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Appello agli insegnanti: valorizziamo la scuola di montagna

di redazione

Con una lettera inviata ai docenti, Marco Bussone, presidente di Uncem (Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani) ha sollecitato la riscoperta delle montagne del proprio territorio.

Alle Istituzioni, invece, ha chiesto di mettere in campo norme e numeri diversi per le zone montane.

Il testo integrale della lettera è stato pubblicato anche sul sito Montagna.Tv

“Cari Insegnanti,
Maestre e Maestri,
Professori e Professoresse,

all’inizio di un nuovo anno scolastico, Uncem – Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani – vuole in poche righe farVi gli auguri per l’avvio del nuovo percorso assieme a tutti gli studenti che riprendono le lezioni alla scuola primaria e secondaria. È sempre un’avventura bella e come Uncem vogliamo chiederVi di essere protagonisti di un grande disegno, di un grande progetto di futuro che fa bene al Paese.

Ve lo raccontiamo in poche righe, in due “appelli”, e Vi chiediamo di esserne protagonisti, con i Dirigenti scolastici e tutte le componenti della scuola.

La scuola è per le aree montane uno dei punti di ancoraggio delle comunità e della stessa sopravvivenza dei paesi e dei borghi. Per questo ci rivolgiamo a Voi.

Il primo appello è volto a un’azione politico-istituzionale che Vi chiediamo di condividere. Siate insieme ai Sindaci e agli Amministratori dei Vostri territori impegnati e sostenitori della necessità di politiche peculiari per le aree montane (articolo 44 della Costituzione),che evidentemente toccano anche la scuola. Come? Ad esempio permettendo un’articolazione e “numeri minimi” differenziati per la montagna: qui la mancanza di sezioni, il taglio di insegnanti, l’accorpamento dei plessi degli ultimi anni ha effetti notevoli sulla vitalità dei paesi e delle valli alpine e appenniniche. Incide sul restare e sull’abbandono. Ancor di più questo avviene nelle aree del “cratere sismico”. Ecco perché Vi chiediamo di essere con noi attivi nel chiedere al Miur, a tutto il Governo, al Parlamento, alle Regioni, di mettere in campo norme e numeri diversi per le zone montane del Paese. Va riconosciuta la nostra specificità, proprio come spesso hanno ripetuto i Comuni coinvolti nelle 72 aree sperimentali della Strategia nazionale per le Aree interne. Molto rimane da fare. Insieme.

La seconda grande sfida, che in realtà è una opportunità, è nelle Vostre mani. Uncem Vi chiede di portare i Vostri studenti “a scuola di montagna”. Il significato è semplice. Portate i Vostri bambini e ragazzi, tutti i Vostri allievi, a scoprire il territorio che li circonda, dove vivono, quello che forse non sanno del contesto dove sono nati e dove iniziano a crescere, a vivere. Parlate di storia, tradizioni, economia, società, borghi e campanili di quei luoghi. Dei nostri paesi. Chiamate in classe Sindaci, imprenditori, esercenti, presidenti di Pro Loco e delle associazioni. Chiedete di raccontare cosa fanno e quale è il cuore del loro impegno. Chiamate anche Uncem se volete, ci siamo. Portate i bambini “a scuola di Montagna”. Siate prima di tutto Voi consapevoli che raccontare il territorio è la prima educazione civica. La fate Voi insieme a chi plasma ogni giorno i borghi e i paesi, la montagna e i versanti alpini e appenninici.

Tutto questo affinché i nostri bambini e ragazzi prendano contatto a scuola con quello che c’è fuori dalla scuola. Imparino a scuola a essere parte della comunità. Quella stessa comunità che assicura ci sia la scuola. Raccontate a bambini e ragazzi che loro dovranno (ri)generare le comunità. Potranno andare via, “cercare fortuna” e sicurezza altrove. Ma anche restare, esercitando il “diritto all’opzione” che tutti vogliamo assicurare loro.

Parlategliene in classe poi portateli sul territorio. Vale anche e soprattutto per le scuole della città, di Torino, Milano, Udine, Salerno, Cagliari… Al posto di scegliere viaggi d’istruzione (solo) nelle città capoluogo, tra grandi musei e noti monumenti, organizzate almeno una “gita” nelle valli del vostro plesso o istituto. Oppure, se siete in città, nelle valli alpine e appenniniche che preferite. Uno o più giorni, peraltro a costi molto competitivi. Tra dighe, foreste, manifattura, alberghi diffusi, laghi e borghi, portate gli studenti affinché non sia loro lontano quel mondo. Che non è certo piccolo e antico. Bensì moderno, innovatore e pieno di futuro. Ma quel futuro lo devono generare anche loro, bambini e ragazzi che iniziano un nuovo anno scolastico. E vanno finalmente ‘a scuola di montagna’”.

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