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Carenza docenti sostegno, colpa della riforma 2010 del corso di laurea in Sfp. Lettera

Inviato da  Ausilia Iovine – Egregio Ministro, apprendo della sua volontà di risolvere il gravoso problema della carenza di docenti di sostegno, perciò colgo l’occasione per rivolgermi a lei con l’auspicio di ricevere una gradita risposta, considerando che, né il suo predecessore né l’attuale Sottosegretario all’Istruzione, lo hanno fatto!

Deve sapere che la mancanza di insegnanti di sostegno è imputabile solo ed esclusivamente alle scelte scellerate dei governi passati.

Il D.M. 240 del 2010 ha infatti abolito il percorso di sostegno dal più ampio C.d.L. in Scienze della Formazione Primaria. E non parliamo di una laurea qualunque! Si tratta di un percorso a numero chiuso con prova di accesso programmata a livello nazionale. Un percorso articolato in attività teoriche e pratiche che attraverso esami, laboratori, stage e tirocini diretti e indiretti, offre una preparazione ad ampio spettro fondata su conoscenze e competenze acquisite sul campo.

La scelta di riformare il C.d.L., ha avuto il solo scopo di permettere alle università di lucrare sulla gestione diretta dei corsi di sostegno, basti pensare a quelli organizzati la scorsa primavera! A ciascun concorrente è stato richiesto il versamento di una tassa di concorso che variava dai 100 ai 180 euro. I pochissimi e fortunati candidati che hanno superato la prova di accesso, hanno poi dovuto sborsare dai 3500 ai 4000 euro per un corso della durata di 8 mesi. A questo punto mi chiedo perché susciti tanto scalpore la mancanza di docenti specializzati quando sono state le stesse leggi dello stato a determinarla! Esisteva un percorso universitario che, almeno per la scuola primaria e dell’infanzia, formava tutti i futuri docenti della scuola ed è stato volutamente riformato!

Tempo fa ho scritto una lettera al Ministro Bussetti per chiedere di fare luce su questa annosa situazione. Si parla tanto di inclusione, della necessità di formare tutti i docenti sui temi della disabilità e dell’inclusione e poi si sceglie di eliminare da un percorso di laurea magistrale, il conseguimento della specializzazione sul sostegno. Mi chiedo quali interessi sottesi possano valere più della dignità di un bambino diversamente abile e del suo diritto di avere un insegnante di sostegno che si prenda cura di lui, fin dal primo giorno di scuola.

Personalmente non trovo una spiegazione logica a tutto questo perciò la chiedo a Lei.

Specializzare tutti i futuri docenti della scuola italiana non non graverebbe sulle casse dello Stato. Inoltre, non è detto che tutti i docenti specializzati confluirebbero sui posti di sostegno. Al termine del percorso di laurea, ciascuno sarebbe libero di scegliere se accedere ai concorsi ordinari per la classe comune o per i posti di sostegno, ma intanto sarebbero tutti formati sui temi della disabilità e dell’inclusione.

Rilancio il mio appello anche se lo faccio con la consapevolezza che difficilmente otterrò una risposta. La mancanza di docenti specializzati è stata causata da chi ha scelto di anteporre gli interessi di pochi ai diritti di tanti.

Una pronta risposta alla cronica mancanza di insegnanti di sostegno nella scuola primaria e dell’infanzia, non può che essere rappresentata dal reinserimento della specializzazione sul sostegno all’intero del C.d.L. in Scienze della Formazione Primaria.

Spero vivamente che dia ascolto alle mie richieste, che riesca a trovare il tempo per rispondermi ma forse il problema non è tanto il tempo, quanto la mancanza di risposte a quella che vuole essere una riflessione basata su dati oggettivi e soprattutto sull’esperienza personale di chi scrive.

Cordiali saluti.

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