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Buccino (sindacalista): Migliorare le scuole per migliorare la società

di redazione

A descrivere il primo giorno di scuola e le emozioni che lo caratterizzano è stato il sindacalista Franco Buccino.

Con un articolo su Repubblica, forte del suo passato da docente e da preside ha raccontato quale atmosfera avvolge l’avvio di ogni anno scolastico nonostante le difficoltà dovute alla carenza di docenti, aule non sempre in perfetto ordine.

Sotto lo stile emotivo, Buccino ha colto l’occasione per denunciare tutto ciò che non va nella scuola (soprattutto) della Campania: “mancano tanti docenti andati in pensione con e senza quota 100” ed evidenzia la presenza di “tanti docenti precari che saranno convocati secondo un calendario articolato in un numero incredibile di settimane“. L’orario scolastico di inizio anno sarà “ridotto a giorni alterni, con le fatidiche rotazioni e attività alternative per un tempo indefinito“.

Buccino non risparmia l’aspetto dell’incuria attorno agli edifici scolastici: “C’è perfino la difficoltà in tanti plessi a raggiungere la porta d’ingresso fra erbacce, sterpi e rovi, o per via di micro discariche sorte a fianco delle scuole chiuse da un paio di mesi“.

Sottolinea poi come sia ancora forte il problema dell’abbandono scolastico e di come le scuole siano ancora non adatte a contrastare la dispersione di questi alunni e di quelli disabili che probabilmente “non possono raggiungere la scuola senza un trasporto adeguato, di là da venire, o i cui genitori sanno che è inutile mandarli a scuola finché non gli assegnano l’insegnante di sostegno“.

La scuola a Napoli e in Campania – scrive Buccino – è il più evidente e marcato segno di contraddizione in un contesto ricco di contraddizioni. I nostri alunni sono mediatamente ben dotati e vivaci intellettualmente, a prescindere dalle classi sociali di appartenenza. E al di là di ogni risultato delle prove Invalsi. In un contesto a volte spaventoso spesso fanno cose egregie. Con i loro insegnanti. A volte veri e propri strateghi della didattica. Ci sarà un motivo se le Regioni del Nord con l’autonomia differenziata, pagandoli di più, se li vogliono tenere da loro, i nostri docenti? La scuola, e poi l’università, si trasforma per la responsabilità di chi ci governa – va giù duro Buccino – di chi decide quali sono le priorità, le cose più importanti, si trasforma in una corsa ad ostacoli. E chi riesce ad arrivare al traguardo spesso è costretto per poter vivere a lasciare il suo paese“.

La soluzione secondo Buccino consiste nel pretendere maggiori finanziamenti per la scuola, sia dall’amministrazione centrale dello Stato, sia da quella territoriale. Servono maggiori risorse per l’edilizia scolastica, per la formazione e il reclutamento dei docenti, organico adeguato, revisione del tempo scuola e il rispetto del diritto allo studio e per una scuola dell’inclusione. “Così – conclude Buccino – miglioreranno non solo le scuole, ma anche le nostre comunità“.

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