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Pensione Quota 100, paletti e restrizioni, fuori ogni logica

di Consulente Fiscale

Pensione Quota 100, troppi paletti e restrizioni, un beneficio per pochi, una misura senza logica…..

Buongiorno, seguo con interesse i vostri commenti e scrivo a riguardo delle ipotesi per la pensione.

Sono una assistente tecnico nata nell’ottobre del 1959 e tra poco compirò 59 anni. Avendo iniziato presto a lavorare anche con lavori temporanei in altre amministrazioni, ho quasi 40 anni di contributi versati. Secondo le ipotesi che leggo, potrebbero andare in pensione persone con una anzianità anagrafica dai 62 anni con 37/38 anni di contributi, che lavorano quindi da meno anni di me, e anzi si studierebbe il modo per fargli riscattare anche contribuiti con agevolazioni per permettergli di andare in pensione.
Ora io mi chiedo se nessuno si renda conto della assurdità di tale proposta quando invece c’è gente che da più anni contribuisce è da più anni sacrifica gioventù e affetti familiari.

La logica dovrebbe dire che in pensione ci devono andare prima le persone che da più anni lavorano e pagano i contributi per cui la priorità dovrebbero essere queste persone. Perché penalizzare persone come me quando già sono state penalizzare lavorando da più anni? Secondo voi è giusto che veda andare in pensione colleghi che lavorano da meno anni di me solo per un fatto anagrafico? Quindi queste persone di 62 anni con 37/38 di contributi totale 99/100 se ne possono andare in pensione escogitando agevolazioni mentre persone come me vanno penalizzate aspettando di avere 62 tra tre anni quindi arrivando ad avere 62 anni e 43 quota 106 di contributi o 63 e 44 quota 107 o 64 e 45 quota 109 poiché incrementa l’età per quella ipotesi?

Poi mettiamoci che essendo io nata a ottobre e compiendo gli anni quando è già iniziato l’anno scolastico devo restare addirittura un anno in più e contribuire un ulteriore anno in poi oltre quelli sopra? Ma vi rendete conto che cosi saremmo le persone destinate a vedere la pensione come una asticella che si alza sempre di più, irraggiungibile?

Io mi chiedo perché in Italia la logica e la correttezza siano l’ultima cosa da seguire…Chi è entrato prima a lavorare contribuendo di più deve essere il primo a uscire! Quindi se devono essere messi dei paletti non deve essere certo l’età anagrafica ma gli anni di contribuzione 40/41, non penso che ci voglia tanto per capire che questo sarebbe equo e sinceramente non capisco perché persone come me che lavorano e hanno sacrificato la gioventù la crescita dei figli e il poter seguire i genitori anziani non valga niente…

Io Ho visto andare in pensione colleghi con pensioni baby di 15/20 anni cioè la metà dei miei anni di lavoro, che poi si sono reinseriti facendo altri lavori e adesso godono di pensioni privilegiate godendo di contributi non versati e adesso dovrei vedere andare in pensione altri che lavorano da meno anni di me e hanno contribuito meno e restare ad aspettare non so neppure io cosa…forse di morire lavorando? Oltretutto sono rimasta fregata da opzione donna prorogata per le donne nate fino al 1958 che possono permettersi in qualsiasi momento di andare in pensione, non sono nei precoci perché non ho lavorato prima dei 19 anni ma allora dove sono? Ma ditemelo se devo morire a lavoro…ditemelo che il conto è sulla speranza di morte non sulla speranza di vita …però perché devo essere io e quelli come me a pagare il sacrificio?

Proposte assurde, deve passare solo quota 100 con un minimo contributivo 40/41 anni indipendentemente dall’età che ovviamente potrà essere dai 59 in su …vi prego di pubblicare questo mio grido disperato di richiesta di giustizia ed equità, sono entrata in uno stato di depressione senza più speranza e vie di fuga, anche ai carcerati abbonano degli anni! Io mi sento una sorta di carcerata senza speranza, ma qualcuno che usa la logica esiste?

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