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Dantedì, lettera ai miei studenti “seggendo in piuma in fama non si vien, né sotto coltre”

*Prof.ssa Natascia De Gennaro – Cari studenti e studentesse, in questo momento delicato in cui la tentazione di rimanere a poltrire nel letto abbandonandoci ad una vita molle e inoperosa può farsi seducente, a volte imperiosa fino a soffocare ogni scrupolo risorgente – la vostra insegnante lo sa, perché, farete fatica a crederlo, ma nemmeno lei ne è del tutto immune – ecco che il Sommo poeta trova il modo di suggerire a voi e a me che

«…SEGGENDO IN PIUMA
IN FAMA NON SI VIEN, NÉ SOTTO COLTRE;
SANZA LA QUAL CHI SUA VITA CONSUMA,
COTAL VESTIGIO IN TERRA DI SÉ LASCIA,
QUAL FUMMO IN AERE E IN ACQUA LA SCHIUMA.»

Dante, con parole concrete che mette in bocca al suo maestro, vuole rammentarci che sedendo sulle piume non si giunge alla fama, e neppure stando sotto le coperte; chi passa la sua vita senza questa (la fama), lascia un ricordo di sé sulla terra quale il fumo nell’aria o la schiuma nell’acqua.

La fama. Dobbiamo liberarci dalla vile pigrizia per raggiungere la fama. Perché colui che è senza fama sta nel mondo e muore. E proprio in mezzo a tanta morte si è fatta meno credibile la lezione della felicità facile facile, e più fioca e indistinta la voce delle sirene che seducenti cantano la celebrità facile facile.

La fama vera è invece quella che procura onore ed essa va non per vie piane e leggere, non per dolci sonni e delicati riposi, ma per sacrificio, fatica, concentrazione e, qualche volta necessariamente, per solitudine.
La fama che noi a scuola costruiamo è la voce – in greco antico φήμη-, il grido di senso rivelatorio che si oppone al silenzio, la luce che vince il buio. La fama è vita contro la morte.

E perciò leviamoci dal letto. Superiamo la difficoltà di respiro – l’ambascia, dice Dante, e l’angoscia aggiungo io – con quel vigore che vince ogni battaglia. Alziamoci al mattino e ostentiamo una forza anche superiore a quella che sentiamo di avere: gridiamo e gridiamoci «sono forte e ardito» come Dante mentre continua ad inerpicarsi lungo l’erta franosa della sesta bolgia solo per non apparire fiacco dinanzi al suo maestro. Ci scopriremo tali.

La società dei giorni nostri, furba e aggressiva com’è, possa non speculare sulla fannullaggine e non ci trovi senza quegli scatti d’energia che sanno di bellezza e sapienza che sono necessari per reagire al dolce morso che per la giugulare vuol versarci dentro i veleni dell’indolenza e dell’ignoranza.

*Istituto Statale d’Istruzione Secondaria Superiore Amaldi-Nevio – S. Maria Capua Vetere (CE)

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