sono appesi ogni anno al filo delle leggi di stabilità, mentre si poggia proprio su di loro l’ossatura burocratica e amministrativa del Paese. E sappiamo bene che il DL 105 del 2009, noto come Legge Brunetta, ha specificato in maniera molto chiara che i dipendenti pubblici sono licenziabili in caso di scarso rendimento o inabilità al lavoro. Qualcuno si lamenta della lentezza dell’iter, ma la legge è stata fatta e parla chiaro”.

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Ecco, lei che è un sindacalista, ci vuole spiegare che cosa significa ‘scarso rendimento’ nel caso della docenza e qual è l’iter per accertarlo? Inoltre, la sua organizzazione è a conoscenza di molti casi di licenziamento per scarsa produttività nella scuola?

“Credo che i lettori di Orizzontescuola sappiano che in Italia esiste una norma costituzionale fondamentale a regolare e orientare il lavoro della docenza, cioè la libertà di insegnamento, ma essa non copre i casi in cui sia palese lo scarso impegno o la non idoneità di un docente a ricoprire il ruolo che gli è stato affidato. L’iter può partire su segnalazione delle famiglie o degli studenti al dirigente il quale, dopo averne verificato la fondatezza, prende atto della mancata corrispondenza con i criteri previsti dal POF, anche predisponendo una visita del corpo ispettivo. L’inadeguatezza della prestazione può essere anche di tipo pedagogico o didattico e non riguardare esclusivamente l’ambito delle conoscenze. Non so quantificarle il numero di casi di licenziamento per scarsa produttività nella scuola che abbiamo avuto in Italia, ma le garantisco che anche ci sono stati”.

Tornando al decreto Brunetta , che lei sappia ha inciso molto sul tasso di assenteismo dei docenti?

“Credo che gli insegnanti non siano mai stati accusati del malcostume delle assenze per allungare i finesettimana o i ponti, tutti sanno che a scuola le assenze dei colleghi ricadono sull’intera organizzazione, c’è corresponsabilità, collegialità. Che io ricordi, i dati della Ragioneria di Stato non hanno messo in evidenza alcun effetto apprezzabile del decreto Brunetta in quest’ambito”.

Tornando all’argomento di partenza, come giudica il silenzio del ministro Giannini dopo l’uscita del Senatore Ichino, che siede nelle fila del suo stesso partito?

“In questa vicenda non mi è piaciuto commentare o interpretare le parole che sono state usate, figuriamoci i silenzi. Certo è che il dibattito ormai è stucchevole: diciamolo una volta per tutte, lo statuto del lavoratore statale, che ottiene il suo posto di lavoro per concorso, non può essere equiparato a quello del lavoratore privato, che viene ‘chiamato’ dal datore di lavoro perché ha bisogno di lui. Questo non significa illicenziabilità, ma qualcosa dovrà pur contare”.  

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