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Didattica a distanza, CISL: aumentato il carico dei docenti per 87,3% prof

di redazione

Una indagine condotta dalla CISL scuola attraverso le RSU territoriali analizza cosa ha significato per i docenti la didattica a distanza. In particolare sul livello di impegno dei docenti.

I dati dell’indagine – scrive Maddalena Gissi in una breve nota introduttiva – nel dare conto di un impegno davvero corale di tutta la comunità scolastica, fanno giustizia di qualche commento superficiale e ci dicono con quanta generosità e quanta dedizione il mondo della scuola stia facendo oggi la sua parte“.

L’impegno richiesto per la gestione delle attività a distanza è notevole, specialmente per quanto riguarda la loro preparazione, tanto da risultare superiore a quello richiesto per l’attività ordinaria per l’87,3% dei docenti.

La stessa percentuale ritiene aumentato il carico di lavoro dei docenti complessivamente inteso, che solo il 10,8% considera invariato, a fronte di un 2,1% che lo considera diminuito. Alla richiesta di quantificare il carico orario settimanale, è del 64% circa la percentuale di chi stima un impegno superiore alle 25 ore settimanali, ma per un 15% il tempo di lavoro arriva fino a 36 ore la settimana, mentre il 21,1% ritiene che il carico settimanale superi le 36 ore. Tutto ciò, nonostante la somministrazione delle attività agli alunni avvenga nella maggior parte dei casi (76%) per una quantità di ore ridotta rispetto a quelle previste ordinariamente in presenza.

Nel 24% dei casi viene rilevato un orario delle lezioni corrispondente a quello ordinario. Nella maggioranza dei casi (69%) si procede ad una valutazione degli alunni. Il carico di impegno richiesto dalla didattica a distanza risulta equivalente secondo la gran parte degli intervistati a quello delle ordinarie attività scolastiche; il 30,6% ritiene che l’impegno richiesto sia maggiore, mentre solo un 3,1% giunge a considerarlo eccessivo. Elevatissimo, stando alle risposte raccolte, il livello di coinvolgimento e partecipazione delle famiglie, positivo nel 90% dei casi (solo il 7,5% registra il coinvolgimento di una minoranza delle famiglie e poco più del 3% segnala un totale disinteresse), cui corrisponde anche un elevato indice di gradimento che le stesse sembrerebbero esprimere.

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