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Diplomati magistrale, potrebbero rimanere in cattedra per tutto 2018/19

di Elisabetta Tonni

La questione dei diplomati magistrale è stata all’attenzione della VII Commissione Cultura che, nella seduta del 19 luglio, ha dato il proprio parere favorevole con modifiche all’art. 4 del Decreto Dignità. 

Continuità didattica va salvaguardata per tutto l’a.s. 2018/19

Secondo la VII Commissione di Montecitorio, vanno individuate “modalità di esecuzione delle sentenze relative ai diplomati magistrali idonee a salvaguardare, nel preminente interesse delle alunne e degli alunni, la continuità didattica per tutto l’anno scolastico 2018/2019, nonché a dare compiuta definizione al relativo quadro normativo, contemperando gli interessi dei diplomati magistrali con quelli di coloro che sono in possesso dei titoli attualmente richiesti dalla normativa di settore per l’accesso all’insegnamento nella scuola primaria e nella scuola dell’infanzia”.

Finora, però i Deputati non indicano nel dettaglio quali saranno le modalità che restano, appunto, da individuare.

Se non ci saranno colpi di scena dell’ultimo minuto in uno dei due rami del Parlamento, la fase di conversione in legge del decreto dignità, sulla questione dei diplomati magistrali, sembrerebbe mantenere l’impianto del testo originale.

Dai resoconti della commissione Cultura emerge finora una sostanziale conferma da parte dei Deputati della maggioranza delle scelte effettuate anche in sede governativa.

La situazione dei diplomati magistrali e la decisione di differire di 120 giorni le situazioni a far data dalla comunicazione ufficiale che arriverà al Miur è ripercorsa con dovizia di particolari dal deputato Marco Bella del M5S nella seduta del 17 luglio.

Il giorno successivo anche Virginia Villani (M5S) si dichiara favorevole al differimento a 120 giorni dell’esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali riguardanti i diplomati magistrali, a tutto vantaggio della regolarità dell’avvio dell’anno didattico.

Di parere contrario, la deputata Anna Ascani (Pd), secondo la quale il differimento dei 120 giorni produrrà l’effetto contrario, cioè comprometterà la didattica, portando una rivoluzione dei docenti nel bel mezzo dell’anno scolastico. “Per la questione dei diplomati magistrali – si legge nel resoconto – affrontata anche dal precedente Governo, sarebbero preferibili soluzioni di lungo respiro, quali la previsione di un piano strutturale”.

Il giorno dopo, 19 luglio, si torna sulla questione in particolare con l’intervento dell’onorevole Lucia Azzolina (M5S) che ha puntato il dito contro il PD, ricordando che la sentenza da rispettare porta la data del 20 dicembre 2017 e che l’allora maggioranza non mosse un dito per risolvere la questione. L’On. ha concluso che il differimento non rappresenti una soluzione e ha assicurato che dal Movimento 5 Stelle arriverà una soluzione.

Voto contrario, invece, è stato annunciato da Paola Frassinetti (FdI), perché
la norma sui diplomati magistrali contenuta nel decreto-legge non sarebbe sufficiente a risolvere il problema, che ha natura strutturale.

Nicola Fratoianni, (LeU)  ritiene sarebbe stato più saggio disporre
un differimento dell’attuazione delle sentenze per tutto l’anno scolastico,
e non limitata a 120 giorni.

Valentina APREA (FI) preannuncia il voto contrario del suo gruppo.

Lucia CIAMPI (PD), il suo gruppo ritiene necessario contemperare l’esecuzione delle sentenze relative ai diplomati magistrali con la salvaguardia della continuità didattica degli alunni per tutto l’anno scolastico, e non solo per 120 giorni, garantendo e tutelando, altresì, i diritti di coloro che hanno conseguito titoli abilitanti per l’accesso alla professione di insegnante, i quali non vengono neppure citati nel dispositivo del Governo.

Decreto Dignità in Aula dal 24 luglio

Ricordiamo che il Decreto Dignità sarà discusso in Aula dal 24 luglio. Conosceremo così quali emendamenti saranno stati presentati per la sua modifica

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