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Docenti si ribellano a proteste di genitore per alunni stranieri a scuola

di Elisabetta Tonni

Sono stati i docenti a prendere le difese, a Genova, di alcuni studenti stranieri “colpevoli”, nella visione di un genitore, di frequentare la stessa scuola del figlio e accedere entrando “addirittura” dallo stesso portone.

Gli studenti stranieri in questione sono regolari alunni dei corsi di italiano a cura dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti erogati, nella fattispecie, da una scuola intitolata a due bambini ebrei, figli del custode della sinagoga di Genova, deportati e uccisi ad Auschwitz nel dicembre 1943.

Le proteste del genitore scandalizzato sono state indirizzate direttamente agli apparati politici, scavalcando a piedi pari gli organi competenti (in primis il collegio dei docenti) delle istituzioni scolastiche. Ne è nato immediatamente un caso politico, con immediato additamento della scuola giudicata “colpevole“.

Il corpo docente proprio non ci sta e scrive immediatamente una relazione per spiegare i fatti, soprattutto l’irregolarità – questa sì – di essere stato scavalcato come Istituzione.

Avrebbe potuto e dovuto, come vorrebbe la prassi – è la spiegazione degli insegnanti riportata sul Fatto Quotidianorivolgersi alle figure sempre presenti e disponibili nella scuola per avere chiarimenti circa la presenza di queste persone straniere: il personale Ata, la referente di plesso, i docenti avrebbero potuto fugare qualsiasi dubbio e, anzi, avrebbero potuto invitare il genitore ad incontrare il maestro Giorgio Duò, storica figura della scuola e titolare del corso“. A questa dichiarazione fa eco un’altra: “Ma visti i tempi che corrono – dice una docente della scuola a ilfatto.itprobabilmente ha pensato di trovare maggior sensibilità nella politica“.

Come se non bastasse, i docenti hanno fatto notare che sarebbe stato sufficiente leggere “la descrizione, pubblicata sul sito, delle attività che si svolgono nella scuola o almeno ascoltare quanto viene descritto e spiegato nel corso degli Open Day“. Se ciò fosse avvenuto non avrebbe destato tanto stupore la presenza degli stranieri a scuola. Tuttavia, il collegio dei docenti si è detto basito dal fatto che “tutto ciò sia avvenuto in una scuola, luogo che è per definizione e Costituzione inclusivo, luogo in cui si insegna ai bambini a non fare distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“.

Il fatto che quella scuola avesse dato seguito alle leggi razziali del ’38 mettendo in pratica un accesso separato per i bambini ebrei genovesi era stato considerato uno dei punti di forza per contestare la scelta del passato e consentire – appunto – l’istruzione agli stranieri. “Anche per questo – hanno rimarcato i docenti – ci pare significativo e al tempo stesso incoraggiante che proprio questo edificio sia ora sede di un corso di lingua Italiana per stranieri che accoglie e include tutti“.

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