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Contratto, Anief: aumenti non sarebbero dovuti essere sotto i 300 euro, scioperiamo il 2 e 3 maggio

di redazione

Anief – Arriva al capolinea l’estenuante trattativa che, sulla base dell’accordo raggiunto all’Aran ad inizio febbraio, farà avere ad un milione e 200mila lavoratori della scuola tra i 37 e i 52 euro netti di aumento e 435 euro lordi medi di arretrati: poche ore fa, il Ministero dell’Istruzione ha comunicato che “la Corte dei Conti ha certificato l’ipotesi di rinnovo del contratto del comparto del settore ‘Istruzione e Università’ – che comprende Scuola, Università, Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), Ricerca – siglata lo scorso 9 febbraio.

La certificazione riguarda l’attendibilità dei costi quantificati per il rinnovo del contratto e la compatibilità con le risorse disponibili. A breve seguirà la firma definitiva del nuovo contratto collettivo nazionale da parte dell’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) e le Organizzazioni sindacali”. E già per domani i sindacati sono stati convocati all’Aran per la sottoscrizione definitiva del contratto, scrive Orizzonte Scuola.

Decisamente imbarazzanti risultano le dichiarazioni sull’evento da parte della Ministra uscente dell’Istruzione, Valeria Fedeli, la quale, invece di schernirsi per avere sottoscritto un contratto modesto, molto piccolo, che lascia i lavoratori della scuola tra i meno pagati della PA – nemmeno 30 mila euro l’anno -, si dichiara molto soddisfatta “per il traguardo raggiunto, che ci consente di dare il giusto riconoscimento professionale ed economico, dopo oltre 8 anni di attesa, alle donne e agli uomini che lavorano con passione e serietà nel comparto della conoscenza. Il contratto che abbiamo siglato il 9 febbraio scorso è il frutto di un serrato confronto”.

“Viene da chiedersi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – cosa ci sia da essere soddisfatti, visto che in base al tasso IPCA – il quale dal 2008 al 2016 è aumentato del 8,52%, poi del 9,32 per il 2017 e dell’11,22 – gli incrementi in busta paga non sarebbero dovuti andare sotto i 300 euro. Invece, ci si è fermati ad incrementi-micragna che corrispondono allo 0,36%, all’1.09% e al 3,48%. Un discorso simile vale per gli arretrati 2016-2017, 13 volte sotto il tasso IPCA aggiornato per il periodo durante il quale i dipendenti hanno perso oltre 6mila spettanti”.

Rimane anche da capire che fine abbiano fatto le quattro mensilità non riconosciute dal settembre 2015, assegnate anche dalla Corte Costituzionale. E pure le prime mensilità del 2018, utili ad avviare quel processo perequativo, indispensabile per permettere anche a coloro che percepiscono gli stipendi più bassi di garantirsi gli aumenti, pure se solo fino al 31 dicembre 2018. Il problema è molto sentito dal personale e per questo abbiamo deciso di scioperare anche il 2 e 3 maggio prossimi. Per renderci conto di cosa stiamo parlando, ribadiamo che proprio in questi giorni 20 mila docenti si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky per chiedere aumenti di 10mila dollari, a fronte dei 6.100 già incassati, con stipendi annui che superano in media i 60 mila dollari”.

Per tutti questi motivi, Anief ha messo a disposizione dei ricorrenti il modello di diffida gratuito per ottenere quanto dovuto dallo Stato e per richiedere quanto spetta di diritto. Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati, come già detto, pure i lavoratori già immessi in ruolo.

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