Concorso a cattedra, studiamo insieme le “Avvertenze generali”. Oggi prima esercitazione, gratis

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Parte oggi, in sinergia con i formatori della Edises, l'iniziativa “Studiamo insieme le Avvertenze Generali".

Parte oggi, in sinergia con i formatori della Edises, l'iniziativa “Studiamo insieme le Avvertenze Generali".

Ogni martedì e giovedì saranno pubblicati test di 10 domande a risposta chiusa, sviluppati a partire dalle sintesi del Manuale Edises sulle  Avvertenze Generali.

La prima sintesi e l’esercitazione di riferimento, è sulle teorie dell’apprendimento e la psicologia dell’educazione.

LA SINTESI

Capitolo 1 Le teorie dell’apprendimento e la psicologia dell’educazione

  1. Il comportamentismo 
    Il comportamentismo è una teoria dell’apprendimento che si è sviluppata nell’ambito della psicologia soprattutto in America e fa riferimento allo studio dei comportamenti dell’uomo; viene anche definito behaviourismo, dal termine inglese behaviour, che significa appunto comportamento.
    Il modello comportamentista parte dall’idea che l’apprendimento avviene mediante degli stimoli S che pervengono al soggetto dall’ambiente esterno. Raggiunto dagli stimoli, questi fornisce delle risposte R, ossia determinati comportamenti. Ciò che avviene nella mente e che determina la risposta a un dato stimolo non è oggetto di studio; piuttosto, il punto centrale dell’osservazione dei comportamentisti è cercare di associare in un individuo una risposta ad un determinato stimolo, in maniera stabile. In questo modo la risposta del soggetto allo stimolo è osservabile e può essere studiata scientificamente; se questa è stabile, si può affermare che il soggetto ha imparato a rispondere in un certo modo allo stimolo, pertanto si è verificato un apprendimento.

Nell’ambito del comportamentismo, negli anni quaranta e cinquanta fu elaborata la Learning Theory, che definiva l’apprendimento come il consolidamento di una risposta che, se opportunamente rinforzata, rientrava nelle azioni stabili dell’organismo.

2. I principali esponenti del comportamentismo 
Pavlov fu il primo a condurre i suoi studi sulla connessione tra stimolo e risposta e sul condizionamento, distinguendo uno stimolo e una risposta incondizionati, da uno stimolo e una risposta condizionati, cioè indotti dall’esterno. Anche l’interesse di Watson e Thorndike si concentra sui processi di condizionamento da cui deriva l’apprendimento. In particolare Thorndike formula l’ipotesi dell’apprendimento per prove ed errori: al fine di raggiungere un determinato obiettivo, si adottano dei comportamenti l’uno diverso dall’altro, in sequenza e in modo quasi casuale, fino ad individuare quel comportamento che si ritiene soddisfacente per arrivare allo scopo. Skinner delinea due tipologie di comportamento:
–  il comportamento rispondente, che segue il paradigma stimolo-risposta e che può definirsi come un comportamento indotto da uno stimolo esterno che genera nel soggetto una risposta;
–  il comportamento operante, modello nel quale il soggetto, anche senza particolari stimoli dall’esterno, produce un comportamento al fine di ricevere un effetto premiante che si può definire rinforzo positivo. A differenza di quello rispondente, si tratta di un comportamento attivo, in quanto il soggetto di sua iniziativa opera sull’ambiente esterno per ricevere un beneficio. Eliminando il rinforzo, di conseguenza, il comportamento operante si estingue.

Albert Bandura ha formulato la teoria dell’apprendimento sociale, di stampo comportamentista. Mediante una serie di esperimenti, Bandura stabilisce che un modello aggressivo tende ad essere giustificato e imitato dai bambini quando questi si trovano in uno stato di irritazione. Questi risultati aprono le porte al concetto di apprendimento osservativo (o apprendimento vicario), un tipo di apprendimento che si discosta dal paradigma stimolo-risposta-rinforzo e avviene tramite l’osservazione di un modello di comportamento.

Gli studi di Bandura e di altri psicologi hanno pian piano aperto la scatola nera della mente, distanziandosi progressivamente dalla concezione dei comportamentisti classici. Alcune categorie, come lo scopo, la memoria, le variabili interne all’individuo, iniziano ad essere oggetto di studio. Il cognitivismo in parte si sviluppa parallelamente agli studi comportamentisti, in parte rappresenta un punto di approdo di questi ultimi. In realtà, sotto il nome di cognitivismo vengono ricondotti movimenti, teorie e studi, fondati talvolta su idee eterogenee. Tuttavia, ciò che li accomuna è lo studio della mente e dei suoi processi, che sembrano essere gli unici elementi in grado di spiegare il funzionamento di attività cognitive superiori. Il cognitivismo paragona esplicitamente la mente umana ad un computer.

3. La psicologia della Gestalt 
Il termine tedesco Gestalt, che vuol dire forma o configurazione, si riferisce ad una corrente psicologica, la Gestaltpsychologie o psicologia della forma, che è nata in Germania all’inizio del XX secolo e si occupa, nello specifico, della percezione e della sua organizzazione. A differenza del comportamentismo, secondo tale corrente l’apprendimento si basa su processi cognitivi e può essere compreso andando oltre lo studio del semplice comportamento.
In contrapposizione al comportamentismo di Thorndike, lo psicologo Wolfang Köhler nota che, soprattutto i mammiferi più vicini all’uomo dal punto di vista evolutivo, come le scimmie antropomorfe, possono imparare in un modo diverso, tramite un’illuminazione improvvisa, chiamata insight (intuizione), che porta alla risoluzione di un problema insolito grazie a una sua visione globale e completa.
Lo psicologo Max Wertheimer ritorna sul concetto di insight introdotto da Köhler e concentra i suoi studi sui meccanismi cognitivi che ci permettono di risolvere situazioni mai affrontate prima, oppure situazioni che si sono già presentate in passato, ma in modo più immediato, brillante ed efficace. Egli definisce pensiero produttivo quell’attività mentale che produce nuova conoscenza nell’individuo in contrapposizione al pensiero ri-produttivo, che, invece, “meccanicamente” ci porta ad affrontare situazioni già incontrate oppure nuove, con le stesse vecchie soluzioni, senza inquadrare la problematica in modo originale.

4. Lo Human Information Processing
Human Information Processing, in sigla HIP, si può tradurre in italiano come “Elaborazione dell’Informazione nell’Uomo”. Si tratta di una corrente psicologica che studia la mente umana e i processi che la riguardano, seguendo una stretta analogia con i computer. Il modello multimagazzino descrive il funzionamento della mente umana mediante un sistema di tre magazzini o memorie che scambiano informazioni. La memoria sensoriale (MS) è a contatto con l’ambiente esterno e da esso riceve stimoli; una prima elaborazione nel registro sensoriale permette di selezionare solo alcune caratteristiche dello stimolo, che vengono riportate nella memoria a breve termine (MBT), detta anche memoria di lavoro (ML). Di seguito, avviene il trasferimento nella memoria a lungo termine, che si suppone dotata di capacità illimitata, in cui le informazioni e i programmi possono essere contenuti per tempi molto lunghi.

5. La metacognizione 
L’attività metacognitiva è un’attività di auto-riflessione che accompagna quella cognitiva e ha il compito di renderla più consapevole, di monitorarla e valutarla al fine di garantire un apprendimento più efficace. La prima fase dell’attività metacognitiva consiste nel comprendere la natura del compito da svolgere: a questa fase si riconduce la metacomprensione. Se la comprensione è indice dell’aver capito che cosa svolgere, la metacomprensione è un’attività che consiste nel valutare coscientemente il livello di comprensione del compito. Il passaggio successivo alla comprensione (e alla metacomprensione) del compito da svolgere è la scelta di una strategia. Quando si parla di scelta della strategia, ci si riferisce allo studio della metamemoria, ossia la capacità di conoscere la memoria. In particolare, si tiene conto del fatto che nello svolgimento di un compito, nell’attuazione di una strategia, tra le varie abilità, occorre fare uso anche della memoria, richiamando dati che sono memorizzati prima del compito oppure che vengono memorizzati durante lo stesso.

6. Il costruttivismo 
Il costruttivismo ipotizza una serie di strutture psichiche che permettono di costruire un modo personale di interpretare la realtà. Ciascun individuo, mediante la propria visione personale della realtà, riesce a decodificarla e a darle un senso, apprendendo, quindi, dall’interazione con l’ambiente. Quest’ultima avviene mediante uno scambio continuo di informazioni che permettono all’individuo di ordinare la realtà nella maniera che gli sembra più funzionale.

Si distinguono diverse tipologie di costruttivismo:
– il realismo limitato (o realismo critico), secondo il quale esiste una realtà esterna oggettiva che è possibile conoscere direttamente;
– il costruttivismo epistemologico, il cui paradigma è l’esistenza di una realtà esterna indipendente dall’osservatore, la quale è inconoscibile da parte di quest’ultimo, se non attraverso un processo di costruzione della stessa;
–  il costruttivismo ermeneutico. In questo caso non si crede nell’esistenza di una realtà indipendente, oggettiva ed esterna all’individuo. La conoscenza è frutto della mediazione del linguaggio e dell’interazione tra diversi osservatori.

I tre approcci si differenziano sia sul piano ontologico, relativo all’esistenza della realtà, sia sul
piano epistemologico, relativo alla possibilità di conoscere la realtà con il metodo scientifico.

Accedi al test

Verifica, nella giornata di domani, la graduatoria per confrontare il tuo risultato con quello degli altri candidati. Questo è il link per accedere alla graduatoria http://www.edises.it/attivita/simulazioni-collettive-avvertenze-generali/graduatoria.php?id=1

Ricordiamo che il progetto è finalizzato esclusivamente all' autovalutazione in quanto, come è noto, le domande della prova scritta saranno a risposta aperta.

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