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Concorso Dirigenti: “ho fatto 100 su 100, memoria è importante ma non basta”

di Elisabetta Tonni

La preselezione per il concorso da Dirigente Scolastico sta diventando il trionfo delle maestre. C’è un’altra docente, anche lei di scuola primaria, che ha fatto il pieno: 100 risposte esatte su 100.

Marianna Bove, classe ’75 è la maestra “perfetta ai quiz” che preferisce essere chiamata docente. E’ laureata in economia aziendale e insegna matematica alle scuole elementari di una frazione vicino Cosenza, in Calabria.

Marianna, mi dica la verità, non c’è stata alcuna domanda in cui non ha avuto un minimo di dubbio?

No, davvero. Ho cominciato a studiare da subito e comunque erano tutte materie in cui mi destreggiavo bene, come per esempio l’area 2, la 7 e la 9 anche per la mia formazione culturale personale.

Parliamo di economia, diritto, comparazione europea dei sistemi scolastici: gli argomenti più ostici.

Mi sono sentita sicura del fatto mio. Ho sempre amato studiare. La memoria è importante, perché non erano domande facili, ma ha giocato a mio favore la competenza acquisita negli anni.

In pratica il suo risultato è il frutto di una formazione costante.

A prescindere dal concorso, la mia è una preparazione sistematica. Accedo ai canali social del Miur, sui siti Internet. Possiedo anche un master sull’organizzazione scolastica.

Quindi è proprio decisa a intraprendere la strada della dirigenza…

Io non vado mai per tentativi. Quando voglio una cosa, sono determinata nel conseguirla. E’ stata la stessa cosa anche con il concorso per l’insegnamento dell’infanzia prima di passare alla primaria. Quando nel 2012 l’allora ministro Profumo organizzò la selezione, io partecipai e vinsi. Non so se andrà così anche questa volta; il concorso è molto difficile, lo ammetto. Ma io sono determinata.

Va bene il bagaglio culturale, ma si sarà data un metodo di studio per questo concorso…

Appena è uscito il materiale, la mattina del 27 giugno, ho stampato subito le nove aree delle domande e ho cominciato a leggermele tutte. Per me era importante avere un quadro d’insieme della situazione. Certo mi è stato d’aiuto essere “figlia d’arte”, cioè di una maestra, e avere come punto di riferimento un dirigente scolastico che ora è un professore universitario. Ho seguito molti suoi corsi di formazione ed è stato una figura importante sia nel concorso da docente che in questo ultimo da dirigente.

Ha dedicato una fascia particolare della giornata allo studio?

Guardi, ho due figlie. La più piccola compie tre anni proprio in questi giorni. Non so chi mi ha dato la forza. Devo ringraziare il Signore. Io sono molto credente. Sono riuscita a non togliere tempo alla famiglia. Leggevo sempre le domande, soprattutto la sera. Sono state il mio Vangelo. Le dirò di più nell’area 9 c’è un programma nella scuola slovena che mi ha particolarmente colpito.

Che cosa dice?

Un programma di 350 ora dedicato a come avere successo nella vita. Questo particolare mi ha spinto ancora di più ad essere determinata.

Non c’è stata neanche una domanda su cui ha avuto un briciolo di dubbio?

Guardi, io avevo finito anche prima del tempo. Sono andata sicura su tutte le domande. Sentivo una serenità interiore. Sapevo dentro di me che sarebbe andato tutto bene. Anzi, mi ha snervato di più l’attesa dell’ora e quaranta in aula, per sapere il risultato. Però poi è andato tutto bene, grazie a Dio.

Davvero neanche un minimo dubbio?

Niente. Leggevo e dicevo: la risposta è questa. La accediamo. Come nel quiz televisivo. Però questo è il primo step. Speriamo che vada tutto bene anche dopo. Me lo auguro con tutto il cuore. Io ci credo.

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